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  • Studio Legale Parenti, Roma: «Rubare le foto profilo altrui può costare una condanna penale»
COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale Pagine Sì! SpA

Studio Legale Parenti, Roma: «Rubare le foto profilo altrui può costare una condanna penale»

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I social sono parte integrante della vita di ciascuno di noi, non solo in ambito privato, ma anche in quello più strettamente lavorativo: con l’aumento delle piattaforme online, dello scambio di informazioni e dei collegamenti tra più persone è diventata ormai consuetudine postare immagini per condividere o mostrare uno spaccato della propria quotidianità.

«Con il proliferare dei social, il pericolo di subire il furto delle foto pubblicate è diventato più concreto, ma purtroppo ancora sottovalutato. La cronaca ci segnala quasi giornalmente i casi di appropriazione indebita di immagini, anche a fini truffaldini, per compiere dei veri e propri reati online», spiega l’avvocato Luigi Parenti, titolare dello storico studio legale di Roma, con sede anche a Milano, che svolge assistenza legale in ogni ambito del diritto, sia civile sia penale.

Un’appropriazione indebita di foto private, però, che ora può costare cara al “ladro” di immagini: «Utilizzare la foto di un estraneo come propria immagine profilo sui social può costare una condanna penale per i reati di sostituzione di persona e violazione della privacy – chiarisce Parenti -. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 12062/21 del 30 marzo relativa al caso specifico di un uomo che aveva utilizzato la foto di un estraneo per iscriversi in un noto social di incontri».

Condannato in primo e in secondo appello per i reati di sostituzione di persona e illecito trattamento dei dati personali, l’uomo aveva proposto ricorso sostenendo che l’utilizzo sul profilo social di tre immagini di persone diverse dimostrasse “l’intento meramente decorativo, atteso, tra l’altro, che la fotografia della parte offesa era stata reperita tramite Google” e aggiungendo che “difetta l’evento del reato, perché non è stato provato che qualcuno sia stato indotto in errore”.

«La Suprema Corte, invece, è stata ferma nel ritenere che “integra il delitto di sostituzione di persona la condotta di colui che crea ed utilizza un profilo su social network, servendosi abusivamente dell’immagine di un diverso soggetto, inconsapevole, in quanto idonea alla rappresentazione di un’identità digitale non corrispondente al soggetto che ne fa uso”. I giudici di terzo grado hanno quindi aggiunto che “la descrizione di un profilo poco lusinghiero sul social network evidenzia sia il fine di vantaggio, consistente nell’agevolazione delle comunicazioni e degli scambi di contenuti in rete, sia il fine di danno per il terzo di cui è abusivamente usata l’immagine e comporta che gli utilizzatori del servizio vengano tratti in inganno sulla disponibilità della persona associata all’immagine a ricevere comunicazioni a sfondo sessuale o sentimentale”».

In caso ci si accorga di essere vittima del furto delle proprie foto è possibile correre ai ripari rivolgendosi a un avvocato che sia esperto del settore.

«Prima di tutto - conclude Parenti – si può sporgere denuncia contro ignoti presso la Polizia postale, dimostrando tramite “screenshot” la presenza online di account o di pagine su cui appare la propria immagine. Secondariamente è bene rivolgersi a uno studio legale che abbia una conoscenza specifica dell’argomento per essere accompagnati in tutto l’iter giudiziario e per chiedere un risarcimento in caso l’utilizzo improprio delle foto abbia causato un danno o compromesso la reputazione della vittima».

www.studiolegaleparenti.com

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