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Cei: basta dividersi sul Covid, serve surplus di responsabilità

Card.Bassetti: pianeta malato,ma sono i giovani a darci speranza

(di Fausto Gasparroni) (ANSA) - ROMA, 23 NOV - "Di fronte all'aumento dei contagi, che registriamo anche in Italia, serve un surplus di responsabilità da parte di tutti: proprio adesso è necessario fare quello sforzo ulteriore che ci aiuterà a superare il secondo inverno difficile nel nostro Paese e in tutto il mondo".
    E' un vero e proprio appello a tenere la barra dritta contro la quarta ondata del Covid, quello che proviene dall'Introduzione del cardinale presidente Gualtiero Bassetti ai lavori della 75/a Assemblea generale della Cei, che vede riuniti all'Hotel Ergife oltre 210 vescovi del Paese.
    "La divisione in fronti contrapposti indebolisce sia la tenuta della società sia il cordone sanitario che ci ha permesso di salvaguardare i più fragili e di contenere significativamente il numero delle vittime", avverte Bassetti, rilevando che "le notizie che giungono dai Paesi vicini sono tutt'altro che confortanti". Quello sulle "difficoltà causate ancora dalla pandemia" è uno dei punti centrali del discorso di Bassetti che, nell'intento dei vescovi di stare "accanto ai più deboli", tocca anche altre criticità della situazione non solo italiana.
    Come i troppi giovani in fuga all'estero: "Non possiamo assistere a una situazione sociale e ambientale che rischia di tarpare le ali ai nostri ragazzi e di impoverire molti territori, destinati a spegnersi senza un ricambio generazionale!". O la crisi climatica: "il pianeta è malato, abbiamo tradito il mandato divino di 'coltivare e custodire' la creazione", ma è proprio la forte attenzione dei giovani a questo problema che "ci fa dire che questa situazione non è irreversibile". O ancora, la situazione dei migranti in Libia, al confine tra Polonia e Bielorussia, o nel Mediterraneo: "Sono vicende che non appartengono alla cultura europea generata dal Vangelo". Bassetti, nel suo sguardo all'Italia, dice di condividere "le stesse preoccupazioni espresse più volte dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, cui va la nostra gratitudine per il servizio reso al Paese in questi sette anni".
    E qui scatta l'applauso convinto della platea dei vescovi.
    Ma l'attenzione del presidente Cei va ancora più ampiamente al tema di questa Assemblea, che è quello del Cammino sinodale della Chiesa italiana. E sono tre gli spunti di riflessione che indica e su cui dovranno lavorare i gruppi di lavoro: "una nuova collegialità" tra i vescovi, "un nuovo ascolto" e "una nuova creatività". E a quest'ultimo proposito Bassetti avanza una sua richiesta: che "l'ascolto", oltre a riguardare "i laici, i presbiteri e coloro che vivono una specifica esperienza ecclesiale nei movimenti e nelle associazioni laicali", tocchi anche "persone che, pur non essendo pienamente integrate nella vita della Chiesa, avrebbero qualcosa di importante da dire".
    Uno spazio, lo definisce, "molto ampio che attende di essere esplorato e valorizzato da noi pastori proprio in questa fase".
    Quest'assemblea straordinaria d'autunno, che si concluderà giovedì, è diventata anche l'occasione per il classico toto-nomi su chi potrà essere il successore dell'arcivescovo di Perugia alla presidenza della Cei, tenuto conto che il suo mandato quinquennale scade a maggio prossimo, quando avrà già compiuto 80 anni. E non si può certo negare che, ai vari nomi che già circolano, proprio papa Francesco ne abbia ieri indirettamente - ma molto chiaramente - aggiunto uno che potrebbe essere di suo gradimento: regalando a tutti presuli, durante l'incontro d'apertura, il cartoncino del Buon Pastore con il testo, che più bergogliano non si potrebbe, delle "Beatitudini del Vescovo".
    E chi ne è l'autore, non citato nel biglietto? L'arcivescovo metropolita di Napoli mons. Domenico Battaglia, per tutti "don Mimmo", ex prete di strada in Calabria, che ha elencato le otto "Beatitudini" portate ieri ad esempio dal Papa lo scorso 31 ottobre, nell'omelia della messa di ordinazione dei tre nuovi vescovi Michele Autuoro, Francesco Beneduce e Gaetano Castello.
    Se ne riparlerà. (ANSA).
   

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