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Tff: Adriano Panatta, quella squadra incredibile che vinse la Davis

Con Bertolucci e Pietrangeli ha presentato Una squadra

UNA SQUADRA, esordio alla regia di Domenico Procacci, ovvero un bel pezzo di storia italiana raccontata con le racchette in mano, quelle di Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli e Nicola Pietrangeli. E tutto questo anche con un po' di involontaria cattiveria alla Dino Risi nel raccontare la storia di un doppio tennistico tra nature diverse: quello esuberante e festaiolo di Panatta e Bertolucci e quello più tranquillo di Barazzutti e Zugarelli. Dice a un certo punto in UNA SQUADRA Panatta, quasi a giustificarsi: "Che colpa avevamo noi se Barazzutti e Zugarelli erano già sposati a 21 anni e la sera se ne andavano a casa?". Tra queste due coppie - proprio come in conferenza stampa oggi al Torino Film Festival dove è stato presentato del materiale grezzo della docu serie a maggio su Sky - c'era, come a moderare, il direttore tecnico Nicola Pietrangeli. Procacci poi, rimarcando le differenze del quartetto, ha spiegato come i protagonisti del suo documentario si possono facilmente identificare in veri e propri attori: "Panatta - dice - potrebbe essere un Gassmann, Bertolucci un Tognazzi, Zugarelli un Manfredi, Barazzutti un Satta Flores e, infine, Pietrangeli un Fabrizi". Che si vede in UNA SQUADRA? Si vedono, attraverso le sole parole dei protagonisti e nessuna voce fuori campo, non solo la tanto problematica e contestata Coppa Davis in Cile che smosse tutta la politica italiana, ma anche quegli anni dal 1976 al 1980 in cui questo team irripetibile andò per quattro volte in finale in Coppa Davis vincendo appunto solo una volta: nel '76 in Cile. Una finale che creò un vero e proprio caso politico, con enormi polemiche da parte della sinistra sull'opportunità di andare a giocare con i colori dell'Italia nel Cile fascista del dittatore Pinochet. Un veto poi rientrato quando si capì che dare forfait in Cile avrebbe favorito la dittatura piuttosto che colpirla. Non solo, c'è poi la spinosa vicenda Pietrangeli, che verrà esonerato dalla sua stessa squadra dopo la sconfitta del '77 in Australia. Dice Panatta all'ANSA sulle possibili suscettibilità che potrebbe generare la visione del filmato nei protagonisti: "A offendersi più che Barazzutti e Zugarelli potrebbe essere proprio Pietrangeli per il suo esonero". Comunque per il mattatore Panatta capace di dire, con ironia tutta romana a Procacci, marito dì Kasia Smutniak, "nun se capisce proprio perché lei sta co te", nessun rimpianto per il passato, mentre sulla vicenda cilena commenta solo: "era un momento difficile, erano gli anni di piombo". E ancora Panatta: "Ci siamo divertiti, siamo riusciti a vivere quel periodo in maniererà disincantata, allegra e non con odio. È stato un momento irripetibile, una storia diversa dal tennis moderno. Anche la finale in Cile dove venimmo accolti come reietti la ricordo oggi con piacere". Dice invece Pietrangeli: "Ci sono tante versioni, ma resta una storia bellissima è irripetibile se in 45 anni nessuno è più riuscito a conquistare la Davis". Comunque la squadra in qualcosa è davvero unita: nel rifiutare la formula attuale della Davis che tra l'altro si sta giocando a Torino. "Non è più la coppa Davis, è un'altra cosa. A chi vuoi che interessi vedere la Croazia contro l'Ungheria. Bisogna, come era una volta andare a giocare nei vari paesi" dice Panatta. Gli fa eco Barazzutti: " È un fatto economico. Hanno fatto diventare la Davis come un campionato mondiale di calcio. E questo è assurdo".

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