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Veronica Raimo, come racconto L'impostura con noi stessi

Autrice di 'Niente di vero' e vincitrice dello Strega Giovani

IL CAIRO - Il ruolo dell'abituale ricorso all'inganno giocato nel suo più recente romanzo "Nulla di vero", in lizza per il Premio Strega e già vincitore nella sezione "Giovani", è stato illustrato dall'autrice Veronica Raimo in una conferenza virtuale in cui ha sottolineato fra l'altro l'impostazione "destrutturata" del proprio libro. Rispondendo a domande in un incontro su Zoom organizzato dall'Istituto italiano di cultura (IIC) del Cairo nel tardo pomeriggio di ieri, l'autrice di "Miden: romanzo" del 2018 pubblicato anche in Usa, Gb e Francia ha evidenziato l'impatto avuto sulla propria scrittura dall'esperienza di traduttrice di autori statunitensi.
    "L'impostura è la traccia" sottesa "a tutto il libro tanto che il titolo di lavorazione era 'L'età dell'impostura', originariamente", e lo era "rimasto per tanto tempo", ha detto Raimo reagendo a una sollecitazione di Davide Scalmani, il direttore dell'IIC cairota. Il titolo attuale "è nato da una chiacchierata telefonica con Marco Rossari",co-autore del suo volume di poesie 'Le bambinacce'". "Se c'è un filo conduttore in tutti questi aneddoti sparsi", "un senso" sia "cronologico che spaziale, è proprio l'impostura", ha insistito Raimo sempre nel riferirsi a "Niente di vero": "Questo libro, che non considero assolutamente un'autobiografia, né una cronaca del mio vissuto", "è un mettere in discussione la possibilità stessa di essere trasparenti con noi stessi". "Ci sono un po' di personaggi ispirati a persone vere che conservano anche i loro nomi", ha detto la scrittrice romana aggiungendo di aver "chiesto l'autorizzazione a tutti". Però ce ne sono "altri" che "un po' mi servivano" per "il tipo di registro che avevo adottato", ad esempio "per esagerare un certo effetto comico".
    La co-sceneggiatrice del film "Bella addormentata" di Marco Bellocchio ha detto di aver "messo insieme dei ricordi più o meno veri", "inventati" e "manipolati della mia vita" e di quella di "altri". "Il tradimento altrui, in maniera trasformativa, può farci riflettere sui nostri tradimenti": "l'accettazione di un tradimento altrui come una possibilità di tradire", ha sostenuto Raimo. Parlando dei propri libri, li ha definiti "tutti abbastanza destrutturati", composti "di vari tasselli senza un arco narrativo solido", "come una sorta di affresco". "Non c'è un'idea originaria" del racconto, ha ammesso sempre rispondendo a domande anche dei lettori: "non ce l'ho quasi mai", "non avevo un progetto preciso", ha insistito tratteggiando la genesi del libro in lizza per lo Strega. Con all'attivo traduzioni italiane fra gli altri di Francis Scott Fitzgerald (Di qua dal paradiso) e Ray Bradbury (Cronache marziane), Raimo ha detto che "all'inizio non pensavo che il lavoro di traduttrice avesse questa influenza così grande sulla mia scrittura; adesso invece mi rendo conto" quanto ne abbia avuto. "Una cosa che sicuramente mi è venuta dalla traduzione è il cercare di avere", ha precisato la scrittrice, una "lucidità di pensiero" e "un certo rigore": il peggio che "può capitare a chi traduce è che una frase non abbia senso" o sia "pretenziosa, però fatta male", ha constatato. 
   

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