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ESG nei mercati emergenti: quattro miti da sfatare

Con 2.700 miliardi di dollari in circolazione tra più di 600 società, il mercato del debito emergente è uno dei settori obbligazionari a più rapida crescita. Eppure alcuni esitano ad acquistare società dei mercati rifacendosi a idee superate in merito a tali emittenti, soprattutto per quanto concerne i rischi ambientali, sociali e di governance (ESG).

Per gli esperti di AllianceBernstein (AB) gli investitori devono ridurre la confusione che regna intorno ai rischi ESG nei mercati emergenti (ME). Di seguito gli esperti cercano di sfatare i quattro miti ESG più comuni.

 

Le società dei ME agiscono male nei confronti dell’ambiente.

Il primo mito comune è che le società dei ME siano pessimi esempi della cosiddetta “old industry”. Sebbene in passato abbiano pesantemente contribuito all’inquinamento, ora non è più così. Negli ultimi cinque anni l’universo delle obbligazioni corporate dei ME è sempre meno composto da settori tradizionalmente più inquinanti, come il petrolio e il gas, a favore di industrie più rispondenti ai criteri ESG, tra cui quella dei servizi di pubblica utilità, dove molte società stanno passando a fonti di energia rinnovabile, e dei beni di consumo, comprendente sanità e alcune società di e-commerce. Inoltre l’universo corporate dei ME è migliorato notevolmente per quanto concerne gli indicatori di sostenibilità grazie alla fiorente emissione di strumenti obbligazionari ESG come le obbligazioni verdi e quelle correlate alla sostenibilità. In sintesi quindi le società dei mercati emergenti fanno parte della soluzione per una migliore tutela dell’ambiente.

 

Le società dei ME presentano un pessimo track record in fatto di governance.

Il secondo mito comune riguarda la corporate governance dei ME, ritenuta decisamente inferiore a quella dei mercati sviluppati (MS). Nel complesso, le società dei ME evidenziano livelli di governance leggermente inferiori a quelli delle società dei MS, ma in entrambi i gruppi si ravvisa un’ampia dispersione. Per avere successo negli investimenti è cruciale distinguere tra buone e cattive prassi di governance poiché la posta in gioco può essere elevata. In alcuni casi, però, la posta in gioco viene vinta. Ad esempio, gli sforzi profusi dalle aziende coscienziose per migliorare la loro governance possono ripagare profumatamente gli investitori. Le questioni di governance, quindi, non pesano eccessivamente sulle società dei ME rispetto alle controparti dei MS, ma distinguere una buona governance da una cattiva è estremamente complesso, il che ci porta al terzo mito.

 

Applicare i criteri ESG alle obbligazioni corporate dei ME è troppo complicato.

Poiché in questo universo i rischi ESG possono sembrare eccessivamente opachi o complessi, molti investitori non effettuano una due diligence tanto approfondita da permettere di differenziare all’interno del settore corporate dei ME. Tramite una metodologia di ricerca e un processo d’investimento sufficientemente solidi è tuttavia possibile individuare e gestire i rischi ESG e altri rischi associati alle società dei ME. In particolare, un approccio a 360 gradi alla collaborazione tra team di economisti, analisti, gestori di portafoglio e specialisti in investimenti responsabili garantisce la raccolta e la valutazione di informazioni rilevanti e tempestive.

 

Il concetto ESG è troppo nuovo e di nicchia per essere efficace nelle società dei ME.

La terminologia ESG può anche essere nuova, ma i rischi ESG non lo sono in quanto rappresentano dei veri e propri rischi di credito. La ricerca di AB ha dimostrato che circa due terzi delle obbligazioni corporate dei ME che hanno sottoperformato negli ultimi 10 anni presentavano questioni ESG, da eventi ambientali catastrofici a frodi contabili. Per contro, le condizioni di finanziamento possono risultare migliori per le società con solide prassi ESG, il che rafforza i profitti dell’emittente.

 

Tutto ciò dimostra quanto sia importante per gli investitori incorporare i fattori ESG nella loro analisi, essendo determinanti per i profitti degli emittenti, oltre al fatto che, tenendo conto di tali fattori nell’investire in società dei mercati emergenti, è possibile finanziare la transizione del mondo verso una maggiore emancipazione sociale e sostenibilità ambientale.

 

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