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24/6 - 20:00
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Andrés Iniesta

'Don Andrés', Iniesta il faro di Spagna

Redazione ANSA Spagna

E stato l'uomo del gol decisivo nella finale di Johannesburg contro l'Olanda nel 2010, ma anche l'uomo che per dieci anni, insieme ad altri 'eletti', ha illuminato le giocate di un 'certo' Leo Messi. 'Don' Andres Iniesta a detta di molti, se non di tutti, avrebbe meritato di vincere un Pallone d'Oro. E ora si presenta al passo d'addio sul palcoscenico del Mondiale, dopo averlo fatto poche settimane fa al Camp Nou: il 'nuovo inizio' per Iniesta si chiama Vissel Kobe, la squadra che milita nella J1, la Serie A giapponese.
In poco meno di 20 anni di carriera (stabile in prima squadra dal 2002), ha vinto tutto quello che c'era da vincere, sia indossando ma maglia della Roja, sia quella blaugrana con la quale è diventato quello che è: unico, imprescindibile e vincente. Idolo dei tifosi di mezzo mondo (in Champions quest' anno è stato sistematicamente salutato con applausi dai tifosi avversari ogni volta che è uscito dal campo), don Andres è anche un fenomeno di modestia, al quale non interessano piu' di tanto i riconoscimenti personali. Per lui viene sempre prima il 'noi' dell' 'io'. Insegnamenti che, insieme a un altro demiurgo della calcio spagnolo e catalano come Xavi, ha trasmesso in vent'anni di carriera a tutti i suoi compagni di squadra e che, al di là dei trionfi di club, gli sono valsi due campionati Europei e un Mondiale, e tutti di fila, uno dei cicli irripetibili nella storia del calcio. Prototipo del centrocampista moderno per eccellenza: massa leggera, fisico agile e tatticamente versatile, ricopre con identico elevato rendimento molteplici ruoli di attacco e centrocampo. Ecco perche' e' sempre stato ritenuto insostituibile nella Spagna e nel Barcellona, da chiunque fosse in panchina, Pep Guardiola, Luis Enrique, Luis Aragon, Vicente Del Bosque e, ora, Julen Lopetegui.
E dire che don Andres ha anche sofferto nella sua vita di una leggera forma di depressione da cui si sollevò proprio mettendo alle spalle di Stekelenburg il gol della vittoria iridata nel 2010. Quel gol storico gli servi' anche per condividere con il mondo il ricordo di Dani Jarque, compagno di squadra nelle selezioni giovanili e grande amico, scomparso dieci mesi prima all'Espanyol in seguito ad un arresto cardiaco. Quella tragedia toccò in modo particolare il numero 8 blaugrana, cui la sorte tolse qualche anno dopo anche un altro amico: Tito Villanova.
Questa sarà la sua ultima passerella mondiale, come questa che si è appena chiusa è stata anche l'ultima stagione con l'amato Barca, con cui ha vinto otto volte la Liga, sette Supercoppe di Spagna, cinque Coppe del re, quattro Champions League, tre Supercoppe Uefa e tre Mondiali per club. Il futuro si chiamerà Giappone e Vissel Kobe, dove pochi giorni fa è stato accolto come quel che merita: una leggenda del calcio. Ma don Andres ha scelto il Giappone non solo per i soldi (tanti), ma anche per un altro business. Quello dei vigneti, la sua passione. Iniesta è infatti un apprezzato produttore di vini in Spagna con i suoi 'Dulce Corazon' e il 'Corazon Loco', pregiati vini della 'Bodega Iniesta', una volta tanto assist al palato più che a Leo Messi.

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