Parodontite, causata da fattori genetici e ambientali

Risponde il dottor Piacentini (Sidp), può comparire anche in età giovanile

Redazione ANSA ROMA

 Numerosi test genetici sono stati proposti con l'ambizione di definire la suscettibilità di un individuo a diverse malattie, oppure per effettuarne la diagnosi.
    Attualmente, per esempio, si possono utilizzare per sapere se un paziente è affetto da COVID-19: mediante tampone nasale è possibile "catturare" materiale genetico del virus (Sars COV-2), che successivamente viene processato in laboratorio e che ci permette di sapere se un individuo è stato contagiato (positivo), a prescindere dalla presenza o meno di sintomatologia. Nel caso della parodontite si è pensato che il DNA potesse decidere chi ha più probabilità di ammalarsi e chi no.
    La realtà è ovviamente più complessa: una serie di meccanismi, fattori ambientali e comportamentali possono influire sul risultato della trascrizione e della traduzione del DNA. Ogni proteina del nostro corpo viene prodotta a partire dal DNA: una sua modifica e la proteina sarà diversa o ne verrà prodotta di più o di meno.
    Per quanto riguarda la parodontite la situazione è assai più tortuosa perché a differenza di altre malattie questa è il risultato della azione di numerosi meccanismi eziopatogenetici e dalla risposta a cascata di una lunga serie di enzimi e catalizzatori che aumentano o riducono l'infiammazione e quindi modulano la risposta del singolo paziente.
    La parodontite può presentarsi sotto forme diverse in termini di gravità e può comparire anche in età giovanile: questa variabilità è in parte determinata dalla suscettibilità genetica individuale allo sviluppo della malattia e dall'interazione tra fattori genetici e ambiente esterno.
    Una delle linee di ricerca che maggiormente si sta sviluppando negli ultimi anni è l'epigenetica, ovvero lo studio di espressioni diverse di determinati geni piuttosto che alterazioni vere e proprie della sequenza del DNA: ogni tessuto che compone l'organismo umano ha un unico profilo epigenetico, che può essere soggetto ad alterazioni intrinseche (i.e. durante lo sviluppo) oppure estrinseche (i.e. dovute allo stress).
   Per questo, alcune caratteristiche della crescita dei nostri genitori e dei nostri nonni (i.e. la disponibilità di cibo) possono influire sullo sviluppo di malattie, tra cui la parodontite, nella nostra generazione.

I test genetici possono essere applicabili alla clinica?

Uno dei test che è stato maggiormente utilizzato per valutare la suscettibilità di un individuo alla malattia parodontale è quello dell’interleuchina-1, una proteina che viene rilasciata in risposta a infezioni batteriche e che favorisce la risposta infiammatoria. Alcuni soggetti sviluppano una quantità molto elevata di questa molecola in risposta all’aggressione da parte dei batteri parodontopatogeni, che si manifesta con una marcata distruzione dei tessuti di supporto del dente. I risultati ottenuti dagli studi fatti finora sono incoraggianti ma non sono ad oggi riusciti a portare informazioni che siano applicabili alla clinica parodontale. In altre parole qualunque sia il risultato del test genetico questo non rimane che una informazione che tuttavia non modifica né la diagnosi né il trattamento della malattia parodontale. Ricercatori e medici cercano continuamente modi per rendere i trattamenti clinici più accettabili e predicibili per i pazienti, cercando di ridurre per quanto possibile i costi legati al trattamento. Alla luce delle conoscenze attuali non è ritenuto consigliabile l’utilizzo di test genetici nei pazienti parodontali se non per scopi di ricerca


   

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