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>>>ANSA/ Mantova: Zizek, pandemia è tornata utile al sistema

Il filosofo sloveno al Festival, serve coordinamento globale

(dell'inviata Mauretta Capuano) (ANSA) - MANTOVA, 11 SET - Paradossale, vulcanico, il filosofo sloveno Slavoj Zizek ripete più volte, al suo arrivo al Festivaletteratura di Mantova, di "non essere pessimista". E' convinto che la "filosofia non possa parlare al futuro", sostiene che la pandemia sia "tornata utile al sistema" e che "occorra un coordinamento globale per far fronte alla minacce che ci aspettano" e apre al reinventarsi. Nel suo nuovo libro 'Hegel e il cervello postumano' (Ponte alle Grazie) propone un'immagine di Friedrich Hegel inconsueta.
    "Ho voluto descrivere i rischi che intravedo per il futuro se ci sarà questo cambiamento totale della nostra identità, legato al fatto che avremo un collegamento diretto da cervello a cervello perché, come ben sapeva Hegel, la creatività dipende sempre dal dire le cose non come tutti se le aspettano, ma in maniera un po' diversa. Ci sono due pensatori italiani che hanno descritto al meglio quali siano i pericoli e i rischi che comporta per noi lo scoppio di questa pandemia e le necessarie misure di auto protezione degli altri. Uno è Giorgio Agamben che ha posto l'accento sul bio-potere e l'altro è Fabio Vighi che insegna a Cardiff, in Galles, che ha sostenuto che il capitalismo mondiale era già prossimo a una seconda crisi devastante come quella del 2008, prima della pandemia. E questo lo dicono molti esperti. Dal punto di vista di Vighi la pandemia è scoppiata al momento giusto perché il sistema capitalistico è riuscito a evitare di nuovo di andare in una crisi devastante grazie al fatto che ha ricevuto, a causa della pandemia, questo gigantesco flusso di denaro stampato di fresco. Questo ci ha salvato dalle conseguenze più disastrose" spiega Zizek. E precisa: "Sia ben chiaro, io non penso che la pandemia non esista, come dicono tanti che io reputo dei semplici paranoici, dico che la pandemia è tornata utile al sistema. Tuttavia non sono troppo pessimista e credo che noi esseri umani abbiamo bisogno di reinventarci" sottolinea Zizek e invita ad un'azione di coordinamento globale. "Attenzione, non sto parlando del governo globale che sarebbe un'occasione per un fiorire di corruzione. Ma i problemi non si possono risolvere a livello locale. Non voglio dire che tutto è perduto, ma dobbiamo cominciare a pensare globalmente e non possiamo più ricorrere ai vecchi strumenti. Provenendo io dalla sinistra, arrivo ad ammettere che potrebbero essere più bravi a gestire una situazione di questo genere i conservatori moderati, come sono io, che la sinistra tradizionalmente intesa" afferma e poi si definisce, in modo provocatorio, "un conservatore moderato comunista". E avverte: "Ci attendono grandi prove. Le cose cambieranno ancora in modi che non riusciamo ad immaginare".
    Zizek nel suo libro cerca di comprendere il mondo nuovo, iperconnesso e tecnologico attraverso gli occhi di Hegel. "La lezione di Hegel non è quella del pensatore della tragedia, del pessimismo, del non fare niente. E' l'insegnamento del 'sappi che le cose per quanto le hai pensate bene andranno storte e quindi provaci ancora'. Mi sembra molto attuale. Per Hegel la filosofia può descrivere un mondo che è già in declino, al tramonto, non può parlare del futuro" dice Zizek che ha voluto ricordare l'11 settembre 2021 l'anniversario del crollo delle Torri Gemelle: "Per me il significato spirituale di questa cosa è che tocchiamo con mano il fatto che è finito il sogno della fine della storia". Convinto che le mascherine "servano a tenere dentro, non fuori il virus" ha poi raccontato che nella pandemia non ha sofferto di solitudine: "A me piace stare solo nella folla di una grande città. In pandemia ero solo, ma tutti volevano comunicare con un bombardamento di messaggi. Per il dopo pandemia spero emerga un nuovo modo di stare solo nella folla" e si è scatenato in una serie di paradossi. "Tutti i migliori libri scritti su Hegel sono quelli di autori che non avevano letto veramente tutto Hegel. Credo nella parzialità creativa". E ancora: "A Oslo il mio museo preferito è quello di Edward Munch.
    Non ci vado per i quadri ma per lo shop: c'è un originalissimo cuscino che ha un meccanismo che quando ci poggi la testa sopra si mette a urlare e richiama il famoso Urlo di Munch. Mi piace pensare che si possa superare il consumismo eccedendo nel consumismo" spiega lo studioso sloveno, tra gli autori in presenza più seguiti del festival. (ANSA).
   

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