Covid: a Grosseto positiva sperimentazione con Baricitinib

Farmaco indicato per artrite reumatoide, ridotto 71% rischio mortalità

Redazione ANSA GROSSETO

(ANSA) - GROSSETO, 17 NOV - Passi avanti nella lotta al Coronavirus anche sul fronte farmacologico: sono positivi e lasciano ben sperare i risultati ottenuti dalla prima fase di sperimentazione dello studio, partito lo scorso marzo, dedicato a indagare gli effetti del Baricitinib, farmaco della famiglia dei Jak inibitori con effetti antinfiammatori e indicato per l'artrite reumatoide, nel trattamento di pazienti Covid. Lo studio è stato realizzato all'ospedale Misericordia di Grosseto, insieme al San Donato di Arezzo, e nei nosocomi di Pisa, Prato e Albacete in Spagna, su un gruppo di 131 pazienti Covid, dalla forma lieve a quella più grave.
    A promuovere lo studio il direttore del Dipartimento del farmaco della Asl Toscana sud est Fabio Lena e il direttore della Farmacia ospedaliera del Misericordia Gianluca Lacerenza. A Grosseto, in particolare, la sperimentazione è stata effettuata su 25 pazienti ricoverati nell'area di media intensità della bolla Covid che comprende il reparto di Malattie Infettive diretto da Cesira Nencioni, e quello di Pneumologia, diretto da Antonello Perrella. "I risultati raggiunti dimostrano che il Baricitinib - dichiara Nencioni - presenta efficacia effettiva anche come antivirale, con un importante impatto clinico sui pazienti trattati inibendo l'evoluzione della patologia, e riducendo il rischio di dover ricorrere alla ventilazione meccanica invasiva. I pazienti hanno tratto beneficio dal trattamento farmacologico, tanto che si è registrato una riduzione del 71% di rischio di mortalità, e nello specifico gruppo grossetano importanti miglioramenti clinici nell'84% dei pazienti". Per Nencioni, "il trattamento è risultato sicuro e ben tollerato, tuttavia, i pazienti candidati all'uso del farmaco devono presentare precisi criteri". Il gruppo di lavoro toscano e spagnolo è stato coordinato dal professor Justin Stebbing, ricercatore dell'Imperial College di Londra. Gli esiti sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Science Advance. (ANSA).
   

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