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Agenzia Beni confiscati, ricorso su fallimento Calcestruzzi

Postiglione, bloccata estrazione ma si vende materiale a terra

04 gennaio, 16:05

(ANSA) - ROMA, 4 GEN - "L'Agenzia nazionale per i beni confiscati ha proposto reclamo avverso alla dichiarazione di fallimento della Calcestruzzi Belice deciso dal Tribunale di Sciacca davanti alla corte d'Appello, che verrà esaminato il 2 febbraio. Nel frattempo, visto che l'attività di estrazione è boccata, abbiamo dato autorizzazione a continuare a vendere il materiale". A dirlo all'ANSA è il direttore dell'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, Umberto Postiglione, in merito alla vicenda della Calcestruzzi Belice di Montevago, società confiscata alla mafia, dichiarata fallita nei giorni scorsi dal tribunale di Sciacca per un debito di 30 mila euro. "Le caratteristiche di questo fallimento sono singolari - commenta Postiglione - tutto il debito per il quale la magistratura ha stabilito che l'azienda va fallita è di 30 mila euro, debito che la Calcestruzzi prima del sequestro aveva nei confronti dell'Eni, la quale si è sottoposta a verifica dei crediti. Il credito è molto modesto per mandare a gambe all'aria una struttura". Di tutta la vicenda, Postiglione assicura che ne parlerà con la leader della Cgil Susanna Camusso - che oggi ha incontrato i dipendenti della Calcestruzzi Belice - appena si riprenderà da una brutta influenza che ho ha colpito. "Nel settore delle costruzioni la mafia ha buon gioco - dice Postiglione - e non c'è mercato; più facile è invece rimettere in sesto gli alberghi, con alcuni dei quali abbiamo ottenuto grandi risultati fino a migliorarne qualità, fatturati e numero di ospiti. Il settore delle costruzioni è più delicato, vede purtroppo concentrati molti investimenti dei mafiosi". "Parleremo con l'Agenzia nazionale che amministra i beni sequestrati alla criminalità, affinché riveda questa assurda decisione", ha detto oggi Susanna Camusso, riferendosi al fallimento della Calcestruzzi.

"Se il nuovo Codice Antimafia fosse stato legge, questa assurdità non sarebbe stata possibile, invece il testo è fermo in Senato dal Novembre del 2015". Lo dice il deputato del Pd Davide Mattiello, relatore alla Camera della riforma del Codice Antimafia, sulla vicenda della Calcestruzzi Belice di Montevago, società confiscata alla mafia, dichiarata fallita nei giorni scorsi dal tribunale di Sciacca per un debito di 30 mila euro.

"Questa vicenda - spiega Mattiello - va chiarita: perché una azienda confiscata da anni, era ancora direttamente amministrata dalla Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati? Cosa ha fatto l'Agenzia per ricollocare sul mercato questa azienda, tutelando i livelli occupazionali? Come è possibile che l'ENI abbia chiesto il fallimento di questa azienda per avere soddisfazione di un credito di 30 mila euro? In altre parole: un pezzo dello Stato avrebbe chiesto (e ottenuto!) il fallimento di un altro pezzo di Stato per 30.000 euro senza tenere in alcun conto né il devastante valore simbolico né il devastante valore occupazionale di una simile scelta. Fino a che la confisca di una azienda capace di stare nel mercato si trasformerà in disoccupazione e fallimento, lo Stato non chiuderà la partita contro la mafia", conclude il deputato Dem.

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