Johnson promette stretta su ingressi dall'Ue

Premier gioca carta immigrazione. Dopo Brexit visti in stile Usa

Controlli per entrare nel Regno Unito, con visto elettronico e passaporto obbligatorio, e controlli per restarci. Boris Johnson fa la faccia feroce e gioca la carta di una stretta sull'immigrazione, allargata dal 2021 ai cittadini dei Paesi dell'Ue. E alla massa dei turisti. Deciso a raddrizzare i sondaggi, che restano largamente favorevoli al suo Partito conservatore, ma con qualche oscillazione preoccupante sulla prospettiva di tenere a distanza il Labour di Jeremy Corbyn e garantirsi una vitale maggioranza assoluta di seggi nella prossima Camera dei Comuni, il premier fa leva sul pugno di ferro e sui temi della sicurezza. Un refrain che nel week end non ha esitato a sollevare anche sul dossier terrorismo, sull'onda dell'emozione per il sanguinoso attacco di London Bridge compiuto da Usman Khan, ex detenuto jihadista in libertà vigilata, a costo di farsi accusare di voler "strumentalizzare" a fini elettorali la battaglia contro le 'scarcerazioni facili' glissando sulle negligenze imputabili nell'ultimo decennio ai governi a guida Tory.

E che prova adesso a spostare di bersaglio, tornando al più ordinario richiamo alla linea del Piave della questione migratoria: secondo i piani del programma conservatore in materia illustrati oggi dalla sua ministra dell'Interno, Priti Patel, falco tra falchi in un governo e in un partito a trazione sempre più euroscettica. Programma che prevede, se i Tories avranno successo alle urne, l'introduzione d'un rigoroso sistema di controllo alle frontiere del Regno - denominato Eta (Electronic Travel Authorisation) e simile all'Esta in vigore per i visti d'accesso negli Stati Uniti - a partire dalla fine del periodo di transizione post Brexit previsto per ora nel rispetto dello status quo sino al 31 dicembre 2020. In sostanza i viaggiatori senza visto permanente dovranno comunicare online i loro dati.

L'obiettivo dichiarato del governo è quello d'impedire gli ingressi fraudolenti attraverso l'uso di documenti Ue, al momento quantificati in circa mille all'anno. Ma più generale la promessa è un giro di vite sul flusso migratorio complessivo, secondo il modello di filtri adottato per esempio in Australia, con una sorta di valutazione a punti delle "qualità" (talenti, attitudini, compatibilità con le esigenze o le priorità del Paese ricevente) di chi bussa alle porte d'entrata. Un modello erga omnes nel quale i cittadini europei verranno equiparati dal primo gennaio 2021 agli extracomunitari: con l'obbligo di compilazione di moduli online anche per i semplici turisti e attesa di un ok dalle autorità britanniche all'ingresso 3 giorni prima dell'arrivo in qualsiasi aeroporto o porto dell'isola. Di conseguenza la carta d'identità, utilizzabile oggi per viaggiare dal continente (e dall'Italia) verso Londra e il resto della Gran Bretagna, non basterà più: servirà necessariamente il passaporto. Gli europei sulle cui fedine gravassero condanne di un certo (imprecisato) peso potranno essere inoltre rispediti a casa in ogni momento. E, a scanso di 'imboscamenti', non mancherà un conteggio elettronico In & Out di entrate e uscite.

"A causa delle leggi Ue, droga e armi entrano oggi nel nostro Paese dall'Europa, accrescendo il rischio di violenze e tossicodipendenze. Dopo la Brexit i nostri confini saranno molto più sicuri", ha sentenziato la ministra dell'Interno di Johnson. Parole propagandistiche, le ha però replicato a stretto giro Diane Abbott, ministra dell'Interno ombra laburista, stando alla quale la "hard Brexit" di BoJo e soci azzopperà semmai la cooperazione investigativa e d'intelligence con i 27. E dunque, nella realtà, "la sicurezza" stessa del Regno.

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