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Vargas Llosa, la letteratura è il simbolo della libertà

Il Premio Nobel a Più libri più libri

Racconta inediti retroscena di 'Tempi duri', il suo ultimo romanzo uscito in Italia per Einaudi e ci fa riflettere su quanto la letteratura sia importante nei tempi incerti in cui viviamo, il Premio Nobel Mario Vargas Llosa, l'ospite più atteso della seconda giornata della Fiera della piccola e media editoria Più libri più liberi, alla Nuvola dell'Eur a Roma.
"La situazione che stiamo vivendo ha creato molte incertezze.
Durante la pandemia, in cui siamo stati costretti a essere reclusi in casa, molti hanno riscoperto il valore della letteratura. In molti paesi hanno venduto più libri. La cultura crea sensibilità" ha spiegato all'ANSA Vargas Llosa, 85 anni, elegante e sempre pronto al sorriso. "Il simbolo della libertà in una società è sempre la letteratura. Quando c'è libertà la letteratura fiorisce e quando viene meno soffre moltissimo" sottolinea il Premio Nobel. E aggiunge che la libertà, filo conduttore di questa edizione della fiera che festeggia 20 anni, "è inseparabile dalla letteratura.
Lo scrittore peruviano, autore de 'La città e i cani', 'La zia Julia e lo scribacchino', 'Il Paradiso è altrove' e di 'Avventure della ragazza cattiva', amico e poi nemico di Gabriel Garcia Marquez, è molto felice che i suoi libri siano apprezzati in Italia. "E' un Paese che mi piace molto anche se, ogni volta, sono stato in visita per poco tempo. Apprezzo il Paese, la gente, gli italiani mi divertono molto" spiega.
Complessa la storia raccontata in 'Tempi duri' in cui ripercorre il colpo di Stato che nel 1954 in Guatemala fece cadere il governo riformista di Jacobo Arbenz per mettere al suo posto un dittatore gradito alla Cia e alla United Fruit Company, la futura Chiquita. Tutto questo grazie a un' enorme fake news che fece passare Arbenz per un comunista al servizio dell'Urss.
"Un giorno della mia vita arrivo nella Repubblica Domenicana e subito vengo invitato a una cena da una signora. Non avevo idea che fosse una cena con più invitati, non me lo aspettavo e questo mi aveva irritato. Quindi ho cercato di trovare un punto, un angolo dove sedermi, che mi consentisse di andarmene senza essere notato. In realtà non ci riuscii perché appena mi sono seduto mi ha avvicinato un uomo che mi ha detto, ho una storia per lei, che lei può raccontare. Una richiesta che mi ha fatto orrore. Quando ti vengono chieste queste cose e le fai il risultato di solito è pessimo. Questa persona era Toni Raful Tejada, l'ambasciatore della Repubblica Dominicana in Italia e mi ha raccontato una storia che riguardava il dittatore Rafael Leónidas Trujillo di cui avevo scritto ne 'La festa del caprone' ma con particolari che non sapevo e mi sorpresero molto. La relazione tra Trujillo e la Repubblica del Guatemala erano sconosciute. E da qui inizia questa grande storia" ha raccontato Vargas Llosa della genesi di 'Tempi duri'. E poi si si è soffermato sulla figura di Martita Borrero Parra, amante del dittatore Castillo Armas, che nella Repubblica domenicana diventa una famosa editorialista politica. "Forse lei stessa aveva dato un aiuto alla Cia ma ha sempre negato" ha spiegato Llosa.
Ora il Nobel, che alla fiera, per il ritorno del nuovo Premio 'IIla-Letteratura 2021', ha premiato la scrittrice Samanta Schweblin per il suo libro 'Kentuki' (Sur) e la traduttrice Laura Scarabelli per la traduzione di 'Manodopera' (Alessandro Polidoro Editore) di Diamela Eltit, sta lavorando "a un saggio su un narratore spagnolo che è stato molto importante per la Spagna, però poco conosciuto nel resto d'Europa, Benito Perez Galdos di cui ricorrono i 200 anni dalla morte adesso" dice prima di salire sulla macchina e lasciare la Nuvola
   

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