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Folman, "L'onda della destra anche in Israele"

Il regista oggi a Roma per 'Anna Frank e il diario segreto'

"Da quando sono atterrato ieri in Italia tutti mi parlano di politica. Va detto che anche lo stesso Israele si sta spostando sempre di più su posizioni di estrema destra. Un esempio su tutti: della creazione di uno stato palestinese non se ne parla più. Questa della destra è un'onda lunga dappertutto che mi fa pensare che per i diritti umani il peggio debba ancora venire". A parlare così oggi a Roma è il regista israeliano Ari Folman in Italia per presentare ANNA FRANK E IL DIARIO SEGRETO già fuori concorso al Festival di Cannes e ora in sala dal 29 settembre con Lucky Red in 200 copie. Al centro del film, realizzato come un cartoon, proprio come era stato per VALZ CON BASHIR, c'è Kitty l'amica immaginaria di Anna Frank che si ritrova in carne e ossa trasportata nell'Amsterdam di oggi. Lei cerca invano la sua amica Anna e lo fa insieme a Peter, un ragazzo che si batte per portare in salvo irregolari, immigrati e perseguitati. A guidare entrambi il diario del papà di Anna fitto di storie quotidiane. Ma dopo settanta anni ciò che Kitty trova fuori dalle mura della vecchia casa, è ancora brutalità, polizia, indifferenza e paura del diverso. La ragazza solo alla fine scoprirà che Anna Frank non è davvero scomparsa, ma vive ed è presente ogniqualvolta un individuo è in pericolo. "Ho avuto l'incarico di fare questo film dalla Fondazione Anna Frank. Non ho accettato subito, ma poi ho scoperto, per puro caso, che Anna Frank è entrata ad Auschwitz negli stessi giorni dei miei genitori. Ho detto sì quando mia madre, che è un ebrea polacca, mi ha detto che dovevo farlo e farlo anche bene perché sarebbe stata presente il giorno dell'anteprima. E chissà forse ci ho messo otto anni per fare ANNA FRANK E IL DIARIO SEGRETO per allungarle la vita". E ancora il regista sulla politica: "Quando da ragazzo andavo alla scuola di cinema pensavo di poter cambiare il mondo, ero ingenuo. Poi ho capito che l'arte non può cambiare le cose, ma fare solo piccoli movimenti, spingere le persone a fare piccole cose, ma questo alla fine porta comunque a risultati". C'è censura in Israele? "No, nel senso che non c'è nessuno che dice: questo no. Ma soprattutto per i giovani cineasti scatta l'autocensura. Si mette in conto che se fai un film sui territori occupati non sarà certo facile trovare finanziamenti, meglio allora fare un film sulla famiglia. Si hanno in quest'ultimo caso più chance". C'è un parallelo tra olocausto e migranti? "Quando ho accettato di fare il film ho messo tre condizioni. La prima che quest'opera fosse indirizzata a pubblico giovane, fosse un film per bambini sotto forma di favola. Seconda condizione: che il film parlasse anche della deportazione di Anna ad Auschwitz, un elemento tagliato dal padre nel libro. Terza condizione: che ci fosse sì una connessione tra passato e presente, ma comunque senza nessun tentativo di fare un paragone tra olocausto e rifugiati. Non è giusto fare un paragone tra un genocidio e l'altro". "Questo paragone sarebbe un insulto", gli fa eco Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, presente all'incontro. Nel futuro di Ari Folman, regista, sceneggiatore e compositore israeliano di 58 anni: "Sto adattando - dice- un romanzo ucraino LA MORTE E IL PINGUINO di Andrey Kurkov, una storia dark, ma anche divertente e buffa che parla del crollo del comunismo".

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