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Festival Urbino, dal web alla terza pagina e alle nuove forme di lettura

La direttrice Mazzoli, un successo oltre le aspettative

URBINO - Grande successo a Palazzo Ducale per la giornata conclusiva della decima edizione del Festival del Giornalismo Culturale di Urbino (FGCult) dedicata al tema "Dal Web alla Terza pagina". Secondo la direttrice del Festival Lella Mazzoli, "il successo della decima edizione ha superato ogni più alta aspettativa. Grande partecipazione del pubblico in sala e per la diretta streaming, copertura stampa senza precedenti e molta interazione sui social. Il Festival del Giornalismo Culturale di Urbino è destinato, come la cultura, a diventare un'esperienza multicanale".
    Oggi l'ultima giornata si è aperta con la premiazione dei concorsi riservati ai giornalisti Under 40 e al concorso fotografico 'Esplosioni: giornalismo capillare', andati rispettivamente a Greta Dircetti e Andrea Baldelli. A seguire un panel su 'I media e il pensiero critico' con la lectio magistralis a cura di Marco Vigevani, che ha invitato a "analizzare situazioni ed esperienze in modo oggettivo e non soggettivo" perché "aiuta a rimanere lucidi nelle scelte", usando il pensiero critico "nel mare di informazioni e notizie che riceviamo ogni giorno". Sono intervenuti anche Gabriele Balbi, Giovanni Boccia Artieri e Simonetta Sciandivasci. Angelo Piero Cappello e la direttrice Lella Mazzoli hanno condotto l'incontro 'Il futuro della lettura. Ipotesi di ricerca', in cui si è parlato dei supporti digitali dl lettura. Infine 'Il servizio pubblico e la cultura' è stato il tema dell'ultimo incontro dell'edizione 2022 del Festival, con gli interventi di Marianna Aprile, Luigi Contu e Marco Frittella. "Con l'agenzia ANSA anche sul web cerchiamo di mantenere la natura di servizio pubblico - ha spiegato il direttore Contu -. L'informazione di agenzie come ANSA penso sia fondamentale per dare forza a chi è più debole. Una forma di servizio pubblico che riesce nella sua funzione solo se produce pluralismo e pluralità. Non investire nella cultura significa privare un Paese dell'identità". 
   

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