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In proposta legge i beni confiscati ai testimoni di giustizia

Il provvedimento illustrato oggi in Aula

27 febbraio, 17:54

(ANSA) - ROMA, 27 FEB - Riconoscere piena dignità ai testimoni di Giustizia, prevedere la possibilità che vengano loro assegnati in uso beni confiscati e un indennizzo forfettario per i danni psicologici o biologici derivanti dalla testimonianza resa. Sono alcuni degli obiettivi della proposta di legge 3500, a prima firma della presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, di cui oggi è iniziata la discussione generale alla Camera. I testimoni di giustizia sono coloro che, denunciando ciò che hanno subito o ciò che ha visto, si mettono in una condizione di pericolo talmente concreto, grave e attuale da rendere inadeguate le misure di protezione ordinarie, ovvero quelle disposte dal Comitato Provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. Il provvedimento, illustrato oggi in Aula dal deputato del Pd Davide Mattiello, prevede: di rendere il programma speciale in località protetta l'eccezione a favore della protezione dove il testimone vive; di superare la distinzione tra le misure di sostegno economico previste per chi è sottoposto allo speciale programma e chi è sottoposto alle misure speciali. Il testo aggiunge poi alcune nuove misure di sostegno economico e sociale come l'indennizzo forfettario per i danni psicologici o biologici derivanti dalla testimonianza resa; prevede l'inserimento lavorativo nella Pubblica amministrazione come estrema ratio, qualora ogni altra forma di reinserimento occupazionale sia fallito; il sostegno all'impresa con tutti gli strumenti previsti dal Codice Antimafia per le aziende sequestrate, nella forma già approvata dalla Camera nel novembre del 2015 (in attesa di approvazione dal Senato), così come pure la possibilità che al testimone vengano assegnati in uso beni confiscati e gestiti dall'Agenzia Nazionale per i Beni sequestrati e confiscati; la riorganizzazione della Commissione Centrale; la previsione della figura del "referente" del testimone di giustizia che affianca i testimoni e gli altri protetti, anche avvalendosi di uno psicologo; infine la previsione esplicita dell'incidente probatorio e la video conferenza come strumenti cui l'Autorità Giudiziaria debba ricorrere per raccogliere nel procedimento le dichiarazioni del testimone per evitare una sovraesposizione a chi denuncia.
L'Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia e il suo presidente Ignazio Cutrò esprimono "vivo apprezzamento" per il testo di riforma della proposta di legge per la protezione dei testimoni di giustizia approdata oggi in Aula. "Il testo è il frutto di un lungo e appassionato lavoro iniziato nell'ambito del V Comitato in seno alla Commissione Parlamentare Antimafia presieduto dal deputato Davide Mattiello. Nel corso dei lavori in Commissione Antimafia - spiega l'Associazione testimoni di giustizia - ampio spazio è stato dato alle audizioni dei testimoni di giustizia: pertanto il testo, volto a disciplinare con una normativa specifica il ruolo del testimone di giustizia, discusso oggi a Montecitorio, arriva con il favore dei diretti interessati in quanto le misure di assistenza economica tanto per coloro che vivono in località protetta quanto per coloro che hanno scelto di non abbandonare la propria terra di origine, protezione e sopratutto reinserimento lavorativo nell'ambito della pubblica amministrazione, sulla scorta del modello già approvato dalla Regione Sicilia, vanno nella direzione da tutti noi voluta". L'Associazione e il presidente Cutrò auspicano che l'esame della proposta di legge alla Camera possa concludersi rapidamente per poi giungere al Senato per l'approvazione definitiva "in tempi altrettanto rapidi".

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