Biennale Architettura, Cicutto, "Il dialogo non si deve fermare"

Le risposte dei padiglioni Biennale a "Come vivremo insieme?"

Di Roberto Nardi

 BIENNALE VENEZIA - Un sacchetto con dei semi di cedro del Libano e un invito a piantarli: è il dono, a sorpresa, fatto da Hashim Sarkis, libanese di origine, ma cosmopolita, a Roberto Cicutto, presidente della Biennale, mentre sullo schermo compariva l'immagine di una "foresta di Venezia". E' stato l'atto finale, il ponte simbolico tra due sponde del Mediterraneo, con il quale si è chiusa la conferenza stampa che ha ripercorso i temi portanti della 17/A Mostra Internazionale di Architettura intitolata "How Will we live together?" (Come vivremo insieme?) che sarà aperta al pubblico, in presenza ,dal 22 maggio al 21 novembre prossimi, tra i Giardini e l'Arsenale.
    Cicutto ha ricordato che da tutto il mondo quasi tutti i partecipanti alla mostra sono presenti e questo non è solo motivo di speranza per una "riconquista di libertà" - oltre 7.000 le persone accreditate (500 giornalisti esteri) nei tre giorni di vernice e 5.000 i biglietti già venduti online (25% all'estero)- ma è importante "per il dialogo che non si deve mai fermare" e che dovrebbe portare a non compiere "errori già fatti".
    Per Sarkis, La pandemia passerà, ma se non saranno risolte quelle che ha chiamato "le cause" - cambiamento climatico, disuguaglianze sociali, emigrazione di massa, profonda polarizzazione politica in Europa, e negli Usa,, la necessità di creare piattaforme di riconciliazione - "non potremmo andare avanti. Questa è la posizione dei partecipanti ed ho adottato con gioia la loro posizione in questa mostra". Il curatore ha quindi parlato dell'architettura " come immaginario collettivo" indicando tre qualità che nei progetti presentati attraversano trasversalmente le cinque aree tematiche della mostra - "livellamento", "costruzione di ponti" e "inquadramento" - e concludendo che l'architettura che anticipa il futuro deve essere più resiliente.
    Le risposte possono arrivare dalla varietà di proposte presenti nelle 61 partecipazioni nazionali. Il Padiglione Italia, curato da Alessandro Melis, pone al centro il cambiamento climatico, attraverso una riflessione sulla resilienza delle comunità, con la presentazione di una serie di sezioni e le diverse specifiche risposte. Se gli Stati Uniti puntano sulla casa costruita in una struttura in legno, che azzera "le distinzioni di tipologie e di classe" , il Giappone apre domande sulle "variazioni" di una casa di legno locale rimontata a Venezia, mentre la Germania si presenta con un padiglione all'apparenza vuoto, ma riempito virtualmente dal collegamento degli smartphone dei visitatori con i Qr sulle pareti in una proiezione che arriva al 2038.
    L'Albania dà una possibile risposta alla domanda "Come vivremo insieme" con una risposta secca: "conosci il tuo vicino", nel senso proprio di quella persona con cui condividi il muro di separazione tra abitazioni diverse. Suggestiva sul piano dell'immersività ambientale l'installazione della Danimarca centrata sull'acqua - "ogni forma di vita dipende dall'acqua" -, mentre i Paesi Nordici presentano un pogetto di cohousing, la Svizzera si interroga sui confini, sulla vita negli spazi di confine, e la Thailandia esamina, attraverso l'inestricabile legame tra il gruppo etnico Kuy e gli elefanti, "il modo in cui la nostra architettura può accogliere l'altro". Tanti esempi, ma a fare sintesi, al di là della forma espressiva - installazioni, video, digitale, modellini o altro - tutta la mostra (da quella curatoriale ai padiglioni nazionali, agli eventi collaterali) pone interrogativi sul ruolo dell'architetto, sul bisogno di agire in comune con altre realtà per dare soluzioni alle grandi questioni del futuro. (ANSA).
   

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