Libia: Di Maio, intesa Ue per missione embargo armi

Operazione Sofia non esiste più. 'Sono molto contento'

Redazione ANSA

BRUXELLES - "Sono molto contento. Tutti gli Stati Ue sono d'accordo per creare una missione che blocchi l'ingresso delle armi in Libia. Adesso l'Ue si impegna con una missione navale, aerea e con disponibilità anche terrestre, per bloccare l'ingresso delle armi in Libia". Così il ministro degli Esteri, Luigi DI Maio, al termine del Consiglio Ue, che ha chiarito: "la missione Sofia non esiste più. Ora c'è una missione che blocca le armi".

Quanto deciso oggi con la missione per il controllo dell'embargo Onu delle armi in Libia "significa finalmente ascoltare l'Italia", ha detto il ministro degli Esteri Di Maio. Con questa missione "torniamo come Ue e come Italia ad essere protagonisti in Libia, ma con la postura di chi vuole la pace e non di chi vuole alimentare la guerra", ha aggiunto. 

"L'Italia è stata ascoltata perché avevamo detto che è inutile pattugliare la costa ovest, intercettando le rotte dei migranti, perché lì lavoriamo con la Guardia costiera libica". Inoltre "è importante che sia stato previsto l'effetto 'pull factor'" ed il conseguente "ritiro delle navi. E siamo d'accordo anche sul fatto che si debba lavorare, oltre alla sorveglianza aerea e navale, anche a quella terrestre, ai confini della Libia", ha spiegato Di Maio. "Tutti gli Stati hanno dato disponibilità a dare assetti aerei e navali (chi li ha) per riuscire a compiere la missione di bloccare l'ingresso delle armi alla Libia", ha aggiunto. 

"Spero che la nuova missione" di controllo dell'embargo Onu sulla Libia "possa essere lanciata al prossimo consiglio Affari esteri, ed essere operativa da fine marzo". Così l'Alto rappresentante dell'Ue Josep Borrell, chiarendo che oggi è stato trovato "un accordo politico" e che ora saranno gli ambasciatori, e il Comitato militare Ue, presieduto dal generale Claudio Graziano, a lavorare sui dettagli e sulle regole di ingaggio.

Arrivando al Consiglio Esteri dell'Ue, stamattina Borrell ha detto che "c'è più di un Paese contro il rilancio dell'operazione Sophia. Quando ci si avvicina alla decisione finale, molti altri hanno alcune riluttanze. Oggi non penso ci sarà una decisione": lo ha detto l'Alto rappresentante dell'Ue, Josep Borrell, arrivando al Consiglio Esteri Ue. "Lo possiamo fare al prossimo consiglio, se ci sono Stati che credono che occorrano più valutazioni" per convincersi che non produce effetti collaterali sulla migrazione. "Ho bisogno dell'unanimità e se non c'è,non si può fare",ha aggiunto.

L'operazione "Sophia non esiste più", e quindi per il monitoraggio dell'embargo Onu sulle armi alla Libia "serve un'operazione militare" nuova. Così il ministro degli Esteri austriaco, Alexander Schallenberg. Occorre - ha detto - un'operazione "che possa effettivamente fare quello che deve, principalmente il monitoraggio dell'embargo sulle armi. E in questo caso si può parlare di tutto, ma non vicino alle coste libiche, non una ripresa di Sophia", ha chiarito.

"In Libia il cessate il fuoco non c'è ancora, la tregua e l'embargo sulle armi sono state violate, il conflitto prosegue. Il processo politico di Berlino è ancora in corso, ma la situazione sul terreno è molto brutta". Così l'Alto rappresentante dell'Ue, spiegando di aver ricevuto una lettera dall'inviato speciale dell'Onu Ghassan Salamé con gli ultimi aggiornamenti. "Il taglio sul petrolio sta indebolendo l'economia del Paese che perde circa 60 milioni di dollari al giorno", ha aggiunto.

"Il processo di Berlino non vale granché se non c'è un controllo sull'embargo delle armi e sulle truppe, ed è per questo che occorre sorvegliare il mare. E' un obbligo europeo. Se per evitare di dover salvare qualcuno in mare", si fa mancare "il consenso" in Europa "è un po' esagerato, e credo grave", ha commentato il ministro degli Esteri del Lussemburgo, Jean Asselborn, "Penso che alla fine dei conti nessun Paese si opporrà. Ora discuteremo, vediamo cosa succede", ha affermato Asselborn, evidenziando che in Austria c'è una coalizione anche con i Verdi. 

"Per assicurare al meglio il rispetto dell'embargo Onu sulle armi, è necessario che l'Unione europea faccia la sua parte. Ne discuteremo oggi. Non è importante da dove questi contributi vengono fatti - da terra, aria, o acqua - ciò che conta è che si possa fare il monitoraggio". Così il ministro degli Esteri Heiko Maas. "Spero tutti siano consapevoli delle proprie responsabilità, perché" il dossier libico "non riguarda solo i migranti. La Libia riguarda la sicurezza dell'Europa".

Sul monitoraggio dell'embargo Onu sulle armi è intervenuto anche il ministro degli Esteri austriaco che ha detto ci sarà una prima fase che prevede "il monitoraggio aerospaziale, ma sicuramente parleremo anche di altri elementi". L'Austria (spalleggiata da Ungheria e Slovacchia) è stato il Paese che più di tutti, nelle ultime settimane, ha osteggiato l'ipotesi di un rilancio dell'operazione Sofia, col ritorno alla sua componente navale.

Per questo motivo - secondo fonti diplomatiche europee - dalla riunione dei capi delle diplomazie dei 27 di oggi dovrebbe emergere solo il segnale del rafforzamento aerospaziale della missione (il cui mandato scadrà il 31 marzo), che sarà dotata anche di droni e satelliti. Schallenberg chiarisce: "Ci potrebbero essere navi coinvolte nella sorveglianza aerospaziale per l'uso dei droni", ma chiude categoricamente la porta alle navi per la missione Sofia vicino alla costa libica, che potrebbero creare un fattore di richiamo per i migranti.

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