di Redazione ANSA

La Storia del Parlamento europeo

Il Parlamento europeo è l’unica istituzione dell’Ue eletta direttamente dai cittadini, garantisce la legittimità democratica dell’Unione e possiede una serie di funzioni determinanti come quella di adottare o respingere le proposte di direttiva.

Però non è sempre stato così. Prima delle elezioni dirette dell’Europarlamento, avvenuta per la prima volta nel 1979, i membri dell’Assemblea erano designati dai parlamenti nazionali degli Stati membri. Il predecessore del Parlamento Ue, l'Assemblea comune della Comunità europea del carbone e dell'acciaio (Ceca), aveva solamente un ruolo di sorveglianza. Tra il 1952 e il 1958 hanno presieduto l’Assemblea personalità come l’ex premier belga Paul-Henri Spaak, gli ex presidenti del Consiglio Alcide De Gasperi e Giuseppe Pella, e il tedesco Hans Furler.

A partire dal 1958, dopo l'istituzione della Comunità economica europea (Cee) e della Comunità europea dell'energia atomica (Euratom), l'Assemblea è stata ampliata a tutte e tre le comunità arrivando a contare 142 membri. La sessione costitutiva dell’Assemblea parlamentare europea si è tenuta il 19 marzo 1958 a Strasburgo. Solo a partire dal 1962 l’Assemblea è stata denominata Parlamento europeo, ma è rimasta non elettiva fino al 1979.

La sessione costitutiva dell’Assemblea parlamentare europea (1958).

 

 

A presiedere l’Assemblea anche l’ex premier francese Robert Schuman (1958-1960), autore del famoso discorso del 1950 – ribattezzato la “dichiarazione Schuman” – che è da molti considerato il punto di partenza del processo d’integrazione Ue. A presiedere l’Assemblea anche gli italiani Gaetano Martino, Mario Scelba ed Emilio Colombo. Antonio Tajani è il primo presidente italiano del Parlamento europeo da quando l’istituzione viene eletta direttamente dai cittadini.

 

La dichiarazione Schuman (1950)

 

Le prime elezioni dirette, su impulso della conferenza di Parigi del 1974, si sono svolte tra il 7 e il 10 giugno 1979. Nell’Assemblea però era già aumentato il numero dei parlamentari, che era stato portato a 198 dopo l’adesione di Danimarca, Irlanda e Regno Unito nel 1973. Il numero dei deputati è aumentato con i successivi allargamenti. Dopo l'unificazione tedesca, si è deciso di adeguare la composizione del Parlamento europeo all'evoluzione demografica. Oggi l’Europarlamento è formato da 751 parlamentari provenienti dei Ventotto Stati membri. Dopo la Brexit, il numero degli eurodeputati sarà ridotto a 705.

I poteri dell’Eurocamera sono cresciuti nel corso degli anni. Il trattato di Maastricht (1992) ha introdotto la procedura di co-decisione per una serie limitata di settori legislativi. Il trattato di Lisbona (2007) ha poi ampliato l’ambito di applicazione della procedura di co-decisione, che oggi vale per settori decisivi come la politica agricola comune, l’economia (ma non la fiscalità), la giustizia e la sicurezza. Una tappa essenziale è rappresentata dalle elezioni del 2014, occasione in cui i gruppi politici hanno presentato agli elettori i cosiddetti “Spitzenkandidaten” (letteralmente, “candidati di punta”) alla carica di presidente della Commissione. Il sistema dello “Spitzenkandidat” è stato voluto dagli europarlamentari per rendere più trasparente la scelta del presidente della Commissione, che fino a quel momento era indicato esclusivamente dagli Stati. Jean-Claude Juncker, eletto nel 2014, era lo Spitzenkandidaten del Partito popolare europeo (Ppe). I Trattati tuttavia non obbligano gli Stati membri a tenere conto dei ‘candidati di punta’ dei partiti politici europei, nel momento della scelta del presidente dell’esecutivo comunitario.

 

Il sistema dello “Spitzenkandidat”