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Covid: scarcerato restò dentro perché positivo, 'può uscire'

Caso a Bologna, giudice 'virus rallenta, decidano le Asl'

La pandemia sembra attraversare una fase di rallentamento e le disposizioni sul trattamento dei positivi al Coronavirus continuano a cambiare. Per questo motivo l'ufficio di Sorveglianza di Bologna ha ritenuto opportuno "mutare indirizzo" lasciando all'amministrazione sanitaria, ogni decisione sul punto, anche in caso di persone detenute. È l'argomento, di carattere generale, attraverso cui la magistrata Denise Minotti ha modificato il precedente provvedimento che non consentiva a un detenuto 60enne, positivo al coronavirus, di uscire dal carcere, nonostante la concessione dell'affidamento in prova ai servizi sociali per svolgere un'attività lavorativa in una cooperativa della provincia. Questo perché, nel disporre la misura alternativa, il giudice aveva subordinato la liberazione all'effettuazione di tampone, che nel caso del 60enne aveva dato esito positivo, bloccando il detenuto in carcere.

È stata così accolta l'istanza del difensore, avvocato Piero Gennari, che aveva auspicato per la quarantena una soluzione diversa dal rimanere in carcere e il suo assistito sarà quindi liberato. Il giudice ha infatti valutato che, viste le condizioni della pandemia, sarà di competenza delle Asl valutare le circostanze di natura sanitaria, incidenti sull'esecuzione, anche provvisoria, della scarcerazione e decidere dove un detenuto positivo debba essere sottoposto a isolamento e quali siano le modalità sicure per raggiungere tale luogo.

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