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Claudio Cavaliere racconta "La democrazia mafiosa"

Saggio ricostruisce storia del rapporto tra mafia e enti locali

07 aprile, 14:57

 - CATANZARO - E' da oggi in libreria "La democrazia mafiosa. Mafia e democrazia nell'Italia dei Comuni - 1946/1991", il nuovo saggio di Claudio Cavaliere edito da Pellegrini con prefazione del Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri. Sociologo, già consulente della Commissione istituita dal Senato sulle intimidazioni agli amministratori comunali, presieduta da Doris Lo Moro, Claudio Cavaliere conosce bene, e dal di dentro, essendo stato per anni segretario della Lega delle Autonomie calabrese, la materia amministrativa a livello comunale. Di più: è' stato, infatti, curatore sempre per conto dell'associazione dell'annuale Rapporto sulle autonomie locali calabresi che ha rappresentato un punto fermo e lo specchio fedele della realtà civica alle prese con attentati e ingerenze della criminalità organizzata.

Il volume, uscito nella collana "Mafie", diretta da Antonio Nicaso, ricostruisce, dagli albori della democrazia amministrativa, le elezioni del 1946, il vissuto degli enti comunali mettendo insieme abilmente una serie di tasselli che ci restituiscono il mosaico del rapporto venutosi tra enti locali e criminalità organizzata. E proprio dalle pagine del saggio emerge quella che viene autorevolmente definita "'ibridazione' tra le istituzioni democratiche e la mafia" ovvero "come sia stato possibile (e lo sia tuttora) che i medesimi soggetti possano agire, contemporaneamente, in un ambito legale ed illegale, criminale e di rappresentanza delle istituzioni". "Il libro è, quindi - sostiene il procuratore Gratteri nella prefazione - necessariamente anche una breve storia sulla nascita della nostra democrazia in un periodo di forti contrapposizioni ideologiche che hanno avuto un loro specifico peso nel fare diventare la mafia classe dirigente in larghe aree del Paese e molti criminali gestori della cosa pubblica, contribuendo, così, a determinare la qualità della vita d'intere comunità. Purtroppo, non si tratta di una storia passata. La presenza mafiosa negli enti locali è un fenomeno straordinariamente attuale su cui nessuno può pensare ancora di scrivere una storia completa e definitiva". (ANSA).

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