Tempo Libero

Dalle serie tv uno sguardo su Israele e il conflitto

Da Fauda a Shtisel, le complessità del Medio Oriente

Fauda © ANSA
  • di Alessandra Magliaro
  • ROMA
  • 13 giugno 2021
  • 16:23

L'escalation delle tensioni in Israele e in Cisgiordania diventata nel maggio 2021 qualcosa di molto pericolosamente vicino ad una guerra, con centinaia di morti (230 palestinesi, 12 israeliani) e centinaia di feriti, razzi e colpi di mortaio lanciati dalla Striscia di Gaza verso Tel Aviv e oltre 500 attacchi contro obiettivi terroristici di Hamas e Jihad. Se questa è la realtà con le sue attuali implicazioni tragiche, nella forma di finzione, cinema ma soprattutto serie tv da tempo raccontano, appassionando milioni di spettatori, la complessità di questa parte di mondo in conflitto praticamente da sempre, ossia dal 14 maggio 1948, quando dopo la Dichiarazione d'indipendenza israeliana scoppiò una guerra tra gli stati arabi e il neonato Stato di Israele.
E' un modo certamente comodo, da spettatori, quello di saperne di più su Israele dalla poltrona di casa o della sala, ma al tempo stesso utile per avvicinarsi ad un universo decisamente complicato, saperne di più.
Resta il fatto che negli ultimi anni Israele si è distinto nella produzione, diventando tra i paesi leader nel mondo e oggi quei prodotti sono tra i più visti e venduti. Sul conflitto in corso una guida tv può partire da Fauda (in arabo "caos"): la serie, arrivata alla terza stagione, è popolarissima, la più vista persino dagli arabi (in Italia è su Netflix): fotografia livida e sovraesposta e riprese realistiche per una storia militare proprio su arabi e palestinesi. Lior Raz e Avi Issacharoff sono gli ideatori: il primo, che è anche il protagonista, è un ex militare del Mista'arvim, l'unità speciale dell'esercito israeliano, un corpo scelto con soldati specificamente addestrati per camuffarsi da arabi per a catturare in casa loro i terroristi palestinesi, con operazioni dure e pericolosissime anche per i civili. La prima stagione è stata girata durante la crisi di Gaza nel 2014, un episodio è dedicato a Iris Azulai, una 19enne del Mista'arvim fidanzata di Lior Raz, pugnalata a morte da un terrorista arrivato da Betlemme, e anche la terza stagione torna negli stessi territori. Il protagonista Doron, un comandante del Mista'arvim, nella prima stagione dà la caccia alla Pantera, un superterrorista di Hamas, nella seconda ad una cellula dello Stato islamico, nella terza entra sotto copertura a Gaza in un'escalation di azioni spietate.
Il burnout psicologico di queste vite votate al conflitto è un sottotesto frequente in altre serie. Nella stessa BeTipul ossia In Treatment (premiatissimo format poi replicato in Usa e anche in Italia) tra i protagonisti c'è un pilota in crisi dopo aver bombardato civili palestinesi, mentre il meraviglioso film d'animazione Valzer con Bashir del 2008 scritto e diretto da Ari Folman sul massacro di Sabra e Shatila del 1982 prende spunto dagli incubi ricorrenti che il regista, ex-fante dell'esercito israeliano, ascolta da un suo ex-commilitone che non trova pace per le uccisioni compiute nei campi profughi palestinesi durante la guerra in Libano (il nuovo Ari Folman, Where is Anne Frank? è tra i favoriti per Cannes 2021). Più d'azione è Tehran, la cui prima stagione è su Netflix con protagonista Tamar Rabinyan (Niv Sultan), nata in Iran ma cresciuta in Israele, hacker informatica che lavora per il Mossad cui viene affidata una missione pericolosa: tornare in Iran e manomettere la centrale nucleare Iraniana. Su Sky, c'è targata BBC, The Honourable Woman - Di Chi ti Puoi Fidare? con Maggie Gyllenhaal nel ruolo di Nessa Stein, anglo-israeliana che alla morte del padre, sionista industriale delle armi, riconverte le sue aziende per un progetto che favorisca il dialogo di pace.
La complessità di Gerusalemme è rappresentata in Shtisel, la serie amata ovunque (la terza stagione è tra le più viste su Netflix attualmente) che è una sorta di immersione nel mondo a noi lontanissimo degli ebrei ultraortodossi. Shulem Shtisel (Dov Glickman) è il rabbino capofamiglia che veglia sull'intera comunità tra i quartieri di Mea Shearim e Goula. Vediamo così nella quotidianità l'applicazione delle regole dell'haredi, quei precetti religiosi da rispettare, dalla combinazione di matrimoni all'abbigliamento 'modesto', dalle donne procreatrici di figli (come reazione alla Shoah) alla pratica del Talmud, dal divieto di internet alle rigide separazioni tra i sessi. Qui la Palestina entra poco, ma Israele diviso al suo interno sì.
Sono alcuni esempi della forza narratrice di questa cinematografia e del potere della suggestione per spettatori, come siamo noi, che ben poco sappiamo di quel Medio Oriente. Oltre che occasione per apprezzare una nuova leva di attori, guidata dalla bravissima Shira Haas, l'attrice israeliana di 26 anni che sarà Golda Meir e che è tra i talenti emergenti nel mondo dopo Shtisel, Unorthodox e il film Asia di Ruthy Pribar.
   

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