Charlize Theron, mio figlio Jackson si sente una bambina

L'attrice difende la sua decisione, 'non sta a me scegliere'

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Chiudi Charlize Theron (ANSA) Charlize Theron

"Pensavo anche io fosse un maschietto, finché all'età di tre anni mi ha guardata e mi ha detto: non sono un ragazzino". Charlize Theron candidamente rivela che la sua Jackson, di sette anni, cresce come una bambina e porta abiti femminili. L'attrice ha adottato Jackson nel 2012 come un maschietto e tre anni dopo una femminuccia, August. Dal momento in cui la piccola le ha manifestato una sessualità diversa da quella della nascita, la Theron ha cominciato a vestire Jackson appunto come una femminuccia assecondando l'istinto della bambina. Tuttavia ha suscitato anche l'attenzione di fotografi e media i quali si sono chiesti perché il ragazzino venisse vestito come una donna. Poi la rivelazione da parte della stessa attrice in un'intervista.
    "Sono nati ciò che sono e crescendo troveranno entrambi il posto per essere ciò che vogliono. Non sta a me decidere". La Theron ha sottolineato anche che il suo compito da genitore è quello di amarli e di far sì che abbiano tutto ciò di cui hanno bisogno per essere ciò che vogliono. "Farò qualsiasi cosa è in mio potere - ha detto - per proteggerli". "Ecco - ha spiegato ancora a proposito di Jackson e August - ho due belle figlie e come ogni genitore voglio vederle crescere bene".
    La Theron, 43 anni, ha anche dato atto alla madre Gerda di averla cresciuta in modo da pensare che tutti debbano vivere secondo la loro verità. "Sai - ha spiegato al Daily Mail - sono cresciuta in Sud Africa dove le persone vivono con mezze verità e bugie, si sussurra e nessuno dice le cose come stanno. Io sono stata tirata su in modo da non essere così".
    Charlize Theron non ha mai nascosto la sua infanzia difficile, vissuta con un padre alcolizzato, violento, che picchiava la madre. Poi un giorno la tragedia quando l'uomo è tornato a casa con una pistola minacciando di uccidere sia lei che la madre. A quel punto Gerda per legittima difesa sparò contro il marito. (ANSA).
   

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Occhiali da sole, i 7 modelli dell'estate 2019

Dalle montature cat eyes ai modelli squadrati e in resine spesse

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Occhiali da sole: ecco i modelli più cool dell'estate 2019. Su tutti per l'uomo dominano silhouette che rileggono il modello aviatore (Persol) in forme più geometriche e con lenti colorate (Emporio Armani), mentre per le signore, largo alle mascherine effetto "cat eyes", oppure a modelli squadrati che non passano inosservati, sia in metallo (Ray Ban), sia in resina (Michael Kors). Ecco le proposte di top brand 

ALAIN MIKLI - Il marchio californiano propone materiali esclusivi e design inediti. Una delle colonne portanti del brand sono gli acetati, declinati in combinazioni cromatiche che cambiano ogni stagione. Per la primavera 2019, Mikli presenta Rouge Memphis e Blue Memphis, due acetati ispirati all'omonimo gruppo. Noto per le decorazioni artistiche astratte e variopinte e per le forme asimmetriche, questo movimento è in linea con i tratti distintivi del brand. Infine i due nuovi modelli Elicot e Janisse reinterpretano il classico stile aviatore.

DOLCE & GABBANA - Forma a mascherina o geometriche in doppi strati di acetato, montature con logo D&G su lenti color caramello e tra le novità forme in acetato e metallo con frontale geometrico, arricchito con la nuova logo plaque dorata decorata con quattro piccole viti stilizzate. Nella versione più femminile, il modello è declinato in oro e abbinato a lenti con pois dorati su fondo grigio fumo.

EMPORIO ARMANI - La campagna Emporio Armani Eyewear, scattata assieme a quella dell'abbigliamento da Enrique Badulescu, sottolinea l'anima del marchio e riporta l'attenzione sul colore. La collezione è accesa da tinte vivaci, che danno luce a montature e lenti, declinate in forme geometriche grintose. Ancora molto presente il logo, che va a evidenziare interessanti dettagli nella costruzione di lenti e modelli.

MICHAEL KORS - Silhouette glamour, nuance intense e materiali pregiati per il marchio americano Michael Kors. Le montature ispirate alla linea di accessori sono realizzate in materiali creati ad hoc e impreziosite da particolari metallici, borchie e aste e dettagli a trama, strutture con lenti integrate, design in materiali misti, aste intagliate e incisioni del logo. Le montature variano dalla cat eyes in acetati dalle tonalità perlate a modelli spessi o con aste color oro o argento che rimandano al tacco Paloma. I colori sono grigio scuro, effetto tartaruga, mora perlato con lenti ambra, tartaruga ambra con lenti marroni, pesca perlato con lenti tinta unita fumé chiaro e rosa perlato con lenti tinta unita viola grigio.

RAY BAN - Dagli anni Settanta, la famiglia I-Shape fa il suo ritorno con montature squadrate over in metallo e lenti sfumate. Tornano anche i Ray-Ban Original Wayfarer Classic che debuttarono nel 1952, gli occhiali iconici che hanno conquistato celebrità, musicisti e artisti trasformandosi in un simbolo di stile. Ray-Ban Wings II hanno una montatura squadrata con esclusive lenti sfumate a specchio. Le aste e il doppio ponte flat, così come il logo Wings II stampato sulla lente, hanno un look che vuole conquistare la scena.

LOUIS VUITTON - Lancia il modello Bohemian Vuittony Square con struttura ultra leggera e forma ispirata al fiore del Monogram.

PERSOL - Sin dal 1917, anno in cui Giuseppe Ratti creò la prima montatura Persol, pensò a proteggere gli occhi dai raggi solari. Non a caso, la parola Persol richiama direttamente lo scopo per cui questi modelli sono stati inventati, ossia "per il sole". Nella nuova campagna Persol presenta cinque scenari che diversi che mostrano le nuove proposte che rivisitano le montature iconiche del marchio.

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Prada, la collezione uomo sfila a Shangai

Nello stesso mese due appuntamenti alla Milano Fashion Week

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 Prada sfilerà con la collezione Uomo Primavera/Estate 2020 a Shanghai il 6 giugno. La presentazione vuole essere "l'emblema di un dialogo tra le due realtà, diverse ma complementari" in concomitanza del 40/o anniversario del gemellaggio tra la città cinese e Milano. La Cina, spiega Miuccia Prada, ha "sempre occupato un posto di rilievo nell'immaginario di Prada: in particolare Shanghai e la sua ricca vita culturale. L'attitudine e l'identità di questa città, la sua dinamica capacità di far interagire il passato con il presente, il vecchio con il nuovo, sono fonti di costante scambio e interesse". La sfilata però non lascerà 'orfana' Milano: durante la Fashion Week dedicata all'uomo, Prada offrirà due appuntamenti: un evento musicale live il 14 giugno alla Fondazione e una presentazione statica della collezione Uomo.
   

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Fast food all’italiana, a New York a colpi di panzerotti

Progetto I Love Panzerotti sulla specialità pugliese aperto con crowdfunding

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Chiudi I love Panzerotti, a Manhattan il trend di italian food (ANSA) I love Panzerotti, a Manhattan il trend di italian food

New York ha un cuore di panzerotti. Ha aperto il primo negozio a Manhattan di quello che sarà una serie dedicata alla celebre prelibatezza pugliese. 'I Love Panzerotti' è a Varick Street a Lower Manhattan ed è il frutto di un progetto di crowfunding tutto italiano.
Il progetto è stato ideato e gestito da due cugini Angelo Magni e Giovanni Bonati rispettivamente di 42 e 45 ed originari di Concorezzo in Brianza anche se Angelo da alcuni mesi si è trasferito a New York mentre Giovanni vive in Bergamasca dove fa l'imprenditore nel settore tecnologie e della digitalizzazione.
"Il crowdfunding - ha detto all'ANSA Angelo - è stato lanciato su Facebook e hanno aderito circa cento soci tutti italiani". "Sono appassionato di Puglia - continua - e avevo in mente di aprire un posto del genere da anni. Un giorno mentre ero a New York mi sono accorto che non c'era una panzerotteria e da lì l'idea ha cominciato a farsi strada".
Tra l'idea e la messa in pratica c'e' stato di mezzo un viaggio a Medjugorje dove Angelo, tra le altre cose anche un musicista, era stato invitato a parlare della sua attività di volontariato con l'associazione 'Mary's Meals' che fornisce pasti ai bambini nei paesi più poveri al mondo. "Ho chiesto loro - ha spiegato - cosa ne pensavano dell'idea di fare business e allo stesso tempo sostenere l'organizzazione di volontariato. Ne sono stati entusiasti e così ho scritto il post su Facebook".
"Attenzione imprenditori e piccoli investitori - si legge su Facebook -. Sto raccogliendo adesioni per l'apertura di una catena di panzarotterie in Usa assieme ad alcuni amici imprenditori che hanno già aderito al progetto e a top chef pugliesi". Di seguito si parla del sostegno a Mary's Meal e del minimo richiesto per l'investimento.
L'idea è piaciuta subito, da molti vista come una realizzazione di un sogno americano e nelle prime due settimane sono stati raccolti 200mila dollari fino ad arrivare a 580mila nei tre mesi successivi. Visto il successo è partita una seconda sottoscrizione lo scorso marzo e in totale Angelo e Giovanni sono arrivati quasi ad un milione di dollari, quanto basta per aprire quattro punti vendita.
Il ponte tra Manhattan e la Puglia è un negozio dipinto di bianco, come il colore di molte case della campagna pugliese, sul tetto un dipinto con una spiaggia ancora pugliese e sulle pareti un cuore giallo che rimanda al colore dei panzerotti. "L'interno - ha spiegato Giovanni - appare come uno spazio dinamico grazie all'utilizzo della realtà aumentata. Ci sono proiettori laser che riflettono in modo dinamico sulle pareti del negozio il menù, le immagini e i filmati del territorio italiano e della filiera produttiva degli ingredienti utilizzati per preparare i panzerotti".
Per il menu', preparato in collaborazione con lo chef Giacomo Baldi, non si è badato a spese nella scelta degli ingredienti, tutti provenienti dall'Italia, la mozzarella naturalmente pugliese. Intanto Angelo e Giovanni già sono proiettati verso il futuro e annunciano che il secondo punto vendita dovrebbe arrivare a settembre mentre gli altri entro la fine dell'anno. 

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Graphic novel in 5 puntate su Pirelli

Documenti originali e motion graphic design raccontano 147 anni

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 Pirelli esplora nuovi linguaggi e sceglie il genere della 'graphic novel' digitale per raccontare la sua storia, "147 anni di attività vissuti all'insegna della tecnologia e dell'innovazione, sia nei prodotti che nella cultura d'impresa e comunicazione". "Pirelli un'italiana nel mondo" è una storia illustrata in 5 episodi, pubblicati sul sito www.pirelli.com, che si arricchiscono del materiale dell'archivio della Fondazione Pirelli e di motion graphic design.
    In 20 minuti si ripercorre la storia dal 1872, quando Giovan Battista fonda la fabbrica a Milano, agli anni Trenta con il figlio Alberto che avvia la prima internazionalizzazione del gruppo. Si attraversa il Novecento quando nasce il Calendario Pirelli e il Cinturato, il pneumatico che cambia la mobilità. Si arriva alle soglie del nuovo millennio, con le grandi sfide tecnologiche mentre l'episodio conclusivo, fotografa l'azienda fino ai giorni nostri, con nuovi azionisti, la continua spinta tecnologica e un brand sempre più forte.
   

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New York verso il divieto di vendita pellicce

Immediate le polemiche, 'a rischio posti di lavoro'

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Chiudi APTOPIX Fashion Tom Ford (ANSA) APTOPIX Fashion Tom Ford

New York, una delle capitali della moda, valuta il divieto di vendita delle pellicce e dei prodotti di pelliccia. La svolta 'animalista' sta prendendo piede fra i legislatori statali che stanno considerando l'imposizione del divieto in tutto lo stato.
    Il futuro dell'iniziativa si sapra' solo nei prossimi mesi ma le polemiche sono gia' iniziate, con l'industria della pelliccia che ritiene che il divieto causera' la perdita di 1.100 posti di lavoro solo nella citta' di New York. Soddisfatti invece i sostenitori dei diritti degli animali: ''la crudelta' non puo' essere confusa con lo sviluppo economico'' affermano i democratici che hanno sponsorizzato la proposta per il divieto.
    Il commercio di pellicce e' considerato molto importante per New York: lo scorso secolo la citta' produceva l'80% dei cappotti di pelliccia Made in Usa.

E non è la prima città a diventare in un prossimo futuro fur free . A San Francisco già sono al bando e lo saranno anche a Los Angeles. Qui l'approfondimento
   E anche le passerelle delle sfilate hanno bandito le pellicce, come a Londra

L'impegno della moda verso la sostenibilità è all'inizio ma concreto: 40 griffe hanno sottoscritto una carta per la sustainable fashion

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Abitare, dai villini al co-housing come è cambiato il concetto di casa

Da Villa Malaparte a Capri al laboratorio urbano di Corviale architettura al Maxxi

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Chiudi Mostra At Home al Maxxi Zaha Hadid Architects Capital Hill Residence (ANSA) Mostra At Home al Maxxi Zaha Hadid Architects Capital Hill Residence

Villa Malaparte ideata a picco sul mare blu di Capri in dialogo con il rifugio sulle Dolomiti dei giovani Demogo. I Collegi universitari di Urbino di Giancarlo De Carlo e il progetto Sugar Hill di David Adjaye, ad Harlem. La Casa Baldi di Paolo Portoghesi a Roma e la casa 'spaziale' progettata da Zaha Hadid per il miliardario russo Vladislav Doronin in mezzo alla foresta vicino Mosca. E ancora il Bosco Verticale di Stefano Boeri a Milano e la Moryama House di Tokyo.
La casa del film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Francesco Berarducci a Roma e un edificio progettato a Johannesburg da Jo Noero. Come è cambiato il concetto di casa dal dopoguerra a oggi? È il racconto di At Home. Progetti per l'abitare contemporaneo, mostra che fino ad aprile 2020 mette in dialogo al Maxxi le opere di grandi maestri italiani del Novecento con quelle di giovani emergenti del panorama architettonico internazionale, attraverso le opere in collezione al Museo Nazionale delle arti del XXI secolo. "Non solo un'esposizione di pezzi (ben 431 ndr), ma il ragionare su un'idea", spiega Margherita Guccione, direttore del Maxxi Architettura.

"Nel 1931 - prosegue Pippo Ciorra, senior curator del museo - il piano regolatore di Marcello Piacentini a Roma definiva solo due categorie abitative: villini di tre piani e grandi palazzi d'affitto. I costruttori romani inventarono le palazzine. Ma ci volle la ristrutturazione di Berlino negli anni '80 per nobilitare quei progetti. Oggi le idee sono tantissime, dal cohousing ai grattacieli, fino agli sfollati". Tra Singolare e Collettivo, dalla monofamiliare al quartiere intensivo, la mostra esplora così la dimensione scalare e sociale dell'abitare, scoprendo che è nelle abitazioni unifamiliari che si raggiunge il maggior grado di sperimentazione, come nella Casa Baldi a Roma, opera prima di Portoghesi. Una riflessione sulle forme quanto sui materiali, che indaga anche l'esperienza dell'INA Casa nella ricostruzione del paese, fino all'ultima stazione dedicata al mega-laboratorio urbano e sociale di Corviale, "tra il piano originale di Mario Fiorentino - conclude la Guccione - e i 12 progetti di rigenerazione urbana in atto". A scandire i dodici mesi della mostra, anche un fitto calendario di incontri, lezioni, laboratori e visite guidate.

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Melania Trump contro Anna Wintour, scontro su copertina Vogue

Direttrice, 'in prima donne che ispirano'. First Lady, 'faziosa'

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Chiudi Melania Trump (ANSA) Melania Trump

 E' scontro fra la First Lady Melania Trump e la potentissima direttrice di Vogue, Anna Wintour. Una battaglia per la copertina del prestigioso magazine di moda, sulla quale Melania non è mai apparsa da quando il marito Donald Trump è stato eletto presidente, ma neanche durante la campagna. Un trend che si oppone a quello di colei che l'ha preceduta: Michelle Obama è stata infatti immortalata più volte nei suoi otto anni alla Casa Bianca. E lo stesso vale per l'ex segretario di stato Hillary Clinton.
    In un'intervista alla Cnn, la direttrice di Vogue risponde a una serie di domande sull'influenza politica del magazine. E, senza nominare Melania, afferma: "Bisogna sostenere quello in cui si crede e bisogna assumere una posizione. Le donne di cui tracciamo un profilo nel magazine sono quelle che sosteniamo, quelle che riteniamo leader. Soprattutto dopo la sconfitta del segretario di stato Clinton nel 2016, riteniamo che le donne debbano avere una posizione di leadership e intendiamo sostenerle" dice Wintour, citando Michelle Obama e la senatrice democratica candidata alla Casa Bianca Kamala Harris. "Sono donne che riteniamo essere icone in grado di ispirare le donne da una prospettiva globale".

Melania contro Wintour, scontro su copertina Vogue

 

Parole lette immediatamente come una chiusura a Melania Trump. Melania ha conquistato la prestigiosa copertina nel 2005, quando ha sposato Trump. "Essere sulla copertina di Vogue non descrive Melania Trump, ci è già stata tanto tempo fa. Il suo ruolo come First lady e tutto quello che fa sono molto più importanti di una superficiale copertina", replica secca Stephanie Grisham, portavoce di Melania. L'atteggiamento "è solo un'ulteriore prove di come l'industria dei magazine di moda è faziosa, e mostra come sia insicura Anna Wintour.  Sfortunatamente Melania Trump è abituata a questo tipo di atteggiamento". 

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Nuove generazioni di origine immigrata, sono ormai il 10% dei minori italiani

Garante Infanzia, per pari diritti modificare linguaggio e scuola

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Chiudi Ius soli: fiaccolata Associazioni davanti Montecitorio nel 2017 (ANSA) Ius soli: fiaccolata Associazioni davanti Montecitorio nel 2017

Italiani di seconda generazione: sono un milione e 41.117 su un totale di popolazione minorile di 9.806.357, pari al 10,6%. Fino a qualche hanno fa la maggior parte dei minorenni presenti in Italia con genitori immigrati era nata all'estero, e solo successivamente si era ricongiunta con i familiari nel nostro paese. Oggi invece la maggioranza di ragazzi di origine immigrata è nata in Italia, oltre 7 su 10. In occasione della presentazione dello studio "L'inclusione e la partecipazione delle nuove generazioni di origine immigrata.  Focus della condizione femminile" - predisposto dall'Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza (Agia), Filomena Albano, con il supporto tecnico dell'Istituto degli Innocenti di Firenze. Ha raccontato la sua esperienza Annalisa Ramos Duarte, 25 enne, studentessa di Economia dello Sviluppo all'Università di Firenze, dove è nata e ha vissuto. "Mi piace definirmi italo-capoverdiana - ha detto - per includere entrambe le mie appartenenze culturali. Ancora a 25 anni, però, mi è difficile farmi riconoscere la mia italianità per i miei tratti somatici".
    Per Duarte ultimamente "c'è una maggiore consapevolezza del fenomeno delle seconde generazioni" anche se il termine, ha sottolineato, "non mi è mai piaciuto perchè mi tiene in un limbo di ambiguità che ho molto sofferto alle medie, quando non sapevo se identificarmi nel gruppo degli alunni italiani o degli alunni stranieri". La 25enne ha raccontato di quanto abbia desiderato sia da piccola ottenere la cittadinanza italiana: "aspettavo con ansia il giorno in cui avrei potuto finalmente avere il riconoscimento ufficiale della mia appartenenza all'Italia", ma quando è arrivato "ho provato disincanto - ha detto - perché ho sentito di aver ricevuto una concessione dallo Stato più che un diritto".
    Per la Garante la sfida è "quella di far convivere le culture ma nel rispetto dell'unicità e dell'identità di ognuno".
    E per garantire a questi minori pari dignità dei propri coetanei la Albano ha formulato una serie di raccomandazioni contenute nello studio. La prima riguarda il linguaggio. "Le parole sono pietre: ci rifiutiamo di chiamarli ragazzi stranieri e di seconda generazione perchè ormai siamo alla terza e alla quarta generazioni e quindi questi numeri che si rincorrono non hanno senso. Parliamo di 'nuove generazioni'". Secondo la Albano questi ragazzi hanno un peso "troppo grosso perchè sono al crocevia fra la cultura del paese di provenienza dei genitori e di quello in cui vivono". E i primi che devono modificare linguaggio per la Garante sono i giornalisti, ma è soprattutto nella scuola dove si deve operare il cambiamento.
    "A volte devono fare da interpreti, da mediatori culturali e linguistici - sottolinea - anche durante i colloqui tra genitori e professori, mentre hanno diritto alla leggerezza . La scuola - raccomanda la Garante - promuova la Settimana della Cultura dei Popoli, promuova le Olimpiadi interculturali, una settimana in cui si condividono culture, cibi, esperienza e riveda anche i programmi scolastici che sono impostati sulla storia italiana".
    Tra le varie raccomandazioni rivolte a regioni, comuni, servizi sociali, assistenti sociali, giornalisti, c'è anche il ministero dell'Interno: "Quando i genitori vanno a rinnovare il permesso di soggiorno è necessario il rispetto con cui ci si rivolge alle persone, anche il dare del lei e anzichè del tu.
    E' un rispetto che spesso ha degli spettatori perchè a volte i figlie se li portano dietro. Un figlio che nota un atteggiamento di poco rispetto nei confronti dei genitori nell'interlocuzione fra l'amministrazione e il genitore ovviamente coverà una rabbia destinata a esplodere. Dobbiamo tutti - ha concluso Albano - abbassare i toni".
   

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Magnani, Mastroianni, Pasolini, scatti di Mondo perduto

Al Maxxi fino al 30 giugno, il tesoro fotografico di Paolo Di Paolo

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Chiudi Mostra Il mondo perduto di Paolo Di Paolo al Maxxi - Monica Vitti Michelangelo Antonioni. CREDITS © ARCHIVIO FOTOGRAFICO PAOLO DI PAOLO (ANSA) Mostra Il mondo perduto di Paolo Di Paolo al Maxxi - Monica Vitti Michelangelo Antonioni. CREDITS © ARCHIVIO FOTOGRAFICO PAOLO DI PAOLO

Anna Magnani al Circeo stesa al sole con il cane. Sofia Loren che si rifà il trucco sotto a un capello a margherite o Ungaretti che gioca con un gatto infuriato. E poi la sequenza di sguardi, carezze e finalmente un bacio, tra Marcello Mastroianni e Faye Dunaway. ''Lui mi vide, mi salutò e iniziò a sorridere. Nacque quel giorno la loro storia d'amore''.
Classe 1925, dolcevita giallo e un baule di racconti, Paolo Di Paolo si guarda intorno nelle sale della mostra che il MaXXi gli dedica fino al 30 giugno, ''Paolo Di Paolo. Mondo Perduto'' a cura di Giovanna Calvenzi, e quasi sembra ancora non crederci.
''Mi sento un sopravvissuto, quasi si trattasse di una celebrazione postuma. Un po' come Tomasi di Lampedusa con Il Gattopardo'', dice sorridendo. Per quattordici anni è stato il fotografo più amato de Il mondo di Mario Pannunzio (e non solo), per il quale realizzava ritratti di divi, reportage dall'Italia e dal mondo e anche il racconto, in coppia con Pier Paolo Pasolini, de La lunga strada di sabbia, sull'estate degli italiani del 1959. Ma fino a una manciata di anni fa nessuno lo sapeva. Chiusa la redazione, arrivata l'onda aggressiva dei paparazzi mise via la macchina fotografica per sempre, dedicando il resto della sua vita a studi filosofici e di ricerca storica, curando una ventina di volumi e 43 calendari per l'Arma dei Carabinieri. All'inizio degli anni Duemila, cercando un paio di sci in cantina, sua figlia Silvia trova per caso quell'archivio di 250 mila immagini, di cui non sapeva assolutamente nulla. Una galleria che racconta non solo l'Italia e il mondo degli anni '50-'60, ma anche un modo diverso di fare fotografia.
''Eravamo dilettanti - racconta Di Paolo oggi - Al tempo era di moda avere Il Mondo sottobraccio. Dava un tono da intellettuale. Ma nessuno lo leggeva davvero. Così Pannunzio ebbe l'intuizione che i testi non bastassero più. Serviva anche la fotografia, che per lui non doveva essere bella, ma buona. Noi non ne sapevamo nulla, ma ci lasciammo trascinare''. Nacque così quella che oggi Giovanna Calvenzi chiama ''Fotografia umanista'', ''sempre attenta e molto rispettosa''.

Un tocco gentile che corre nei 250 scatti della mostra, che ha per mainsponsor Gucci. C'è la Roma povera e ancora analfabeta e quella dei ritratti come Renato Guttuso alla salita del Grillo, Mimmo Rotella con un suo décollage a Piazza del Popolo, Monica Vitti e Michelangelo Antonioni che passeggiano leggendo il giornale. Poi gli ''incontri impossibili'' per il settimanale Tempo, come Giorgio De Chirico e Gina Lollobrigida, Nilde Iotti e Renato Rascel. A ognuno il suo racconto, come quando dopo ''l'impresa'' di portare il Re in esilio Umberto I da Cascais a Porto, Di Paolo gli chiese anche di posare nel bosco seduto per terra. E ancora, la prima auto sulla Roma-Firenze, i funerali di Palmiro Togliatti e, oltre alla ricostruzione della redazione de Il Mondo, un'intera sezione per Pasolini, con cui, ammette, all'inizio non si trovò, ma poi fu stima reciproca. Molte di queste foto sono rimaste inedite, come Oriana Fallaci che fa il bagno a Venezia o il bacio tra Simone Signoret e Yves Montand all'Aventino: troppo intime per cederle ai giornali. Chiuso Il Mondo e non sentendosi più in sintonia con i tempi e la fame di scoop, Di Paolo abbandonò la fotografia. ''Fu un grande dolore - ammette - Un direttore a Milano mi disse 'per te le porte saranno sempre aperte'. Le chiusi dietro di me''. Una storia, commenta la presidente della Fondazione MaXXi, Giovanna Melandri, ''che ci fa pensare, nell'epoca dei selfie e delle foto rubate. E che è anche un po' il manifesto di quel che pensiamo al MaXXi dell'arte e della fotografia''.
   

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Il lusso non teme crisi, l'Asia è motore della crescita

Deloitte: vale 247 miliardi dollari, Made in Italy il 14%. Gli 'Henrys' futuri big spender

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Chiudi Moncler è l'italiana più 'performante' (+20,9% di margine di profitto netto). Col suo progetto Genius ha saputo agganciare i consumatori del lusso del futuro. (ANSA) Moncler è l'italiana più 'performante' (+20,9% di margine di profitto netto). Col suo progetto Genius ha saputo agganciare i consumatori del lusso del futuro.

 Il cuore pulsante di un lusso che non teme crisi batte in Asia, vero motore della crescita del settore. E' la conclusione che si trae analizzando i dati del Global Powers of Luxury Goods, studio annuale di Deloitte che ha certificato come nel 2017 le vendite dei prodotti d'altagamma dei primi 100 gruppi al mondo abbia toccato i 247 miliardi di dollari, in crescita del 13,8%. Il podio della Top ten è stabile: Lvmh domina incontrastato, seguito da Estee Lauder e Richemont. Luxottica, unica italiana nella Top 10, è scesa al quinto posto dopo il sorpasso di Kering (anche se il dato è precedente alla fusione con Essilor, completata nel 2018). Dopo il colosso degli occhiali arrivano Prada (21/a) e Giorgio Armani (26/o): i tre gruppi assieme fanno quasi la metà dei 34 miliardi di dollari di lusso 'Made in Italy' venduto nel mondo, pari al 14% dei ricavi globali. Ma la supremazia occidentale è insidiata. Nell'altagamma si inizia a sentire la competizione dell'Asia, non più solo consumatrice, ma sempre più produttrice.

Ben sei società dell'area Asia-Pacific sono nella classifica Deloitte delle imprese che crescono più velocemente. Nella Top 100 per fatturato 20 sono asiatiche. Tanto per fare un esempio, il gruppo di Hong Kong della gioielleria Chow Tai Fook è al 9/o posto con 7,6 miliardi di dollari di ricavi (+15,4% sull'anno precedente). L'influsso crescente dell'estremo oriente - come risultati finanziari e come domanda - "non è da trascurare" spiega Patrizia Arienti, Deloitte Emea Fashion & Luxury Leader.
    Per la analista l'Asia è "il motore della crescita di questo settore, con i consumatori cinesi che guidano il consumo dei beni di lusso sia in patria che all'estero".
    Grazie all'Asia il settore continua a vedere un futuro roseo, nonostante il rallentamento della crescita mondiale. I timori di stagnazione non hanno infatti intaccato la domanda per i beni di lusso e non lo faranno in futuro. Dietro questa dinamica ci sono gli HENRYs, cioè gli High earners not rich yet (in pratica, chi guadagna tanto ma non è ancora un Paperone), nuova classe di consumatori 'middle class' che sta crescendo - soprattutto in Cina e India. Su loro sono puntati gli occhi dei signori del marketing, dato che - grazie a redditi annui tra i 100 e i 250 mila dollari - gli HENRYs sono i futuri 'big spender'. Per lo più Millennial amanti dello shopping online e capaci di metter mano al portafogli senza timidezza.
    In questo quadro le italiane imprese italiane difendono la loro leadership ma per vincere la sfida dovranno sapere "coniugare modelli di business innovativi con tradizione ed esclusività del prodotto" spiega Arienti. Sarà per questo che Moncler è l'italiana più 'performante' (+20,9% di margine di profitto netto). Col suo progetto Genius - che coinvolge nuovi designer con uscite di nuovi prodotti cadenzate nell'anno e una forte strategia digitale - ha saputo agganciare i consumatori del lusso del futuro. 

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Pitt e Jolie tornano legalmente single. Addio ai Brangelina

In attesa divorzio, i due hanno ripristinato il proprio status

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Addio a Brangelina. Quello che è stato una sorta di brand per una delle coppie più famose di Hollywood non esiste più, visto che Brad Pitt e Angelina Jolie sono ora ufficialmente single. In attesa di divorzio, infatti, i due attori hanno chieste di ripristinare lo status di single legalmente. La coppia si è separata due anni fa e da allora si è scatenata una vera e propria battaglia legale soprattutto per la custodia dei figli. Secondo i media americani, Jolie, 43 anni e Pitt, 55 anni, avevano raggiunto un accordo lo scorso novembre, tuttavia ancora non sono stati finalizzati i termini del divorzio. La Jolie aveva anche accusato l'ex marito di non pagare a sufficienza per il mantenimento dei figli, mentre alcuni mesi fa un giudice ha ordinato all'attrice di concedere a Brad più spazio per stare con i figli.
   

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Spa per i cani, yoga per i padroni, spiaggia wellness con i pets

Baubeach diventa lido ecofriendly

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Chiudi @Baubeach , a Maccarese (Roma) lido ecofriendly per i pets (ANSA) @Baubeach , a Maccarese (Roma) lido ecofriendly per i pets

La Spa per i cani e l'area Yoga per i padroni: il mare con il pet si fa sempre più rilassante. Comincia dal 19 aprile la stagione estiva della Baubeach, la spiaggia per cani ecofriendly di Maccarese, vicino Roma che quest'anno tra le novità apre una BauSpa organizzata da yolettatori professionisti, per cui sarà possibile tornare a casa dopo la giornata al mare, con il cane profumato e asciutto, sempre nel rispetto ambientale, quindi con uso di prodotti biocompatibili.  Altra novità riguarda il Progetto Zero Plastica, denominato Happy Sea Happy Earth! : è stato convertito l'impianto idrico per la produzione di acqua potabile naturale, gasata e naturalizzata, ci sono poi borracce in Tritan, erogatori alla spina di prodotti biocompatibili.
Da quest'anno l'area della spiaggia più ambita dai cani romani ospiterà un Ashram, luogo di riposo, meditazione e pratica Yoga: spazio suggestivo, raccolto, fresco e luminoso, tra il mare e la macchia mediterranea, con un piano inclinato (Oblique Platform) dove praticare le pose più semplici dello Yoga in inversione : un modo per ossigenare il cervello e riposare il cuore, sperimentando un benessere “olistico” che è uno dei principali obiettivi che la Associazione persegue, perché “la serenità e il benessere della persona si riflette direttamente nel suo compagno a quattro zampe”.
Baubeach inoltre aderisce al Progetto “Lidi Amici Del Mare”, promosso dal WWF Italia, da Legambiente e dalla Fiba Confesercenti. Dall'alba al tramonto la spiaggia diventa sede di un “Arcipelago “di Realtà Operative nell'ambito dell'impegno per la salvaguardia del Pianeta Terra: ognuno sarà la piccola goccia di un oceano in evoluzione, tornando all'idea cult del Baubeach, secondo la quale “ognuno deve fare la sua parte” come nella magica fiaba africana del Colibrì, che partecipa allo spegnimento dell'incendio nella foresta trasportando nel becco una goccia d'acqua.

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Rivoluzione etica nel business, è l'ora della reputation

Ricerca Accenture, quasi un consumatore su due smette di acquistare prodotti da azienda non etica

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Reputation: ossia la reputazione di un'azienda in termini di valori. foto iStock. (ANSA) Reputation: ossia la reputazione di un'azienda in termini di valori. foto iStock.

Reputation : è una delle nuove parole di questi anni ed è decisiva per la comprensione della società contemporanea. Sta a significare la fama, la reputazione che una certa azienda ha ma in un ambito preciso che va al di là della qualità e investe piuttosto i valori ossia la responsabilità ambientale, etica, sociale. Più l'azienda ha un comportamento giusto rispetto ai diritti dei lavoratori, alla provenienza delle materie prime che utilizza, all'impronta ambientale del suo funzionamento compreso lo smaltimento, maggiore è la sua buona reputazione, più forte la propria identità valoriale. L'indice di reputation ha anche un risvolto business: l'impegno ha maggiori possibilità di attrarre i consumatori ed influenzare le loro decisioni di acquisto, come emerge dallo studio di Accenture Strategy, Global Consumer Pulse Research "From Me to We: The Rise of the Purpose-led Brand".

Oggi gli utenti non si interessano solo alla qualità dei prodotti, ma osservano sempre più come si comportano le aziende nei confronti della società e orientano le proprie decisioni di acquisto di conseguenza. In Italia, il 71% dichiara di voler acquistare beni e servizi dalle aziende che riflettono i valori in cui crede e quasi un consumatore su due (47%) ha smesso di acquistare un prodotto a causa delle azioni di un’azienda, non in linea con la propria etica personale.
Da un brand ci si aspetta che prenda una posizione chiara su questioni sociali, culturali, ambientali e politiche (per il 73% dei consumatori italiani) e che sia trasparente su come produce e distribuisce i propri prodotti (per l’83%) fornendo rassicurazioni tangibili sulle proprie posizioni in tema di sostenibilità ambientale e sociale e su come promuove condizioni di lavoro appropriate. Il 61% degli utenti, nell'acquistare un brand, un prodotto o un servizio, tiene in considerazione anche come si comportano i leader aziendali, il modo in cui comunicano i loro valori e se li mettono in pratica nella vita quotidiana.
Nella realtà odierna, il brand non appartiene più solo all’azienda, ma sono i consumatori e i diversi stakeholder che contribuiscono a costruirne la sua forma attuale: il 63% dei clienti ritiene, infatti, di poter influenzare la posizione di un'azienda su questioni di interesse pubblico.
È l’autenticità e il sistema valoriale di un’azienda a stare a cuore ai clienti: il 63% orienta le proprie decisioni di acquisto in base a questi due fattori. Il loro desiderio è anche che i brand trattino bene le persone e l’ambiente: il 78% è orientato ad acquistare prodotti da aziende che utilizzano ingredienti di buona qualità e rispettano i diritti umani, mentre il 68% vuole rivolgersi a imprese che si impegnano per il miglioramento dell’ambiente e per la riduzione dell’utilizzo di materiali plastici. Addirittura, il 76% dei consumatori attribuisce più alle aziende che alle istituzioni la responsabilità di guidare il cambiamento sociale e si aspetta che siano proprio i CEO a prendere iniziative verso la sostenibilità, senza attendere imposizioni normative.

“Non basta più che le aziende siano pronte a risolvere le possibili criticità che si presentano nella realtà quotidiana: ora sono l’impegno a supporto dei valori condivisi e della sostenibilità ad influenzare fortemente le scelte dei consumatori, che si aspettano trasparenza rispetto alla fornitura dei prodotti, alla loro tracciabilità e alla garanzia di condizioni lavorative sicure” ha dichiarato Beatrice Lamonica, Sustainability Lead di Accenture Strategy. “Oggi, le aziende sono consapevoli che devono tenere in grande considerazione la sostenibilità sociale e ambientale, non tanto come semplice dovere o osservanza delle normative vigenti, ma come un elemento fondamentale del proprio DNA e come un’opportunità di innovare, differenziare ed accrescere il proprio business.”

Secondo l’analisi di Accenture, un calo di fiducia può avere un forte impatto sulla competitività di un’azienda e influenzarne negativamente il fatturato. I consumatori non sono più solo degli acquirenti, ma partecipatori attivi che investono tempo e attenzione e vogliono condividere un sistema di valori con le aziende a cui si rivolgono.

Le nuove sfida per i brand che vogliono avere successo

“Siamo di fronte ad una rivoluzione etica nel business, frutto di un’evoluzione complessa che ha progressivamente trasformato l’approccio dei brand nei confronti dei loro clienti. Fino a qualche anno fa le aziende orientavano decisioni e investimenti con l’obiettivo di accrescere la fedeltà del proprio target; in seguito hanno cambiato modo di porsi per ottenere un coinvolgimento attivo degli utenti fino ad arrivare, in una nuova fase, a cercare di essere iper-rilevanti nei confronti del pubblico. Oggi, devono necessariamente aderire a un sistema di valori rilevante e condiviso con i consumatori, che in Accenture abbiamo definito “Purpose” ha commentato Fabio De Angelis, Managing Director - Accenture Strategy, Advanced Customer Strategy Lead. 

Per rafforzare il proprio brand e costruirsi un successo che duri nel tempo, è fondamentale creare e implementare relazioni forti con i propri utenti. Per riuscire a farlo le aziende devono iniziare seguendo alcuni semplici passi:

• definire chiaramente il perimetro del proprio business, determinare il ruolo più ampio che si desidera avere nella vita dei consumatori e focalizzarsi su un ambito di loro interesse. Le aziende leader possono farlo cercando di capire cosa sta a cuore ai propri utenti, perché i propri dipendenti hanno scelto di lavorare per loro e perché le altre aziende collaborano con loro. In questo modo troveranno l’essenza della propria esistenza e gli elementi distintivi che possono fare la differenza.

• essere chiari e autentici: le persone si accorgono di ciò che non è genuino. Se un’azienda si impegna realmente a supporto di un sistema valoriale condiviso, i suoi principi guideranno ogni decisione aziendale e promuoveranno le connessioni tra consumatori, dipendenti e azionisti. Tutto ciò, però, richiede una guida forte, basata sulle azioni più che sulle parole.

• coinvolgere i consumatori a un livello più profondo: se interagiscono attivamente con le società e partecipano al loro successo, è possibile utilizzare questa “energia” coinvolgendo i clienti nella co-creazione di nuovi prodotti o servizi e nella progettazione di iniziative o partnership, portandoli ad investire nella crescita dell’azienda in cambio di vantaggi personalizzati. Includere i clienti nel proprio ecosistema di innovazione aiuterà le aziende ad essere rilevanti, a comunicare più fortemente ed efficacemente i propri valori e a identificare nuove opportunità di crescita per ampliare il proprio mercato.

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386mila visitatori a Salone del Mobile

58/ma edizione registra incremento del 12% su rassegna del 2017

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 386.236 presenze in 6 giorni, provenienti da 181 paesi sono il bilancio della 58/ma edizione del Salone del Mobile che si è conclusa oggi alla Fiera di Milano a Rho. La rassegna 2019 fa registrare un incremento del +12% rispetto al 2017. 2.418 sono stati gli espositori, di cui il 34% esteri, da 43 paesi, suddivisi tra Salone Internazionale del Mobile, Salone Internazionale del Complemento d'Arredo, Euroluce Workplace3.0 e S.Project; di questi 550 sono stati i designer partecipanti al SaloneSatellite.
    "Chiudiamo questa edizione del Salone del Mobile con un bilancio molto positivo - commenta il presidente del Salone del Mobile Claudio Luti -. Abbiamo investito sulla qualità e abbiamo dimostrato ancora una volta la nostra voglia di fare sempre meglio, lavorando a stretto contatto con designer, artigiani, operatori della comunicazione e della cultura per continuare a produrre innovazione di prodotto e di processo e a 'raccontare storie' che aumentano il valore dell'oggetto di design".
   

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Stanlio e Ollio, il duo immortale e il film che li racconta /VIDEO

1 maggio da non perdere film con John C.Reilly e Steve Coogan

Lifestyle People
Chiudi STAN LAUREL OLIVER HARDY. (ANSA) STAN LAUREL OLIVER HARDY.

 Dopo un po' ci si abitua: John C.    Reilly è Oliver Hardy e Steve Coogan è Stan Laurel. La coppia dei mitici immortali comici americani degli anni Trenta è come ritornata in vita in un film crepuscolare, pieno di malinconia e senso dell'amicizia come è 'Stanlio e Ollio' di Jon S.Baird che esce in sala da Lucky Red il 1 maggio.
   

Stanlio e Ollio, ecco un video "fan-made" con le più celebri scene messe a confronto con il film in sala dal 1 Maggio

Malinconia, perché riguarda l'ultima parte della loro vita in cui la luce dei riflettori su di loro era ormai fioca; amicizia, perché in questo loro tramonto, anche fisico, i due scoprono davvero di volersi molto bene.
    Il film scritto da Jeff Pope (sceneggiatore di Philomena) ci porta nel 1953 quando i due comici più amati del mondo ma ormai in declino e con la salute traballante partono per una tournée teatrale in Inghilterra in provincia tra sale semivuote e pubblico distratto. Nelle difficoltà troveranno però quel senso di amicizia che forse prima, abbagliati dal successo, non avevano avuto la capacità o il coraggio di esprimere.
   

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5 pezzi must-have per la primavera-estate 2019

Cerchietti, ciclisti, animalier, trench in pvc

Lifestyle Moda
Chiudi Milan fashion week: Prada (ANSA) Milan fashion week: Prada

 I cerchietti per capelli decorati con pietre e preziosi cristalli Swarovski, modello principessa, come quelli che propongono Prada e Miu Miu, e i pantaloni da ciclista non possono mancare tra i cinque pezzi 'imperdibili' del nuovo guardaroba della stagione primavera-estate. A questi si aggiungono i trench rieditati in chiave plastica trasparente (a cominciare da quelli proposti da Chanel da due stagioni) oppure in colori fluorescenti come il giallo evidenziatore (Fendi) e l'arancio, le camicie bianche ma con rouches e plissè da regina i capi di abbigliamento o gli accessori ispirazione giungla, in pelli o ecopelli stampate animalier, ovvero a macchie leopardo, serpente o zebra.

I veri must-have del nuovo guardaroba sono però i pantaloncini da ciclista, comunemente chiamati ciclisti, o biker pants, o ancora peggio 'pinocchietti'. Sulle passerelle milanesi di pret a porter questi pantaloni che, ad onor del vero, non donano a tutte le donne che li indossano, perché possono davvero ridicolizzare silhouette poco slanciate, sono apparsi in moltissime collezioni, portati assieme alle T-shirt, oppure disinvoltamente mostrati sotto abiti eleganti, così da mostrare anche una certa versatilità di stile secondo l'abbinamento ai tacchi alti oppure alle sportive sneakers. In fondo, i ciclisti altro non sono che leggins accorciati. Ecco quindi la versione casual dei ciclisti proposta da Sportmax, mentre, nel mood più glamour i ciclisti hanno fatto la loro parte nelle collezioni di Fendi, Cavalli e Ferragamo. Per le signore più classiche, che non osano tanto, c'è la variante bermuda, in versione più elegante, da portare con la giacca, come fosse un tailleur, soluzione proposta da Emporio Armani e Prada. Infine l'"effetto nudo", oltre agli impermeabili tocca gli accessori, sandali e boot per la pioggia assieme alle borse 'vedo tutto' di Chanel, i pantaloni gaucho trasparenti di Giorgio Armani

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Royal Baby, scommesse chiuse Diana, Alice o Victoria? Inglesi convinti sarà femmina

Nascita bebè Harry e Meghan sarà evento privato ma impazza il totonome

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Chiudi Harry e Meghan con doni per il bebè ricevuti durante la visita ufficiale in Australia (ANSA) Harry e Meghan con doni per il bebè ricevuti durante la visita ufficiale in Australia

Il principe Harry e Meghan, la duchessa del Sussex, hanno annunciato che sarà un evento privato la nascita del primo bebè - un parto in casa nella nuova residenza di Frogmore Cottage, vicino al Castello di Windsor? E' una delle ipotesi, quel che sembra sicuro è che lo scenario sarà molto diverso dal circo mediatico che è durato per giorni fuori dall'ospedale di Londra dove sono nati i tre figli di sua cognata Kate - ma questo non ha impedito a tutti in Inghilterra di cercare di indovinare il sesso e il nome del loro primo figlio.

Se si deve credere ai bookmaker della Gran Bretagna, intervistati dalla AP, sarà sicuramente una femmina e Diana potrebbe essere uno dei suoi tanti nomi. L'agenzia William Hill ha chiuso le scommesse sul sesso del bambino pochi giorni fa dopo che una "valanga" di scommesse è arrivata da persone convinte che la coppia reale avrà una bambina. Finora, Diana è in cima alla lista dei bookmaker senza praticamente rivali e William Hill ha messo le probabilità a 4/1. Victoria, Alice, Grace ed Elizabeth sono alle spalle, mentre Albert, Arthur e James sono supposizioni popolari nel caso di un maschio. Ha detto il portavoce dell'azienda di scommesse Rupert Adams che l'impennata "potrebbe essere perché qualcuno da qualche parte ha visto il nome, o qualcuno ha sentito qualcosa." Ma riconosciuto che c'è sempre una possibilità che l'impennata si basasse sul nulla, anche se per esperienza "di solito c'è un po 'di verità nelle voci". L'80% delle scommesse prese  sono per il nome Diana", ha detto Adams . Che personalmente dubita che Harry sceglierà un nome che evochi così direttamente la tragica morte nel 1997 di sua madre e ha aggiunto: "Ci sono tutte le possibilità che si tratti di un secondo nome".

Carolyn Harris, uno storico reale che insegna alla School of Continuing Studies dell'Università di Toronto, concorda sul fatto che Diana potrebbe essere un secondo nome. Questo è ciò che il fratello di Harry, il principe William e sua moglie Kate hanno fatto per la loro figlia, la principessa Charlotte (il nome completo di tre anni è Charlotte Elizabeth Diana). "La scelta di Diana come nome metterebbe molta pressione sul bambino reale, dato che la stampa la confronterebbe costantemente con la sua famosa nonna", ha detto. Harris crede che Harry e Meghan possano adottare un approccio simile alla nomina di altri figli reali appena nati più in basso nella linea della successione.

Un possibile secondo nome potrebbe essere Ruth che appartiene sia a una delle bisnonne di Meghan e sia alla nonna materna di Diana, Lady Ruth Fermoy. Alcuni osservatori ipotizzano che Meghan, che ha parlato a lungo dei diritti delle donne, potrebbe scegliere un nome evocativo di donne forti nella storia: Eleanor, per esempio, come Eleanor Roosevelt che Eleonora d'Aquitania, regina d'Inghilterra nel 12 ° secolo.

Ci sono state anche scommesse assurde: Ladbrokes ha riferito che 2 sterline ($ 2,60) sono state puntate sul nome Brexit con quote di 500/1 e persino Donald quotato 250/1. Meghan, come sa qualsiasi lettore dei tabloid britannici, non è un fan dell'attuale presidente degli Stati Uniti. Oppure nomi eccentrici, New Age tipo Sunshine.

Qualunque sia il nome che scelgono, il nuovo bambino non avrà automaticamente il titolo ufficiale di principe o principessa. Quei titoli furono dati a tutti e tre i figli di William, il figlio maggiore del principe Carlo, erede al trono britannico. Invece, il bambino di Harry e Meghan dovrebbe essere in stile Conte di Dumbarton se un ragazzo e Lady Mountbatten-Windsor se una ragazza. Detto questo, la bisnonna del bambino, la regina Elisabetta II, potrebbe cambiarlo se vuole che il bambino sia un principe o una principessa. Il primo figlio di Harry sarà il settimo in fila per il trono, sbattendo contro lo zio di Harry, il principe Andréj.

"Un numero ridicolo e il 80% delle scommesse prese e sono per il nome Diana", ha detto Adams. Ha detto che personalmente dubita che Harry avrebbe scelto un nome che evochi così direttamente la tragica morte della sua iconica madre nel 1997, ma ha aggiunto: "Ci sono tutte le possibilità che si tratti di un secondo nome". Carolyn Harris, uno storico reale che insegna alla School of Continuing Studies dell'Università di Toronto, concorda sul fatto che Diana potrebbe essere un secondo nome. Questo è ciò che il fratello di Harry, il principe William e sua moglie Kate hanno fatto per la loro figlia, la principessa Charlotte (il nome completo di tre anni è Charlotte Elizabeth Diana). "La scelta di Diana come nome metterebbe molta pressione sul bambino reale, dato che la stampa la confronterebbe costantemente con la sua famosa nonna", ha detto. Harris crede che Harry e Meghan possano adottare un approccio simile alla nomina di altri figli reali appena nati più in basso nella linea della successione: Scegliere un moniker tradizionale, ma uno

 

L'"evento privato" del primo figlio di Harry e Meghan ha scatenato ipotesi: la duchessa di Sussex potrebbe fare un parto in casa? Nella nuova residenza di Frogmore Cottage, vicino al Castello di Windsor al di fuori di Londra? Quel che sembra sicuro è che lo scenario sarà molto diverso dal circo mediatico che è durato per giorni fuori dall'ospedale di Londra dove sono nati i tre figli di sua cognata Kate.

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Arredi universali e riedizioni del passato

Al Salone del Mobile le tendenze del design contemporaneo

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Chiudi Knoll International Salone del Mobile 2019 (ANSA) Knoll International Salone del Mobile 2019

L'arredo universale è una delle tendenze forti del Salone del Mobile 2019. "Arredi universali": che non significa neutri, ma piuttosto accettabili da un pubblico variegato e trans-nazionale. La poetica semplicità non va confusa con il Minimalismo della fine degli anni ‘90. Si tratta piuttosto di un approccio che coniuga il sofisticato pauperismo delle sette millenaristiche americane con un disegno a tratti ingenuo che riporta alla mente gli arredi delle scuole della nostra infanzia. Esemplificano perfettamente tale filone di ricerca sia Artek, introducendo a catalogo la sedia Atelier, progettata per il Nationalmuseum di Stoccolma da Taf Studio, sia Lema, con il segno minimo della consolle “Ella” di David López Quincoces. In questa tendenza, orientandosi però a una rilettura della straordinaria tradizione del mobile danese, possiamo inserire la poltroncina “Kay Lounge” disegnata da Jean-Marie Massaud per Poliform e il divano “Trigono” di Michele De Lucchi per Alias. Verso ovest, alla stagione essenziale del design americano anni ‘50, guarda invece Rodolfo Dordoni per dare vita a “Tusa”, poltroncina prodotta da Zanotta.

Al medesimo risultato di poetica semplicità si può poi giungere percorrendo una seconda strada volta a ripensare quegli arredi storici, in specie viennesi dell’inizio del XX secolo, in cui l’essenzialità si poneva come strumento per superare la ridondanza degli stili storici (pensiamo a Hoffmann o a Kolo Moser, di cui, guarda caso, proprio a Vienna è in corso un’importante antologica). Rientra in questa accezione la poltroncina “200” di Michael Anastassiades per Gebrüder Thonet Vienna, rilettura degli intramontabili arredi in faggio curvato.

Lavorare sul passato: d’altra parte, il tema della riedizione vera e propria, ossia il percorso di scavo all’interno degli archivi alla ricerca di pezzi dimenticati, prosegue la sua corsa come tendenza assolutamente dominante, in grado di “curare”, con la sicurezza del déjà-vu, una sorta di ansia del nuovo, fenomeno sempre più evidente tra i compratori. Nell’anno del centenario del mitico Bauhaus non poteva mancare un forte ricordo dei pezzi più significativi prodotti dal movimento di Weimar-Dessau e, in questo percorso, Knoll International, che da sempre ne controlla una parte, gioca una partita vincente. È, in particolare, Mies van der Rohe, ultimo direttore della storica scuola chiusa nel 1933 dal partito nazista, a essere salutato. Tra gli omaggi stilistici al Bauhaus da segnalare senz’altro quello di Nicola Gallizia con la poltrona “Lull” per Porro.

Un altro centro di interesse e di rinnovato studio è la Danimarca: particolarmente significativa in questa accezione la ricerca condotta da Carl Hansen&Son che ha portato al recupero dell’iconica sedia CH30, disegnata da Hans J. Wegner nel 1954, e della poltroncina “Contour” (1949) di Børge Mogensen, caratterizzata da un peculiare accostamento di legno massello e multistrati curvato. Fredericia 1911 ha, invece, analizzato gli archivi del danese Jens Risom, scomparso centenario nel 2016, rieditando alcuni capolavori dimenticati quali il piccolo, ma figurativamente complesso, tavolino “Magazin”. Fritz Hansen se da un lato prosegue un lavoro filologico sull’eredità dell’americano Paul McCobb (1917-1969), non più editato dagli anni ‘60 e oggi nuovamente presente con pezzi di dichiarata impronta razionalista (vedi gli scaffali “Planner”), dall’altro supera il criterio di riedizione introducendo un’inedita concezione di reinterpretazione o meglio di rilettura: Jaime Hayon ha infatti lavorato sulle figure classiche del design danese degli anni ‘50, nello specifico Hans Wegner e Finn Juhl, gonfiando leggermente le linee originali e trasformando le loro poltrone in personaggi da fumetto. L’attenzione dei produttori si è però spostata recentemente anche verso personaggi italiani da riscoprire: così, Poltrona Frau prosegue l’opera di analisi del corpus progettuale di Gianfranco Frattini, proponendo una libreria da centro girevole (“Turner”, già modello “823” del 1963) che costituisce una vera e propria invenzione tipologica. In generale poi il concetto di riedizioni si è avvicinato a noi nel tempo: la JK easy chair, disegnata da Jun Kamahara alla fine degli anni ‘90, rientra in produzione per Ritzwell con i suoi voluminosi cuscini appoggiati su un’esile struttura in metallo che, col passare degli anni, “invecchierà”, acquistando una preziosa patina secondo il principio giapponese del furubi. Al 1993 (sembra l’altro ieri, ma sono passati 26 anni!) risale infine l’iconico sistema di sedute componibili “Todo Modo”, disegnato da Jean-Michel Wilmotte per il museo del Louvre, e oggi rieditato da Tecno.

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Cartoons, l'Italia vince con Jams

A Torino premiati anche Belgio, Iran, Irlanda e Giappone

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Chiudi Jams (ANSA) Jams

(ANSA) - TORINO, 13 APR - Tripletta francese e l'affermazione di Jams, la serie di Rai ragazzi e Stand By me che affronta il tema delle molestie sessuali sui minori ai Pulcinella Award di Cartoons on the Bay, il festival internazionale dell'animazione e della cross-medialità promosso da Rai e organizzato da Rai Com a Torino. La Francia è premiata con tre successi - due dei quali per programmi realizzati in collaborazione con Rai Ragazzi, mentre Belgio, Iran, Irlanda, Italia e Giappone si dividono gli altri premi assegnati dalle giurie internazionali.
    Per l'Italia, nella sezione LIVE ACTION vince JAMS, di Alessandro Celli, prodotta da Rai Ragazzi-Stand by me. Scrivono i giurati: "Una serie per ragazzi unica, che emerge per la sua modernità e per il suo realismo, su un tema delicato come le molestie sessuali, con un linguaggio ed uno stile appropriato per il giovane pubblico".
    Nella sezione Upper Preschool, in cui vincono le avventure di quattro giovani dinosauri nel Cretaceo raccontate da GIGANTOSAURUS di Olivier Lelardoux per Cyber Group Studios, in collaborazione con Rai Ragazzi. Ancora in collaborazione con Rai Ragazzi, nelle Tv Series Kids si impone ARTHUR AND THE CHILDREN OF THE ROUND TABLE di Jean-Luc Francois per Blue Spirit Productions che racconta la storia di un giovane Artù. Ancora Francia nella sezione Interactive Media con DETROIT: BECOME HUMAN, una riflessione su tecnologia e robotica prodotta da Quantic Dream. Successo del Belgio con HORRIBLE TALES FOR TERRIBLE CHILDREN, nella sezione Tv Pilots: Freek Quartier per Grid Animation-tbd racconta favole inconsuete e "cattive".
    Vittoria anche per l'Irlanda tra le Tv Series Pre Shool con BECCA'S BUNCH di Alan Shannon per JAM media. E' invece una volpe la protagonista dell'iraniano THE FOX firmato da Sadegh Javadi per Iran-Documentary & Experimental Film Center, che vince tra gli Short Film. Chiude il podio il Giappone nella sezione Animated Feature Film, che riceve anche una menzione speciale per la sceneggiatura, con MIRAI, firmato da Mamoru Hosoda e prodotto da Studio Chizu srl.
   

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Siamo tutti Greta, 10 piccole azioni per il clima che fanno la differenza

La giovane attivista svedese incontra i ragazzi italiani a Roma. Il 19 aprile è FridayforFuture

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Chiudi ++ Greta, in piazza per le nostre speranze ++  Venerdì 19 aprile a Roma per i FridayforFuture (ANSA) ++ Greta, in piazza per le nostre speranze ++ Venerdì 19 aprile a Roma per i FridayforFuture

 Greta Thunberg, la "ragazza senza paura" che un venerdì mattina ha portato in piazza quasi 2 milioni di coetanei, da Sydney a San Francisco, non ha reso concreta e visibile soltanto la protesta dei giovani contro i cambiamenti climatici ma ha risvegliato anche la coscienza di molti dei loro genitori e nonni. 'Il mio nome è Greta. Il manifesto di una nuova nazione' della giornalista Valentina Giannella, con le illustrazioni di Manuela Marazzi vuole "creare un ponte di lettura e consapevolezza tra giovani e adulti, tra figli e genitori". Leggi qui la recensione del libro

Greta è in visita in Italia e venerdì 19 aprile a Roma a Piazza del Popolo manifesta con i ragazzi di #FridayForFuture e in vista della Giornata mondiale della Terra del 22 aprile.

Greta ha portato alla ribalta una nuova generazione di giovani che sul tema dell'ambiente e della consapevolezza ha trovato un polo comune di attrazione fino a diventare movimento. Leggi l'approfondimento qui

Ma essere o meno dell'età di Greta, ossia dei nativi ecologici, non cambia: ci sono tante piccole grandi azioni per contribuire al cambiamento e fare ciascuno - indirizzando i governi a fare altrettanto - la propria parte. #MyClimateAction.

E tu che fai? Ecco 10 spunti, piccolissime azioni per fare la differenza

1) Beviamo acqua del rubinetto, aboliamo la pratica (in Italia siamo al top) di utilizzare acqua in bottiglie di plastica per uso domestico e portiamo sempre con noi una bottiglia personale continuando ad usare sempre quella. Già questo nel nostro piccolo cambierà qualcosa

2) Non sprechiamo l'acqua potabile facendo docce brevi, tenendo i rubinetti aperti solo quando occorre, usiamo detergenti naturali come l'aceto che non necessitano di grandi rischiacqui

3) Torniamo al caro, vecchio sapone evitando così flaconi di plastica. Ora in solido si trova di tutto dallo shampoo al balsamo

4) Usiamo spazzole e spazzolini in bambù, igienico e ecologico

5) Pic-nic al parco no plastic: per le nostre gite usiamo materiale compostabile o meglio ancora lavabile. Siete in tanti? Ognuno porti il suo cestino

6) Usiamo i piedi, le bici, i mezzi pubblici. Insomma lasciamo il più possibile a casa la macchina. La mobilità sharing è in pieno sviluppo, sulle piste ciclabili invece siamo all'inizio

7) Conserviamo il cibo nel vetro e  nella ceramica. Al bando pellicole e alluminio inquinanti

8) Illuminiamo e rinfreschiamo in modo ragionevole con lampadine a basso consumo. Ricordiamoci poi di spegnere le luci quando lasciamo una stanza e usiamo l'aria condizionata solo se è indispensabile

9) Facciamo l'orto: un modo per aumentare la quota di cibo a km zero, di verde in città e di attività antistress per chi lo cura. Che siano vasetti in balcone o piante in giardino, va bene tutto per cambiare rotta

10) Ricicliamo il più possibile e compriamo meno : che sia il passaggio di vestiti ad amici o parenti, che sia il corretto smaltimento dei rifiuti, che sia rinunciare all'acquisto destinato in breve al dimenticatoio, anche così facciamo azioni buone per il clima e per noi stessi

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