FameLab, il fisico Marco Drago vince l’edizione 2020 del talent di scienza

Nel 2015 fu il primo a vedere il segnale di un’onda gravitazionale

Redazione ANSA

Il fisico del Gran Sasso Science Institute (Gssi), Marco Drago, ha vinto l’edizione 2020 di FameLab Italia, il talent della scienza, la gara per chi riesce a comunicare in 3 minuti un contenuto scientifico in modo efficace. In Italia dal 2012 grazie alla collaborazione tra Psiquadro, coordinatore nazionale, e British Council Italia, la finale nazionale di FameLab si è svolta il 31 agosto a Trieste. È stata l’atto conclusivo di un percorso iniziato tra febbraio e marzo, che ha visto centinaia di giovani ricercatori sfidarsi in 15 città. Drago si è aggiudicato anche il Premio del pubblico.

“È difficile definire le emozioni che provo in questo momento”, ha commentato Marco Drago a caldo, appena conclusa la premiazione. “Devo dire che tutto FameLab è un percorso incredibile ed emozionante. Ti dà la possibilità - ha proseguito il fisico - di fare qualcosa che ti piace, parlare del tuo lavoro, entrare in contatto con la gente e conoscere anche gli altri concorrenti, meravigliosi compagni di avventura da cui ho imparato molto”, ha aggiunto.

Nato a Padova, Marco Drago è diventato famoso il 14 settembre 2015 per essere stato il primo ricercatore a vedere il segnale di un’onda gravitazionale, la cui scoperta, annunciata al mondo l’11 febbraio 2016 e premiata con il Nobel per la Fisica nel 2017 sta rivoluzionando il modo di studiare il cosmo.

Drago nel suo intervento si domanda dove nasce l’oro che troviamo sulla Terra. Per trovare la risposta, si rifugia tra le stelle. Alcune, in particolare, piccole e compatte: le stelle di neutroni, oggetti così densi che un loro cucchiaino ha una massa pari a un miliardo di tonnellate, quasi quanto 170 milioni di elefanti. Il fisico paragona poi le stelle di neutroni alla pietra filosofale, grazie alla loro capacità, fondendosi, di produrre grandi quantità di oro, pari a quasi cento pianeti come la Terra. Come hanno dimostrato proprio i cacciatori di onde gravitazionali come lui, osservando nell’agosto 2017 per la prima volta la fusione tra due stelle di neutroni

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