>>>ANSA/ Preso in Portogallo ideologo anarcoinsurrezionalismo

Pombo Da Silva arrestato al confine con Spagna grazie all'Italia

Redazione ANSA ROMA
(ANSA) - ROMA, 29 GEN - L'ideologo dell' anarcoinsurrezionalismo, il teorico "dell'azione diretta e distruttiva insurrezionale" in contatto con decine di anarchici dalla Grecia al Cile, viveva in un paesino nel nord del Portogallo al confine con la Spagna. Con la compagna italiana, la figlia e un cane: e lì, seguendo le tracce di un cellulare, lo ha scovato l'Antiterrorismo italiano. E' finita così la clandestinità di Gabriel Pombo Da Silva, il 53enne spagnolo punto di riferimento per gli insurrezionalisti di mezzo mondo.

Pombo da Silva è stato arrestato a Moncao il 25 gennaio dai poliziotti portoghesi e da quelli spagnoli, che lo cercavano dal 9 agosto del 2019, quando era diventato ufficialmente un latitante in seguito all'emissione di un mandato d'arresto europeo: deve infatti scontare un cumulo pena di 16 anni per vari reati commessi in Spagna, prima ancora di sposare la causa anarchica. "Una vendetta personale convertita in 'dettaglio' giuridico", secondo il sito anarchico 'RoundRobin' che ha dato la notizia prima che la comunicassero le autorità di polizia.

Ora Pombo da Silva tornerà in un carcere spagnolo, dove era già detenuto nel 2004 in regime 'Fies', una sorta di 41 bis, e dal quale però riuscì a fuggire. Riapparve in Germania e venne nuovamente arrestato dopo esser fuggito con tre complici ad un posto di blocco della polizia, ingaggiato un conflitto a fuoco con gli agenti e preso in ostaggio dei civili. Ed è proprio nel circuito carcerario che Pombo da Silva consolidò il rapporto con gli insurrezionalisti internazionali e fece sentire la sua vicinanza ai "fratelli" greci della Ccf (Cospirazione delle cellule di fuoco) ma anche ai "prigionieri" anarchici Marco Camenish, Alfredo Cospito e Nicola Gai, questi ultimi condannati per l'attentato all'amministratore delegato dell'Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi. In carcere, tra la Germania e la Spagna, rimase fino al giugno del 2016. "Eccomi finalmente libero", scrisse in una lettera ai compagni anarchici, annunciando che avrebbe continuato a "combattere nell'ombra".

Il nome di Pombo da Silva compare in almeno 2 inchieste italiane, l'operazione 'Ardire' del Ros e 'Scripta Manent', l'indagine dell'Antiterrorismo e della procura di Torino su un gruppo di presunti aderenti alla Federazione anarchica informale - Fronte rivoluzionario internazionale (Fai - Fri) sospettati per una serie di attentati tra il 2003 e il 2016. "In Europa ci sono 'tante persone' che vogliono far parte della Fai, e 'tutti federati per colpire il nemico comune'", lo sentirono dire al telefono gli inquirenti secondo i quali era tra gli "ideatori e promotori" della Fai-Fri. Ma per il tribunale di Torino non è così e lo assolse ad aprile 2019.

Certo è che almeno dal dicembre del 2018, il 53enne è in Italia: viene controllato assieme ad un estremista di sinistra in provincia di Massa Carrara. Ed è lì che vive con la sua compagna, Elisa di Bernardo, altra figura di spicco dell'area anarchica, con cui ha una figlia. A gennaio i due annunciano sui siti d'area il loro passaggio alla clandestinità: "Siamo un clan nomade che va di paese in paese alla ricerca di complici che praticano l'anarchismo...che disturba i servitori dello Stato...abbiamo deciso di vivere nell'ombra". Ma l'Antiterrorismo non li molla, monitora i familiari di Elisa, gli estremisti che Pombo da Silva continua a frequentare. Così, quando la Spagna chiede collaborazione per trovare l'anarchico, l'Italia ha già a disposizione una serie di elementi. E le successive indagini consentono di arrivare ad un cellulare portoghese con cui i due comunicano con l'Italia. E' quello che serve per localizzare Gabriel, Elisa, la figlia e il cane.

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