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Cannes, Jodie Foster alle donne: 'E' il momento'

"Mia madre mi sconsigliò la regia, felice di non averla ascoltata"

 © EPA
  • dell'inviata Alessandra Magliaro
  • CANNES
  • 08 luglio 2021
  • 09:18

Usa parole come 'rinascita' 'non ho paura' 'cambiamenti' 'transizioni culturali', ha un curriculum incredibile che le è valso la Palma d'oro d'onore ma poi si gira di scatto e incroci quello sguardo inconfondibile, quella luce d'intelligenza con cui proprio qui al festival di Cannes aveva incantato accanto a Martin Scorsese per Taxi Driver che poi vinse la Palma d'oro. E' sempre lei, Jodie Foster, tredicenne qui sulla Montee des Marches nel 1976, a mantenere quella verve ragazzina, che sui documenti ha 58 anni e nel frattempo diventata oltre che attrice di successo, anche regista, produttrice, attivista dei diritti LGBT seppure con il suo stile, fermo, autoritario ma non urlato.

Il 'Rendez Vous' con lei nella sala Bunuel del Palais du Festival è andato esaurito in qualche ora perchè sentirla raccontare era un'occasione troppo ghiotta non solo per la stampa accreditata ma per tutti i cinefili e studenti di cinema che qui abbondano. Aneddoti, storie tristi, retroscena che hanno tenuto banco per oltre un'ora lasciando spazio anche alle domande. "E' il momento giusto", ha detto la Foster in un francese perfetto, "mai come ora a Hollywood e nel mondo del cinema c'è l'occasione di farsi valere, la possibilità dopo anni di lotte, di vedere rappresentati tutti. It's the right time, ripete, per raccontare nuove storie perchè le cose sono completamente cambiate, le prospettive per le donne sono completamente diverse. Posso dirlo con certezza: ho cominciato a recitare a 3 anni".

Jodie Foster ha parlato di transizione culturale, "di un momento in cui riusciamo ad ascoltare tante differenti voci nel cinema", esprimendo fiducia nel governo Biden e portando come esempio The Mauritian di Kevin MacDonald, il suo ultimo film in cui si parla delle vicende di Mohamedou Ould Slahi, detenuto a Guantanamo dal 2002 al 2016. Ed è qui che usa e sottolinea la parola 'rinascita' 'rinnovamento' e non intende solo nel cinema.

Poi l'ex bambina prodigio (il poster della crema Coppertone resta una delle pubblicità storiche) , l'attrice del Silenzio degli Innocenti, di Sotto Accusa con cui vinse l'Oscar, ma anche di Ombre e nebbia, di Panic Room e di tanti altri titoli tra cui Carnage di Roman Polanski, racconta la sua guida costante: la realta. "sono attirata da tutto quello che è reale, è la mia unica domanda da regista, è vero? E' credibile? E' reale? Non importa che storia è, che genere di film è ma la mia unica domanda è quella".
E pensare, ha svelato divertendo la platea, che "mia madre voleva proseguissi solo a recitare, quando ho deciso che oltre all'attrice volevo essere anche regista e produttrice mi disse di lasciar perdere e sono così fiera di non averla ascoltata".

Nel corso dell'incontro, in cui ha confessato: la "standing ovation della cerimonia di apertura mi ha emozionata, mi ha riportato indietro a 45 anni fa, mi ha fatto provare nostalgia e anche gratitudine per tutti i registi che mi hanno diretta, formata e che hanno ispirato il mio lavoro. Ero davvero una ragazzina accanto a De Niro, venni a Cannes triste per un lutto, il mio cagnolino che in aeroporto cadde e morì, una storia orribile mentre dovevo essere felice per quello che mi stava accadendo. E a ripensarci una cosa tragicomica".

La strada che ha fatto, lei che riservatissima ad un certo punto ha dichiarato la sua omosessualità, ha avuto due figli durante la relazione con la produttrice cinematografica Cydney Bernard e dal 2014 si è sposata con la fotografa Alexandra, a Cannes qui con lei, è tanta e parallela a quanto accaduto nell'industria cinematografica: "quando ho cominciato non c'erano tante donne salvo nel reparto di costumi e make up, ora ci sono tante produttrici, registe, ci sono dei visibili progressi: siamo pronte a prenderci dei rischi e ad andare avanti verso l'uguaglianza che è lontana dal compiersi, persino sul set quando dirigi devi faticare per affermare il tuo ruolo, la tua posizione di autorità da te si aspettano sempre un altro trattamento".

Forse per questo ha accennato ad un suo progetto accarezzato da tempo: un film sulla controversa ma pionieristica Leni Riefenstahl, la fotografa e regista della Germania di Hitler. Infine ha ricambiato i complimenti di Pedro Almodovar, definendolo "il primo regista femminista del cinema" e di Spike Lee ha detto che "il suo cinema è come un teaser per il mondo black, ossia una bollente fonte di ispirazione".

  • dell'inviata Alessandra Magliaro
  • CANNES
  • 08 luglio 2021
  • 09:18

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