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P. Spadaro, populismo spacca il popolo e non conosce il dialogo

"Riscoprire il ruolo dei moderati come rinuncia all'eccesso"

(ANSA) - ROMA, 27 SET - Riscoprire il ruolo dei moderati in politica spesso sacrificati dall'idea che non fanno "scelte coraggiose o innovative" quando essere moderati in politica significa invece "rinuncia all'eccesso". E' la riflessione che il direttore de La Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, affida oggi ad un podcast pubblicato sul sito della rivista. Pur non collegato all'esito del voto italiano, p. Spadaro offre uno spunto di riflessione anche sulla situazione italiana.
    "Il populismo spacca il popolo, non lo unisce, e lo divide esprimendo una radicalità incompatibile con l'altra radicalità che si opporrà a esso. Ecco che il meccanismo che si genera è quello di un bipolarismo tra opposti estremismi, che si presentano come minacce totali", afferma Spadaro. Partendo da quanto sta accadendo nello scenario politico francese, il gesuita sottolinea che "anche l'Italia potrebbe conoscere una marginalizzazione del centro sia nel centro-destra sia nel centro-sinistra, che poi vorrebbe dire una radicalizzazione della proposta politica delle due coalizioni". "La stessa proposta di trasformare la nostra Repubblica in senso presidenziale, legittima, e che ha trovato in tempi diversi condivisione e sostegno sia a destra sia a sinistra, se apporterebbe benefici in termini di governabilità, politicizzerebbe la figura istituzionale del Presidente, eliminandone il ruolo super partes come garante della Costituzione e rappresentante dell'unità nazionale".
    "La moderazione è stata associata al centro e a scelte mai coraggiose, innovative, ma frequentemente ritenute pasticciate.
    La moderazione invece andrebbe ricompresa come rinuncia all'eccesso". "La moderazione è un esercizio di radicalità nel senso che non istiga, non cerca capri espiatori, non vive di indispensabili contrapposizioni", sottolinea ancora il direttore de La Civiltà cattolica. "Il sistema dei social, dove ognuno è continuamente chiamato a prendere posizione, schierarsi per o contro qualcosa, contribuisce a far apparire indomabile la democrazia della contrapposizione, nella quale l'avversario deve essere assoluto, totalmente contrapposto. Tutto questo non solo esclude la moderazione di cui si è accennato, ma il dialogo stesso. La democrazia populista non può conoscere nessuna autentica forma di dialogo", conclude Spadaro. (ANSA).
   

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