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CO2 camion, raggiunta l’intesa al trilogo

Accordo nella notte: emissioni -30% al 2030, quota d’obbligo del 2% al 2025 per i mezzi a emissioni basse o zero. I costruttori: “Preoccupati, ora gli Stati membri devono occuparsi delle infrastrutture” (articolo di Quotidiano Energia)

Quotidiano Energia - Alla fine è arrivata l’intesa al trilogo sugli obiettivi di riduzione della CO2 dei camion, al debutto assoluto in Europa. Dopo un negoziato particolarmente complesso – un accordo era atteso già nelle riunioni delle scorse settimane – la quadra è stata trovata nella notte su un taglio delle emissioni del 15% al 2025 e del 30% al 2030 (rispetto ai valori del 2019), allineato in termini generali alla proposta della Commissione e al compromesso del Consiglio Ambiente, meno stringenti rispetto alle indicazioni dell’Europarlamento.

Rimane il sistema di benchmark per favorire la penetrazione dei mezzi a emissioni basse o zero, con una quota d’obbligo per le vendite fissata in prima battuta al 2% al 2025.

“Sono state trattative lunghe e difficili, soprattutto per il tentativo di frenare della Germania”, spiega l’eurodeputato dei Verdi, Bas Eickhout, che ha rappresentato al trilogo le istante di Strasburgo, “lo trovo incomprensibile, perché parliamo di un’innovazione sostenibile che ci offre l’opportunità di assumere un ruolo importante anche rispetto ai produttori del resto del mondo”.

"Con i primi standard emissivi per i camion stiamo completando l’architettura per centrare l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 40% entro il 2030”, commenta il commissario Ue all’Energia e al Clima, Miguel Arias Cañete, “Europarlamento e Consiglio hanno raggiunto un accordo ambizioso ed equilibrato (…) per l'industria Ue questa è un'opportunità per abbracciare l'innovazione verso la mobilità a emissioni zero e rafforzare ulteriormente la leadership globale nei veicoli puliti”.

“Particolarmente preoccupata” si dice subito l’Acea, che parla di target “molto sfidanti, soprattutto perché la loro implementazione non dipende solo dall’industria”.

“A questo punto”, sottolinea il segretario generale dell’associazione, Erik Jonnaert, “possiamo solo invitare gli Stati membri a intensificare urgentemente il loro sforzo per sviluppare l’infrastruttura necessaria per la ricarica e il rifornimento dei camion ad alimentazione alternativa, che dovranno essere venduti in massa per centrare i traguardi fissati”. Un punto quello della carenza di infrastrutture già da tempo al centro dell’attenzione dei costruttori, e non solo per i veicoli pesanti.


“L’introduzione dei benchmark per i produttori ignora totalmente il lato della domanda”, attacca infine Jonnaert, “non possiamo aspettarci che gli operatori dei trasporti inizino improvvisamente a comprare camion elettrici o di altro tipo se non esistono ancora casi di business e se non è possibile fare rifornimento lungo tutte le principali autostrade dell’Unione”. “I policy maker”, conclude il segretario generale Acea, “devono assicurare che i camion a emissioni zero che le case sono obbligate a produrre possano essere effettivamente acquistati e utilizzati dai nostri clienti”.

Il testo uscito dal trilogo dovrà ora essere approvato formalmente dal Parlamento  europeo e dal Consiglio, prima di poter essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Ue.

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