La prima atmosfera di un pianeta alieno vista in HD

Vista dal telescopio spaziale James Webb

Redazione ANSA

Un nuovo primato segnato dal telescopio spaziale James Webb (Jwst), di Nasa, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e canadese (Csa): ha fotografato l’atmosfera di un pianeta alieno con un dettaglio mai raggiunto prima, riuscendo a fornire un ritratto completo della sua composizione chimica. Si tratta di un risultato che va ben oltre le aspettative, e che promette una nuova fase di esplorazione dei pianeti esterni al Sistema Solare. L’analisi dei dati ottenuti ha coinvolto centinaia di ricercatori, che li hanno pubblicati in cinque studi disponibili online sulla piattaforma arXiv, che accoglie articoli in attesa della revisione della comunità scientifica.

Il pianeta che ha permesso a Webb di dare prova delle sue straordinarie capacità è Wasp-39b, un ‘Saturno caldo’ con una temperatura di circa 870 gradi che orbita vicinissimo intorno ad una stella distante 700 anni luce. Per catturare la luce di Wasp-39b, il Jwst ha seguito il pianeta mentre passava davanti alla sua stella: ogni sostanza chimica presente nell'atmosfera assorbe diversi colori dello spettro della luce stellare, quindi i colori mancanti indicano agli astronomi quali molecole sono presenti. “Avevamo previsto che saremmo riusciti a vedere molti di quei segnali”, dice Mercedes López-Morales del Centro americano per l’Astrofisica Harvard-Smithsonian, una degli autori degli studi, “ma quando ho visto i dati per la prima volta sono rimasta a bocca aperta”.

Tra le rivelazioni senza precedenti c'è il primo rilevamento, nell'atmosfera di un esopianeta, di anidride solforosa, una molecola prodotta da reazioni chimiche innescate dalla luce ad alta energia proveniente dalla stella madre del pianeta. Sulla Terra, lo strato protettivo di ozono presente nella parte alta dell’atmosfera si crea in modo simile: “Questo vuol dire - commenta Diana Powell del Centro Harvard-Smithsonian, co-autrice di uno degli studi - che il nostro pianeta ha molte più cose in comune di quanto pensassimo con i ‘Saturni caldi’”.

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