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Lea Seydoux, la regina di Cannes resta a Parigi, il mio cuore è con voi

Desplechin, racconto i tormenti di Roth prima del #Metoo

Cannes: Lea Seydoux positiva, cancella l'arrivo © EPA
  • dell'inviata Alessandra Magliaro
  • CANNES
  • 14 luglio 2021
  • 19:43

"La regina di Cannes": a leggerli oggi quei titoloni dei giornali francesi e dei magazine internazionali suonano come dei porta sfortuna perché, pur senza essere superstiziosi, avere quattro film al festival, di cui tre in concorso e scoprire di essere positivi al Covid nonostante la doppia vaccinazione è davvero una gran bella sfiga. Accade a Lea Seydoux, una delle migliori attrici della sua generazione, lanciata da La Vie d'Adele di Kechiche nel 2013 con cui vinse la Palma d'oro insieme a Adèle Exarchopoulos e al regista. Oggi ha ufficialmente cancellato il suo viaggio: "Purtroppo devo mettermi in quarantena a Parigi e non potrò partecipare al Festival di Cannes. Vorrei poter celebrare il ritorno al cinema e al mio festival preferito, ma è nell'interesse di tutti avere un eccesso di cautela e fare la mia parte per mantenere tutti in sicurezza". La notizia della sua positività era circolata giorni fa e la conferma ulteriore si è avuta quando l'attrice francese era assente dalla trionfale Montee des Marches di "The French Dispatch" di Wes Anderson lunedì. Così oggi ci si accontenta, si fa per dire, di una doppia interpretazione: nel film in concorso The story of my wife della regista ungherese Ildiko Enyedi con Josef Hader, Sergio Rubini e Louis Garrel, e in Deception (Inganno), diretto da Arnaud Desplechin. In quest'ultimo la Seydoux è conturbante, perfetta nella parte dell'amante inglese di un romanziere americano momentaneamente a Londra. Il film, sceneggiato dal regista con Julie Peyr, è basato sull'omonimo autoindulgente autobiografico romanzo di Philip Roth del 1990, girato durante la pandemia nel settembre scorso. Al centro del film il rapporto tra Philip (Denis Podalydès) famoso scrittore americano che nel 1987 vive a Londra in una sorta di esilio volontario e la sua amante che lo va a trovare regolarmente nel suo studio dove fanno l'amore sul pavimento, parlano di ebrei, di letteratura, discutono e fanno pace, parlano per ore di tutto, incluso delle donne che hanno lasciato un segno nella vita dello scrittore. L'amante Lea (con costumi da premio) con il suo carisma, fantasia, libertà empatia lo ispira diventando la materia stessa del nuovo romanzo. E poi ci sono le altre donne, la moglie (Anouk Grinberg), un'ex amante a New York ammalata di cancro (Emmanuelle Devos), un'altra cecoslovacca conosciuta anni prima. Una storia potente sull'amore e sull'inganno, sulla lealtà, sull'amore fuori dal matrimonio, sull'intimità. "Amo questo libro: è un meraviglioso dialogo romantico, una storia priva di giudizio, prima del movimento #MeToo. I nostri due eroi erano intrappolati nello studio dello scrittore, nello stesso modo in cui lo eravamo noi, confinati da un lockdown. Fare questo film con Léa Seydoux è stato rinfrescante e arricchente. Non l'ho mai vista recitare così forte. È una grande attrice", ha detto il regista che include un capitolo in cui lo scrittore è accusato di crimini sessisti in un'aula di tribunale di femministe arrabbiate. A un certo punto, l'amante lo processa. "Può spiegare alla corte perché odia le donne?". "Ma non le odio", dice come nel romanzo che rinvia a tutta la bufera sulla misoginia di pari passo con la fame di sesso del venerato maestro americano, morto nel 2018. "Applaudo tutti e quattro i miei registi e il cast per i loro straordinari risultati. Da lontano e nei pensieri, sono con voi con tutto il mio cuore", ha scritto la Seydoux. Il quarto titolo, oltre Anderson, Enyedi, Desplechin, è France di Bruno Dumont, in programma domani. La si vedrà poi Bond girl in No time to die, l'ultimo 007 di Cary Fukunaga in freezer per la pandemia e tra l'altro nel nuovo Crimes of the Future che prepara David Cronenberg.

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