La parola della settimana è salvataggio

di Massimo Sebastiani

Io ti salverò è il titolo di uno dei più celebri film di Alfred Hitchcock: non è uno dei suoi più riusciti, nonostante contenga almeno una sequenza rimasta celebre, quella del sogno di Gregory Peck illustrato con le scenografie di Salvador Dalì. Il film però, che secondo il regista doveva essere il primo film di psicoanalisi, è diventato un modo di dire, tanto da essere usato per rappresentare una sindrome, anche detta della crocerossina, perché colpisce prevalentemente le donne, o sindrome di Wendy, dal nome della sorella di tre fratellini nella favola di Peter Pan. Indica l’attitudine di chi vuole ‘salvare’ l’altro, di chi vuole accudire e proteggere qualcuno, in genere l’amato, anche a costo di sacrificare la propria vita e anche quando l’impresa sembra disperata soprattutto perché l’altro non vuole essere salvato: da una dipendenza, da cattive compagnie, da abitudini nefaste e autodistruttive, dalla depressione o semplicemente da una vita insoddisfacente. D’altra parte salvare è profondamente gratificante.

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L’espressione salvataggio nel gioco del calcio si usa in vari modi: salvataggio in extremis, salvataggio sulla linea di porta e, per chi lo realizza, il gesto vale praticamente come un gol segnato nella porta avversaria. E’ logico: perché salvare significa in questo caso evitare una rete al passivo e dunque evitare una sciagura, sportivamente parlando. L’etimologia della parola salvare e salvo rimanda proprio a questo: conservare, custodire, difendere, scampare, trarre fuori da un pericolo. Sia l’origine sanscrita, sarvas, che quella antico persiana, harvas che viene collegata al greco olos (in cui la s è stata sostituita dallo spirito aspro sulla o) , si riferiscono a intero, integro e la sarva in gotico è un arma difensiva. Per non dire della salvia, l’erba aromatica che si chiama così per i suoi supposti effetti benefici.

La scialuppa di salvataggio mette al riparo le vite umana da una potenziale tragedia e in generale i mezzi di salvataggio sono tutti quegli strumenti adatti a portare soccorso a persone la cui vita sia in pericolo. Amiche di salvataggio è il titolo felice di un libro delicato e brillante di una scrittrice e giornalista che ci ha lasciato troppo presto: Alessandra Appiano. Una specie di Io ti salverò in versione positiva e non autodistruttiva, autoironica, giusto un po’ malinconica e soprattutto interamente declinata al femminile. L’idea che salvare qualcosa significhi conservarla integra, intatta, non disperderla rimanda al concetto di salvataggio di cui si è parlato di recente con riferimento ad una banca e ai risparmiatori che ad essa si erano affidati.

Ma vale, nello stesso senso, per un bene culturale o un’opera d’arte (il salvataggio dei centri storici, per esempio) o anche per la conservazione di un testo o di un qualunque altro oggetto in informatica: se ci pensate ‘save’ una delle parole che clicchiamo più spesso. Salvataggio è in realtà la versione più moderna di termini che i puristi della lingua preferiscono ma che sono decisamente passati di moda nell’uso comune: salvamento, salvazione o salvezza.

Quest’ultima usata soprattutto con accezione religiosa. In questo contesto la salvezza ha qualcosa di magico e al soter, Salvatore, nella grecia antica venivano dedicate le soterie, feste religiose accompagnate da musica e spettacoli ginnici e la soteria  n psichiatria e' un disturbo conistente nel senso di sicurezza che si avverte solo in presenza di un determinato oggetto, in sostanza la coperta di linus. D'altra parte dall'esperienza misterica degli oracoli caldaici al salvator mundi di Leonardo Da Vinci il concetto di salvezza non e' mai stato disgiunto dall'elemento magico. 

Ma è il cristianesimo, fondato sull’idea del peccato originale, CHE ne ha fatto un concetto chiave. E se nell’Antico testamento si parla di salvezza da catastrofi e distruzioni, cioè prevalentemente da eventi naturali, per quanto eccezionali e causata dall’ira del Signore, nel Nuovo Testamento Gesù, che ha un linguaggio diretto e non le manda a dire, spiega chiaramente che la salvezza non è per tutti. Nel vangelo di Luca si legge: “Quando gli fu chiesto: ‘Sono pochi quelli che sono salvati?’, Gesù rispose: ‘Sforzatevi con vigore per entrare dalla porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrare ma non potranno’”.

Resta il fatto che la maggioranza degli uomini, da allora e fino ad oggi, ha chiesto a Dio, ad un amico, all’analista o a se stesso di essere salvato soprattutto dalla solitudine o dalla potenza devastante di un amore distruttivo come ci ricorda in una celebre canzone la splendida Aretha Franklin.

Il brano SAVE ME di Aretha Franklin

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