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Edoardo Leo, il mio atto d'amore per Proietti

1 anno da morte il docu. La figlia Carlotta 'bellissimo'

Quasi un anno fa, il 2 novembre, a Gigi Proietti riusciva l'ultima mandrakata, morire il giorno stesso del compleanno, 80 anni. Oggi una fondazione porta il suo nome e questa sera all'Auditorium c'è grande commozione per il documentario sul grande artista, Luigi Proietti detto Gigi, realizzato da Edoardo Leo. C'è la sua famiglia, la vedova Sagitta Alter, le figlie Susanna e Carlotta. "E' un film bellissimo, che rispecchia pienamente papà, lo racconta in modo completo, ne siamo tutti veramente molto felici", dice Carlotta.
Il progetto nasce per volontà di Leo, "nel 2018 mi ero messo in testa di fare un documentario su A me gli occhi please, il one-man-show del '76 scritto da Roberto Lerici, che ha cambiato in un certo senso il teatro italiano, un caso incredibile, con la fila fuori, il pienone ogni sera, sold out dalla prima recita al Teatro Tenda. Lo proposi a Gigi che mi rispose incredulo: 'un documentario su di me? E perchè?'. Io ero davanti a lui, al mio supereroe di sempre, non un suo amico, nè uno dei suoi attori cresciuti nel Laboratorio di Proietti, ma sentivo di voler fare questo tributo e invece mi ero trovato davanti una persona umile, quasi non sapesse di essere così grande. Dopo qualche titubanza - racconta Edoardo Leo - disse si e cominciai a fare interviste (nel film c'è Alessandro Gassmann che racconta come andasse con il padre, amico di Proietti, a vederlo, e ridevano a crepapelle ndr), a raccogliere materiali, a seguirlo per mesi ogni recita di un suo spettacolo ovunque fosse sempre a documentare l'energia, la grande passione, il carisma, ad intervistarlo nel suo Globe Theatre. Poi la sua morte. Mi sono fermato - spiega ancora il regista - e ho chiesto alla famiglia cosa fare. Quando hanno dato il consenso ho ricominciato a lavorarci ma a quel punto dal racconto di A me gli occhi è diventato altro: il tentativo di scoprire il mistero di un artista capace di unire alto e basso, di stravolgere, mettere in berlina i classici conoscendoli profondamente, unire le generazioni. E' stata un'impresa perchè Proietti ha fatto tantissimo e alla fine è stato un atto d'amore dovuto".
All'Auditorium stasera "una poltrona vuota, la sua, perchè il mio rimpianto è non poterglielo far vedere". Luigi Proietti in arte Gigi setaccia una lunghissima carriera, gli esordi musicali prima che teatrali, la formazione nel teatro di sperimentazione, l'incontro con Carmelo Bene, le esperienze al Comunale dell'Aquila con il gruppo 101, maestri come Giancarlo Cobelli, Giancarlo Calenda, insomma il Proietti d'avanguardia. E poi tutto il resto il Tenda, il Brancaccio, il cinema con Gassman diretti da Altman, il cult Febbre da cavallo, Shakespeare, la tv un ritratto completo di spezzoni d'epoca, frammenti ritrovati e tanti artisti a ricordarlo da Fiorello a Cortellesi.
Prodotto da Fulvio e Paola Lucisano con Paola Ferrari e Edoardo Leo, il documentario è una produzione Italian International Film e Alea Film con Rai Cinema in associazione con Politeama e in collaborazione con Lexus che con questo film entra nel mondo della produzione cinematografica. "Troveremo una data adeguata per l'uscita in sala e poi in sinergia con la Rai una programmazione tv", dice Paolo Del Brocco, ad di Rai Cinema ricordando anche Io sono Babbo Natale di Edoardo Falcone in cui Proietti ha recitato per l'ultima volta, in sala dal 3 novembre.
(ANSA).

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