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De André e Riva si ritrovano sul palco con Buffa

Prima di Amici fragili, storia di un incontro tra miti schivi

DI STEFANO AMBU

Una maglietta bianca con i bordi rossoblù. Sopra una chitarra. Tutte e due al centro del palco per il gran finale di Amici fragili, lo spettacolo di Federico Buffa, cronista sportivo e raccontatore di storie in tv e in teatro, in scena in prima nazionale al Teatro Massimo di Cagliari dopo l'anteprima al Verdi di Sassari. Maglietta (del Cagliari) e chitarra (di Preghiera in gennaio) sono i due regali che Gigi Riva e Fabrizio De André si sono scambiati nel primo e unico incontro tra cannoniere e cantautore.

Era il 14 settembre del 1969, qualche ora dopo Sampdoria-Cagliari, finita zero a zero. Riva iniziava il suo cammino verso lo scudetto. De André era già un cantautore di successo, anche popolare con La canzone di Marinella. Famosi, ma schivi. Il calciatore vuole conoscere l'artista forse perché sente che c'è molto in comune tra loro. E perché pensa che Preghiera in gennaio sia la più bella canzone sull'amicizia mai scritta prima.

L'indirizzo e l'appuntamento erano un regalo di un ex compagno di squadra di Riva, Giuseppe Ferrero, appena passato al Genoa dopo una stagione in Sardegna. Luogo: terzo piano di Corso Italia 6, casa di De André. In scena un tavolino, una bottiglia dì whisky, due bicchieri e due sedie. Con Buffa che racconta. Cosa si sono detti. E cosa non si sono detti. Silenzi spontanei e naturali, così li chiama il narratore.

E il racconto di quella sera prende strade che portano lontano, ma che a volte si riavvicinano o addirittura si incrociano. Rossoblù sono i colori del Cagliari e del Genoa, la squadra del cuore di De André. E rossoblù sono persino le Muratti che fuma Riva. C'è la prigionia tra virgolette del collegio di Viggiù per Riva (con due tentativi di fuga). E c'è quella senza virgolette di De André nel Supramonte. Ma c'è anche la guerra: tutti e due sono nati e cresciuti durante la seconda guerra mondiale. E c'è anche una parte di storia che si allarga e coinvolge anche Liliana Segre, che, proprio a un passo dalla Leggiuno di Riva, trovava carcere e deportazione.

Due ore piene di parole e musica. Nella regia di Marco Caronna il clou è forse il filmato del non gol di Riva del 1970 contro l'Inter. Con Rombo di tuono che potrebbe toccare la palla che entra in rete, ma non la fa (sarebbe una tripletta) per rispetto per Domenghini. Poi il calcio liberatorio al pallone dopo che si è adagiato in fondo alla rete. Si comporta come un capo Cheyenne, dice Buffa. E subito entrano le note dei musicisti Alessandro Nidi (pianoforte e tastiere) e Marco Caronna (chitarre, voci, percussioni) per Fiume Sand Creek, la canzone di De André tratta dall'album con l'indiano in copertina.

Riuscito anche l'intervento della tromba di Paolo Fresu per No potho reposare, colonna sonora dell'addio alla vita del cantautore. E non poteva che finire tra gli applausi con chiamate a ripetizione sul palco per Buffa e i musicisti anche quando le luci in sala sono ormai accese.

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