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COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale Pagine Sì! SpA

Professor Giovanni Cancellieri: come la rivoluzione digitale ha modificato le telecomunicazioni

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Il mondo dell’informatica e quello delle telecomunicazioni sono contigui, e lo sviluppo dell’uno sospinge quello dell’altro: l’informatica si basa su quantità di dati digitali sempre più grandi, entro i quali operano algoritmi sempre più complessi; le telecomunicazioni sfruttano segnali con velocità di trasmissione sempre maggiori.

Alla luce di questi principi, la rivoluzione digitale come ha modificato il mondo delle telecomunicazioni? A questo interrogativo risponde il professor Giovanni Cancellieri, docente di Telecomunicazioni all’Università Politecnica delle Marche e presidente dell’associazione AICT (le cui attività sono promosse dall'agenzia di comunicazione, disseminazione scientifica e pubbliche relazioni Around Italy Consulting di Rita Farnitano): “I nostri terminali – spiega il professore - ossia pc, riproduttori video e audio, e soprattutto smartphone, sono connessi in modo bidirezionale attraverso una rete di telecomunicazioni pubblica, aperta a tutti, pur consentendo agli utenti di scegliere tra più operatori in concorrenza tra loro. Questa rete pubblica si suddivide in una rete di accesso, con cui i  nostri terminali si interfacciano direttamente, e una rete di trasporto, che permette i collegamenti su grandi distanze. La rivoluzione digitale è intervenuta nel mondo delle telecomunicazioni imponendo di realizzare collegamenti con velocità sempre maggiori, in grado di interconnettere terminali dove, grazie all’informatica, i dati sono sempre più velocemente processati”.

Ma che differenza c’è tra la rete fissa e la rete mobile? “Questa distinzione  - continua il professor Cancellieri - riguarda la rete di accesso. In una rete di accesso fissa, l’utente è vincolato a fruire dell’accesso in un punto ben preciso, solitamente la sua abitazione o l’ufficio. In una rete di accesso radiomobile, grazie al suo terminale portatile, egli può connettersi con la rete, e perfino continuare connessioni precedentemente attivate, muovendosi a suo piacimento, purché rimanga in zone servite dal segnale radio che il suo terminale emette e riceve”.

Parlando dell’Italia, si pone la questione del processo di sostituzione del doppino di rame con fibre ottiche per consentire accessi a banda ultra-larga. A che punto siamo? “Nel nostro Paese – illustra il docente universitario - il doppino in rame si interfaccia ancora con molte utenze, ma alle sue spalle esistono potenti sistemi in fibra ottica che alimentano questi cavi di rame. Più corto risulta il segmento di doppino che deve essere impiegato, e più larga sarà la banda disponibile, cioè la velocità di accesso. Quando la fibra termina direttamente a casa dell’utente, soluzione denominata FTTH (Fiber To The Home), la velocità di accesso può superare il valore di 1 Gbit/s. Tuttavia se il doppino è corto, cioè misura poche centinaia di metri, si può facilmente arrivare a 300 Mbit/s. In ogni caso, occorre distinguere le due direzioni di trasmissione (upstream e downstream, cioè dall’utente verso la rete e viceversa). Per consentire di scaricare grandi quantità di dati, in generale, la direzione downstream permette una velocità maggiore”.

La novità degli ultimi tempi è che anche attraverso la rete radiomobile si può avere un accesso a banda ultra-larga, “Innanzi tutto – conclude il professor Cancellieri - precisiamo che per banda ultra-larga si intende una velocità di accesso superiore a qualche centinaio di Mbit/s. Vi è la soluzione FWA (Fixed Wireless Access), inoltre con la tecnologia 5G si possono raggiungere e superare queste velocità di accesso. In tale caso, anziché la lunghezza del cavo, ciò che limita la banda è la distanza dalle più vicine stazioni radiobase”.

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