Ecco il ragno 'sub', si nasconde sott'acqua fino a 30 minuti

Resiste grazie a una pellicola d'aria intorno al corp

Redazione ANSA

Ai tropici vive un ragno 'sub', capace di immergersi in acqua e di rimanerci fino a 30 minuti per sfuggire a pericoli e predatori: ci riesce grazie a una sottilissima pellicola d'aria che indossa come una vera tuta da sommozzatore, per mantenere la temperatura corporea costante e impedire l'ingresso dell'acqua nelle vie respiratorie. Lo ha scoperto una biologa della Binghamton University (Usa), Lindsey Swierk, che pubblica lo studio sulla rivista Ethology.

Osservando un ragno della specie Trechalea extensa, la ricercatrice ha notato che l'animale cercava di sfuggire agli umani immergendosi in acqua: un comportamento inedito per questa specie. "La pellicola d'aria che circonda il ragno quando è sott'acqua sembra essere trattenuta dai peli idrofobici che ricoprono l'intera superficie del suo corpo", spiega Swierk. “È così completa che il ragno sembra quasi essersi immerso nell'argento. La pellicola d'aria potrebbe servire a mantenere le vie respiratorie libere dall'acqua, dato che questi ragni respirano aria. La pellicola d'aria potrebbe anche aiutare a ridurre al minimo la perdita di calore nell'acqua fredda in cui si immerge il ragno". Per molte specie, infatti, "bagnarsi e raffreddarsi è tanto rischioso per la sopravvivenza quanto avere a che fare con i predatori".

La biologa aveva già scoperto in Costa Rica una lucertola capace di immergersi sott'acqua per 16 minuti per sfuggire ai pericoli. "Gli animali che si nascondono dai predatori devono fare del loro meglio per gestire il rischio", sottolinea l'esperta. "C'è il rischio di essere predati, sì, ma anche i rischi legati alla fuga. Per alcune specie significa lasciare il territorio o il partner incustoditi, o magari consumare l'energia accumulata in uno sprint. In questa specie di ragno, i potenziali rischi del rifugiarsi sott'acqua possono includere l'impossibilità di respirare e la perdita di calore corporeo. Ci sono molte altre questioni su cui indagare a partire da questa prima osservazione”.

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