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Mostre: installazione racconta la tragedia del Dc9 di Ustica

Fino al 26 giugno al Riso di Palermo progetto di Giovanni Gaggia

Redazione ANSA PALERMO

(ANSA) - PALERMO, 05 MAG - L'arte si fa pratica della memoria. Il 27 giugno 1980 il DC9 dell'Itavia in volo tra Bologna e Palermo viene abbattuto al largo dell'isola di Ustica.
    "Quello che doveva accadere" dell'artista e performer marchigiano Giovanni Gaggia è un lavoro che riflette sul legame tra arte e necessità della memoria come impegno civile. Sono carte, oggetti, video realizzati sul filo del ricordo di quel disastro che 40 anni fa distrusse la vita di 81 persone e gettò nel dolore le loro famiglie che mai hanno avuto una risposta definitiva sull'accaduto. Più che una mostra è un progetto d'arte, a cura di Desirée Maida, che sarà visitabile, da domani 6 maggio, nelle nuove sale del Palazzo Riso restaurate grazie al sostegno della Fondazione Sicilia. Un supporto, ha spiegato nella presentazione alla stampa il suo presidente Raffaele Bonsignore, "che testimonia la vocazione della Fondazione di fare rete con le realtà e le istituzioni culturali del territorio, anche intervenendo con il restauro per consegnare la memoria del passato al futuro". E di importanza della memoria nella pratica artistica, soprattutto in riferimento a quella che a Palermo è quasi una strage dimenticata, hanno parlato anche il direttore del Museo Luigi Biondo e l'assessore ai Beni culturali Alberto Samonà.
    Il progetto nasce da una visita che Gaggia fece nel 2010 al Museo per la Memoria di Ustica, a Bologna, dove è custodita la grandiosa e poetica installazione di Christian Boltanski, costruita intorno alla carcassa dell'aereo. Gaggia inizia realizzando delle carte su cui imprime delle tracce ematiche e poi la sua ricerca continua giungendo fino a Palermo, dove Gaggia da vita a un arazzo, in cui ricama la frase Quello che doveva accadere, pronunciata da Daria Bonfietti (presidente dell'Associazione Parenti delle vittime della strage di Ustica) durante il loro primo incontro. Dal dialogo con le figlie di Aldo Davanzali, proprietario della compagnia aerea Itavia, morto nel 2005 e considerato a tutti gli effetti l'ottantaduesima vittima della strage, viene fuori un altro capitolo che si ferma ad Ancona. "Quello che doveva accadere" diviene così un work in progress di arte civile che si ferma nuovamente a Palermo, dove dal lavoro con gli allievi della IV H del Liceo Vittorio Emanuele nasce l'attuale intervento ricco di reminiscenze di Beuys dall'uso del sangue al feltro, in cui - raccontava il grande artista tedesco - i tartari di Crimea lo avvolsero salvandolo dal gelo dopo l'abbattimento del suo aereo durante la II guerra mondiale. La mostra, che sarà aperta fino al 26 giugno, è promossa dall'Assessorato e dal Dipartimento Regionale dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana ed è organizzata e prodotta dal Museo Riso e da Terzo Millennio srl - Progetti Artistici in collaborazione col Museo Tattile Statale Omero di Ancona e il Museo per la Memoria di Ustica, in partenariato con l'associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica e l'Associazione Noi dell'Itavia. (ANSA).
   

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