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Pugilato: Damiani e M.Stecca, un libro sui 'gemelli diversi'

Due romagnoli padroni del mondo, li racconta Dario Torromeo

(ANSA) - ROMA, 17 NOV - I protagonisti de "La Boxe dei gemelli diversi", di Dario Torromeo edito da 'Absolutely Free Libri', sono Francesco Damiani e Maurizio Stecca, coinvolti in storie di drammi personali, misteri sportivi, trionfi e sconfitte. E poi la violenza, gli umori dell'America, le delusioni, i successi in terra di Romagna. Insomma, due protagonisti che hanno scritto la storia del pugilato italiano.
    Stecca lo ha fatto vincendo l'oro olimpico a Los Angeles 1984 e poi il titolo mondiale da professionista. Damiani, argento a LA 84, è stato anche vincitore di Teofilo Stevenson ai Mondiali di Monaco '82, e poi detentore di una corona mondiale dei pesi massimi da professionista. Ma per lui c'è stato anche il desiderio di un match contro Mike Tyson, inseguito e sfiorato nel 1988. Però alla fine il colosso di Bagnacavallo, anche davanti ai soldi di Iron Mike, ha scelto i sapori della Romagna alla frenesia degli Stati Uniti. Si', perché Damiani, come ammette lui stesso, appartiene a una sana cultura contadina, quella dei sapori e gli odori di Bagnacavallo, mentre l'altro, Tyson, è il ghetto di Brownsville, dove droga e armi sono lo sfondo dove si svolge il dramma delle vita.
    In questo libro l'autore, cantore della 'nobile arte', narra anche la classe, il talento di Maurizio Stecca, ragazzo che da giovanissimo sognava di diventare il re della corsa campestre e poi scelse la boxe anche per emulare il fratello Loris. E che prova un amore sconfinato per gli animali, passione che gli ha procurato qualche problema. Soprattutto quando il suo boa constrictor è scappato, finendo nel tubo di scappamento dell'auto.
    Soprattutto in queste pagine c'è l'adrenalina del ring, ma ci sono anche divertenti avventure nel Bronx, in una cittadina del New Jersey o in terra italiana. Stessa regione, stesso manager (Umberto Branchini), stesso maestro (Elio Ghelfi) per questi due campioni che hanno fatto grande l'Italia del pugilato. Ma erano gli anni Ottanta, "e noi - come sottolinea Torromeo - eravamo l'America". (ANSA).
   

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