Difficile l'accesso ai servizi sanitari per le neo mamme

Indagine in 20 paesi della UE durante la pandemia, primi risultati su The Lancet

Redazione ANSA TRIESTE

TRIESTE - La pandemia "ha creato difficoltà di accesso ai servizi sanitari" alle neo mamme in 20 Paesi europei. "Inoltre, anche se in misura diversa tra Paesi e nel tempo (maggiormente nel 2020 rispetto al 2021), le mamme hanno lamentato la mancanza del papà in sala parto e in alcuni casi restrizioni nell'allattamento o nel contatto pelle a pelle col bambino". Sono alcuni dati preliminari del progetto internazionale IMAgiNE EURO, coordinato dal Centro Collaboratore dell'Oms per la Salute Materno Infantile dell'Irccs Burlo Garofolo di Trieste, che si basa un network di ricercatori attivo in 20 Paesi della regione europea dell'Oms. I primi risultati sono stati pubblicati sulla rivista The Lancet Regional Health.

I dati sono stati raccolti attraverso un questionario sulla percezione della qualità delle cure materno infantili, a cui hanno risposto - afferma la responsabile del Cc Oms Marzia Lazzerini - oltre 24 mila mamme (di cui circa 4800 italiane) che hanno partorito durante la pandemia. Inoltre sono state raccolte le risposte di circa 3 mila operatori sanitari. Il network di ricerca - spiega l'Irccs - è costituito per la maggior parte da volontari e include sia Università e Istituti di ricerca sia agenzie internazionali come l'Unicef e Ngo attive nell'area dei diritti umani.

I dati emersi finora, aggiunge Lazzerini, confermano altri studi: "In particolare nelle fasi iniziali, nel 2020, trattandosi di una nuova malattia e non essendo disponibili sufficienti evidenze scientifiche, c'erano incertezze sulle pratiche migliori da adottare. Al momento attuale esistono molte più conoscenze, e anche maggiore tecnologia per assicurare il mantenimento delle buone pratiche come allattamento materno, contatto pelle a pelle, rooming-in e migliore assistenza". "Un progetto di utilizzo dei dati per migliorare la qualità delle cure materno infantili - conclude Lazzerini - è già in corso in Friuli Venezia Giulia, tramite il supporto della Regione, e sta dando risultati molto buoni grazie alla collaborazione di un grosso gruppo di lavoro multidisciplinare che include oltre cento professionisti nei nove centri nascita presenti sul territorio. I risultati saranno resi disponibili a breve".
    (ANSA).
   

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