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Elena Sofia Ricci, con Fedra debutto alla regia in teatro

Poi in tournée con Tennessee Williams e Che Dio ci aiuti su Rai1

"Quando ero piccola, un giorno Marcello Mastroianni, tenendomi in braccio, mi disse: mi raccomando, questo mestiere si impara facendolo. Fai tutto, sporcati le mani, non avere paura. Io quelle parole non le ho mai dimenticate". Così Elena Sofia Ricci, una carriera da attrice tra cinema, tv e teatro, ora debutta alla regia prendendo dal grande repertorio della tragedia classica con la "Fedra" di Seneca. Produzione Fondazione Teatro della Toscana e Best Live, con Valentina Banci nel ruolo della protagonista, Sergio Basile in quello di Teseo e Gabriele Anagni come Ippolito, dopo l'anteprima a Orvieto, lo spettacolo arriva sul banco di prova del cartellone Quirino contemporaneo a Roma, dal 4 al 9 ottobre, e sarà poi a La pergola di Firenze a maggio. "No, non è una 'laurea'. Sono alla prima prova scritta", ride lei con l'ANSA, di ritorno dal set della settimana stagione di Che Dio ci aiuti per Rai1, in cui torna a indossare la tonaca di Suor Angela.   
  "Due piccole esperienze di regia c'erano già state, quasi per caso - racconta - La prima, sei anni fa, con una piccola commedia musicale, Mamma mia bella!, e lì mi sono accorta che 'mi veniva'. La seconda, con il documentario collettivo Grido per un nuovo Rinascimento per ottenere la Giornata nazionale dei lavoratori dello spettacolo che ora cade il 24 ottobre". Ma Fedra è un'altra cosa. "Avevo gran voglia di lavorare con Valentina Banci - racconta - Lei era stata già Medea a Siracusa, ma quando i produttori mi hanno proposto Seneca, il padre della psicanalisi ancora prima di Freud, e un testo così forte, pensavo fossero impazziti. Ma poi, perché no? Ne avevo un ricordo scolastico. Rileggerlo a 60 anni, con un bagaglio di vita e lavoro, mi ha spalancato un nuovo mondo. Fedra è figlia di una storia familiare incredibile". Sorella del Minotauro, si innamora di Ippolito, figlio di suo marito Teseo. Davanti al suo rifiuto, però, inventa una violenza subita e si uccide. Teseo, accecato di ira e dolore, crederà a lei e scatenerà contro il figlio le furie degli Dei. "Il tema di fondo è la coscienza, la volontà di guarire - prosegue - Siamo tutti vittime o figli della nostra storia familiare e se riusciamo a esserne coscienti, possiamo liberarci di certe trappole. Laddove, invece, ne siamo inconsapevoli o non lo affrontiamo, finiamo vittime delle nostre pulsioni più sfrenate". Di fronte al testo, prosegue la Ricci, "mi sono chiesta con chi empatizzo? Con i brandelli in cui Ippolito viene fatto dal mostro marino - dice - Ciclicamente, tutti noi essere umani siamo ridotti a brandelli. Da lì, l'idea di collocare la storia in una sorta di sfasciacarrozze, una discarica di tutti i tempi, dove i secoli si mescolano uno sull'altro. Son tutti lì, in mezzo a un mare di stracci, con il coro smembrato", dice, recitando a memoria i versi di ogni personaggio. Altra "licenza", il Messaggero, interpretato non da un uomo, ma da Ilaria Genatiempo, perché "per bocca di una donna, forse una madre, il racconto della mostruosità che Teseo ha scatenato contro il figlio, assume tutta un'altra forza".
A metà dicembre Elena Sofia Ricci riprenderà la tournée de La dolce ala della giovinezza di Tennessee Williams, con la regia di Pier Luigi Pizzi. Sarà difficile tornare "solo" attrice? "No, anzi - risponde - Con il tempo ho imparato sempre più, nella vita come sul lavoro, a lasciarmi guidare. E poi il personaggio di Alexandra Del Lago lo sognavo da quando avevo vent'anni. Il teatro - ammette - mi è mancato a lungo. Nate le bambine, andare in tournée era troppo pesante. Oggi è un lusso che mi posso concedere", sorride. Ma da regista, come si vive il debutto? "A Roma sarò tutte le sere accanto al fonico a controllare - promette - Già mi vedo a fare il tifo come l'allenatore della Nazionale".

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