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Ang Lee farà un film su Bruce Lee, icona delle arti marziali

"Emarginato perché asiatico". Il figlio Mason protagonista

Tre volte premio Oscar per 'Vita di Pi', 'Brokeback Mountain' e 'La Tigre e il Dragone', Ang Lee tornerà a cimentarsi con il mondo delle arti marziali. Lee ha scelto il figlio Mason Lee per resuscitare la storia di Bruce Lee, leggenda del kung fu morto nel 1973 a soli 32 anni. "Accettato come non pienamente americano, né pienamente cinese, Bruce Lee fu un ponte tra Oriente e Occidente che introdusse il mondo all'arte cinese del kung fu. Fu anche uno scienziato del combattimento e un artista che rivoluzionò sia il cinema d'azione che le arti marziali", ha detto il regista, deciso a raccontare la storia di "questo brillante essere umano che per anni aspirò ad avere radici e che da un corpo di appena 60 chili riusciva a sprigionare un'enorme potenza". Ang Lee è da tempo al lavoro in segreto sul film. Mason, suo figlio che ha la stessa età del 'piccolo drago' al tempo della morte, negli ultimi tre anni si è addestrato in Asia per prepararsi alla parte. Quattro sceneggiatori in passato hanno lavorato al copione: l'ultimo, Dan Futterman di 'Capote', è quello sul cui testo sarà basato il film. Prodotto da Sony 3000, 'Bruce Lee' sarà il secondo film di Ang Lee sul mondo delle arti marziali: 'La Tigre e il Dragone' del 2000, premio Oscar per la migliore pellicola internazionale, è tuttora il campione di incassi negli Usa per quella categoria.
    Da tempo il regista taiwanese si arrovella sulla figura di Lee, nato a San Francisco mentre il padre, celebre cantante d'opera, era in tournee negli Usa. Lee era cresciuto a Hong Kong in una famiglia dell'alta borghesia. Tornato adolescente negli Usa per finire gli studi dopo essersi messo nei guai per una serie di zuffe di strada, era diventato maestro di arti marziali di molti attori di Hollywood tra cui Steve McQueen. Bruce Lee fu uno dei primi attori cinesi-americani a sfondare nella tv di prima serata col ruolo di Kato in 'The Green Hornet', ma gran parte della sua carriera fu contrassegnata da frustrazioni in una Hollywood in cui gli attori asiatici erano relegati a ruoli di contorno o peggio di servizio (autista, cameriere). Nel 1972 David Carradine, un attore bianco, gli fu preferito per la parte del monaco cinese di 'Kung Fu' nonostante fosse stato proprio Lee a idearne il concetto: gli americani non erano pronti. Bruce trovò il successo globale con una serie di film girati a Hong Kong. Era sul punto di sfondare il mercato americano con 'Enter the Dragon' co-prodotto dalla Warner, quando improvvisamente entrò in coma dopo aver preso un analgesico e morì poco prima dell'uscita del film. La vita di Bruce Lee è stata al centro nel 2008 di una serie in 50 episodi uscita in Cina dove ha raccolto oltre 400 milioni di spettatori. Più di recente la figlia Shannon ha criticato il modo con cui il padre è stato ritratto da Quentin Tarantino in 'C'era una volta...a Hollywood': "E' stato orribile trovarmi al cinema e ascoltare le risate del pubblico".
   

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