Probiotici, prebiotici e simbiotici per la salute orale

Risponde il dottor Nicola M.Sforza, presidente eletto SIdP

Redazione ANSA ROMA

Nella società contemporanea si stanno sempre più enfatizzando comportamenti volti a perseguire stili di vita sani; tra questi, l'assunzione di integratori alimentari al fine di mantenere uno stato ottimale di salute, sembra rivestire un ruolo importante nella prevenzione verso patologie per le quali il soggetto risulti a rischio. Un classico esempio di terapia naturale di integrazione è dato dall'impiego dei probiotici, ovvero "organismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell'ospite" (definizione OMS e FAO).
Nel cavo orale sono presenti circa 500-700 specie batteriche che vivono in equilibrio tra di loro. Quando questo equilibrio si altera in favore di specie patogene, si instaura una patologia.

I batteri probiotici spesso già vivono nel tratto gastro-intestinale delle persone e aiutano a mantenerlo in salute, agendo in antagonismo con i batteri patogeni attraverso molteplici azioni, tra cui: la produzione di sostante antimicrobiche che distruggono i patogeni, la competizione per i siti dove possono aderire alla mucosa che riveste l'intestino, il rafforzamento della funzione "barriera" della mucosa stessa e della risposta immunitaria del soggetto.

Per esempio, a livello del tratto gastrointestinale essi possono essere utilizzati per migliorare i sintomi dei soggetti affetti da celiachia o per ridurre diarrea e ospedalizzazione nei pazienti affetti da gastroenterite virale. Anche a livello sistemico giocano un ruolo benefico importante, in quanto sono in grado di migliorare il metabolismo glucidico nei pazienti affetti da diabete di tipo 2 (alimentare) e ridurre l'infiammazione sistemica in caso di patologia renale cronica.

Nello specifico della bocca, sappiamo che oltre ad avere una possibile azione inibitrice nello sviluppo del cancro orale , i probiotici possono essere utilizzati anche nella terapia della parodontite e della perimplantite. Queste due patologie sono a tutti gli effetti delle disbiosi, cioè alterazioni del microbioma che determinano infiammazione dei tessuti che circondano e supportano il dente o gli impianti dentali. La somministrazione di probiotici durante la terapia può migliorare l’impatto dei risultati clinici della terapia stessa, contribuendo alla guarigione dell’ infiammazione gengivale anche a lungo termine.

In particolare, la terapia della parodontite e della perimplantite prevedono in primis la rimozione della placca batterica e del tartaro sopra e sotto-gengivale.

I probiotici, utilizzati in questo contesto, possono essere utili nel favorire una ricolonizzazione della tasca parodontale da parte di microrganismi “più buoni” e meno aggressivi: ribilanciare in modo guidato il rapporto tra batteri saprofiti e patogeni nei siti trattati, evitando che le specie in grado di causare le malattie parodontali prevalgano su quelle normalmente presenti nel cavo orale, potenzialmente migliora la performance di guarigione. Anche il trattamento dell’alitosi, causata spesso da batteri che si annidano nella patina che si forma sul dorso della lingua o negli anfratti del cavo orale più difficili da pulire, può trarre beneficio dall’utilizzo di batteri probiotici.

Questa strategia terapeutica che vede l’utilizzo di microrganismi “buoni” per contrastare i batteri patogeni, è alla base anche del concetto di prebiotico: sostanza che, assunta con l’alimentazione, non viene assorbita dall’organismo, ma è in grado di favorire la crescita e l’attività dei batteri utili alla salute del tratto gastro-intestinale, come ad esempio l’inulina. I prebiotici sono in grado di modificare positivamente anche la composizione microbiologica della cavità orale, incrementandone la resistenza alla disbiosi e favorendo il ritorno ad uno stato di salute. Essi sono presenti in molti alimenti, tra cui l’avena, la banana, la mela, l’aglio e la cipolla.

Prebiotici e probiotici assieme - alimenti simbiotici - possono agire in sinergia a beneficio della salute del soggetto in quanto i prebiotici agiscono migliorando la sopravvivenza, l’adesione e l’attività dei probiotici nel tratto gastrointestinale. Molti studi clinici in letteratura ci stanno mostrando come questo approccio innovativo appaia utile come terapia coadiuvante per il trattamento dell’infiammazione gengivale, persino nei pazienti fumatori, che presentano di per sé un rischio più elevato di sviluppare malattie parodontali e con una risposta alla terapia sub ottimale rispetto ai pazienti non fumatori.

Tutto ciò sembra quindi rappresentare un approccio terapeutico promettente, benchè siano necessari ulteriori studi clinici, basati su numeri elevati di pazienti e con l’isolamento dei fattori confondenti i risultati dello studio, per definire completamente la portata di questo innovativo approccio nella terapia delle malattie parodontali.

 


   

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