Viaggiare tra ceramiche e colture con la Realtà Virtuale

Le microimprese scoprono le potenzialità del digitale

Redazione ANSA

Camminare tra i filari di un campo di pomodori San Marzano Dop o scoprire da vicino i segreti degli artisti delle ceramiche di Vietri senza neanche uscire di casa: sono alcune delle tante applicazioni possibili usando la realtà virtuale, visori per immergersi in mondi ricostruiti in digitale. Anche le piccole realtà imprenditoriali scoprono le nuove opportunità in arrivo con la trasformazione tecnologica.

Trasportare una persona da un luogo all’altro del pianeta in pochi istanti, un sogno della fantascienza che ormai è alla portata di tutti. In pochi anni la Realtà Virtuale (Vr) ha trovato grande diffusione trasformando la nostra esperienza del mondo ha aperto le porte a un’infinità di possibili applicazioni anche in realtà che sembrano essere lontanissime dal mondo digitale. Così artigiani e coltivatori hanno scoperto nuove forme per avvicinare clienti in ogni luogo del pianeta.

A testimoniarlo sono le storie raccolte da PidMed, il prototipo di Punto Impresa Digitale progettato dalla Camera di Commercio di Salerno e l’Università Federico II di Napoli che in questi anni si è concentrato a sostenere una trasformazione digitale ‘su misura’ delle migliaia microimprese che caratterizzano il territorio italiano. Tra i tanti esempi l’azienda di ceramiche Erre di Vietri che grazie alla realtà virtuale risponde ora all’esigenza di raccontare l’alto valore aggiunto dei propri prodotti trasportando gli utenti all’interno dei propri stabilimenti e nei laboratori dove vengono disegnate le maioliche. Oppure passeggiare tra i campi di pomodoro San Marzano Dop dell’azienda Gustarosso e seguire tutte le fasi di lavorazione del prodotto.

“Per le sue caratteristiche socioeconomiche – ha osservato Alex Giordano, coordinatore di PidMed e direttore del programma di innovazione sociale e tecnologica Societing 4.0 dell’Università Federico II – in Italia non è perseguibile un modello di innovazione simile a quello proposto dalla Silicon valley. Serve puntare invece un modello nuovo, ‘mediterraneo’, che, come in questi casi, sappia rispondere e adeguarsi alle caratteristiche del nostro contesto fatto di piccole e piccolissime imprese”.




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