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Giuseppe Loy, l' occhio lucido su una certa Italia

A Palazzo Barberini gli 'appunti visivi' di un paese che cambia

(ANSA) - ROMA, 07 DIC - Piccoli gesti, insegne ritoccate, botteghe e negozi 'sgarrupati', corpi stesi sulla sabbia d' estate tra ombrelloni sulla spiaggia libera e stabilimenti balneari per clienti di poche pretese, la ragazzina che mangia il gelato passando davanti al manifesto 'giù le mani da Cuba', momenti di vita ordinaria ma, su tutto, gli sguardi 'parlanti' della gente comune o di grandi artisti come Lucio Fontana e Alberto Burri e le geometrie delle inquadrature studiate con cura. Quanta Italia filtra dal bianco e nero delle immagini di Giuseppe Loy, fotografo per passione che ha dedicato una vita a mettere insieme con metodo e ironia i suoi ''appunti visivi'' per comporre il puzzle di un paese che stava cambiando pelle.
    Quel lavoro svolto dal 1959 al 1981 fu interrotto all' improvviso dall' infarto che si portò via a 56 anni questo artista 'anomalo' dello scatto. A raccontare i passi di quel percorso è la bella mostra che gli dedica fino al 27 febbraio Palazzo Barberini, curata dal figlio Angelo e da Chiara Agradi.
    ''Una certa Italia'', prima retrospettiva a 40 anni dalla morte di Giuseppe Loy, fratello del regista Nanni e marito della scrittrice Rosetta, è l' occasione per presentare in grande stile l' archivio - 1565 rullini in bianco e nero, 338 a colori, 1800 stampe e documenti - lasciato dall' artista già organizzato e ben conservato nella soffitta di casa. Nelle sale delle Gallerie Nazionali di Arte Antica scorrono 135 stampe originali, documenti, poesie, foto di famiglia e un filmato che descrive l' amicizia del fotografo cagliaritano - a Roma dal 1938 - con Burri, Fontana e Afro. Burri era suo vicino di casa e proprio agli scatti che ritraggono il pittore Loy deve la sua notorietà.
    Qui, invece, si è voluto documentare la sua ricerca sociologica sull' Italia dagli anni del boom, per offrirne una lettura più completa e ''sdoganare l' artista, mostrando il suo lato intimo e l' occhio ironico, dargli la giusta collocazione, il riconoscimento sperato e mai richiesto". (ANSA).
   

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