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Air Italy: nuovo sit-in davanti al Mise, "non dimenticateci"

I lavoratori non si arrendono al licenziamento collettivo

I lavoratori ex Air Italy non si arrendono al licenziamento collettivo e questa mattina sono tornati a Roma per un nuovo presidio di protesta in via Molise, davanti al Ministero dello Sviluppo economico. Organizzata dai sindacati autonomi Ap, Cobas, Usp e Anpav, la manifestazione vuole tenere alta l'attenzione sulla vertenza dei 1.322 ex dipendenti della compagnia aerea per i quali senza un intervento del Governo non esiste nessun futuro.

Dopo l'invio delle lettere di licenziamento da parte della società ex Meridiana, i sindacati hanno chiesto a più riprese la convocazione di un tavolo governativo con l'azienda e le Regioni Sardegna e Lombardia. Da più parti i rappresentanti istituzionali hanno manifestato la propria disponibilità a trovare delle soluzioni, ma dal 2 gennaio, quando si sono concretizzati il licenziamento collettivo e la fine della cassa integrazione, finora nulla si è mosso.

I lavoratori chiedono di non essere dimenticati e che siano loro applicate le misure di sostegno già adottate per i dipendenti ex Alitalia, con il prolungamento della cassa integrazione e l'istituzione di un'area di crisi complessa che comprenda tutto il sistema del trasporto aereo del Paese.

MURA (PD), EMENDAMENTO PROROGA CIG 12 MESI - "Intorno ai lavoratori di Air Italy si deve stringere il cerchio della solidarietà istituzionale e politica, e si devono costruire prospettive industriali. Si può fare nell'immediato, dando un sostegno trasversale all'emendamento che ho presentato al Milleproroghe, che permetterebbe di assegnare altri 12 mesi di cassa integrazione ai lavoratori in licenziamento dalla compagnia aerea".

Lo dichiara la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura (Pd), in occasione del presidio dei dipendenti dell'ex compagnia a Roma, davanti al Ministero dello Sviluppo economico. "Il documento - spiega la parlamentare sarda - ha superato il vaglio di ammissibilità ma è chiaro che occorre un largo concorso di forze che sentano la responsabilità di non abbandonare al loro destino tante famiglie". "Bisogna inoltre - aggiunge - che i ministri competenti tengano fede all'impegno preso quando è stato attivato il tavolo interministeriale sull'onda delle lettere di licenziamento. Come ripetiamo da almeno un anno, si creano prospettive per i lavoratori solo se il settore del trasporto aereo viene considerato nel suo insieme. Il Governo è in piena attività e - conclude Mura - se ne deve occupare".

ANPAV, CAUTO OTTIMISMO - La speranza dei 1.322 lavoratori ex Air Italy che dal 2 gennaio si ritrovano senza lavoro e senza cassa integrazione passa per un emendamento al decreto Milleproroghe presentato dalla presidente della Commissione Lavoro della Camera, Romina Mura (Pd). Cauta soddisfazione da parte dei sindacati. "Esprimiamo apprezzamento per l'emendamento al decreto che deve essere convertito in legge entro il 23 febbraio prossimo - commenta Marco Bardini, segretario regionale di Anpav Sardegna, sindacato autonomo che con Ap, Cobas e Usb ha partecipato al sit-in a Roma - L'auspicio è che anche gli altri parlamentari sardi e della Lombardia diano il loro contributo sostenendo il provvedimento".

FILT-CGIL, IMPEGNO PER RIATTIVAZIONE TAVOLO - "Siamo costantemente impegnati a coinvolgere i ministri per la riattivazione del tavolo interministeriale che, per via della elezione del Presidente della Repubblica, ha subito uno stop". Così il segretario generale della Filt Cgil Sardegna Arnaldo Boeddu. Il leader sindacale si augura inoltre che "l'attuale governo, pur con tutti i suoi limiti, possa arrivare sino alla fine della legislatura. Un eventuale rimpasto - spiega - anche ma non solo rispetto alla vertenza Air Italy, potrebbe compromettere inesorabilmente una possibilità di tutela dei 1.322 lavoratori che vada oltre la Naspi. Infatti, la nomina di un ulteriore ministro nel dicastero dei traporti a poco più di un anno dalla fine della legislatura, e in questo caso sarebbe il quarto, costringerebbe tutte le parti sociali a dover ripartire da zero".

 

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