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Un nuovo Civico Giusto,la parrocchia che salvò Emilio Colombo

A Valmelaina, domani la targa per ricordare chi aiutò gli altri

(ANSA) - ROMA, 19 GEN - A Val Melania un nuovo Civico Giusto.
    Il Progetto di Romabpa torna per ricordare gli angoli di Roma che durante l'occuapzione nazifascista non si sono girati dall'altra parte. Domani sarà ricordata la parrocchia del SS Redentore che nascose tra gli altri anche il padre costituente e presidente del Parlamento Europeo Emilio Colombo.
    "Continua il nostro paziente lavoro che mira a rimettere la storia al suo posto. Un percorso che presto riguarderà altri progetti utili a far conoscere meglio la nostra città, le sue storie e il coraggio dei suoi figli migliori. Un percorso corale e appassionato che vede protagonisti scuole, storici e personaggi della cultura legati a Roma", è quanto afferma Paolo Masini, ideatore e coordinatore del progetto e presidente dell'associazione Roma Bpa - Mamma Roma e i suoi figli migliori.
    Per Paolo Marchionne, Presidente del Terzo Municipio, che ha sostenuto il progetto: "Si tratta di storie entusiasmanti, singoli atti di straordinario impegno, passione, coraggio, antifascismo che, moltiplicati, hanno permesso al nostro Paese di riguadagnare pace e libertà oltre che a salvare vite umane da violenza e barbarie. Storie che senza l'impegno di Romabpa rischiavano di essere dimenticate e cadere nell'oblio".
    La storia è raccontata in un minidoc visibile attraverso il qr code inciso sul "Civico Giusto", una mattonella in bronzo, opera artistica di Dante Mortet.
    Adolfo Petriconi e don Parisio Curzi, parroco e vice parroco della chiesa del SS. Redentore a Val Melaina negli anni '40 si esposero personalmente per nascondere perseguitati politici nei locali della parrocchia. Tra questi il giovane Emilio Colombo che diventerà negli anni un importante esponente del panorama politico italiano ed europeo. I due sacerdoti conobbero il duro carcere di Regina Coeli e sfuggirono alla condanna a morte solo grazie all'intervento del Vaticano.
    Come previsto dal format del progetto, le storie sono ricostruite dai ragazzi delle scuole del quartiere attraverso interviste, raccolta di documenti, ricerca di foto d'epoca.
    Hanno partecipato a questo "civico" gli studenti dell'Istituto Bramante. (ANSA).
   

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