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Kurt Vonnegut, un pacifista da rileggere 100 anni dopo

Autore di 'Mattatoio N. 5', scrittore fantastico e satirico

Mentre la guerra l'abbiamo così vicina e con lo spettro di cataclismi terribili, rileggere Kurt Vonnegut, scomparso nel 2007, e in particolare il suo capolavoro ''Mattatoio N. 5'' sarebbe cosa utile. Per tornare a parlarne intanto può servire il centenario della nascita nel 1922 di questo autore, che cade l'11 novembre, mentre da Bompiani sono in corso di pubblicazioni tutte le sue opere, a cura del suo storico traduttore Vincenzo Mantovani.

Il romanzo nasce dall'esperienza personale di Vonnegut, che, di origine tedesca si arruolò volontario durante la seconda guerra mondiale e finisce nella Ardenne, dove, come poi toccherà al suo personaggio Billy, viene fatto prigioniero dai tedeschi e trasferito a Dresda, che scopre essere la magnifica Firenze della Germania. Al centro della narrazione è poi il terribile bombardamento a tappeto della città, che lo sconvolge e da cui si salva con altri prigionieri americani perché si nascondono in un sotterraneo del macello in disuso in cui sono rinchiusi, conosciuto come ''Mattatoio n. 5''. Nel primo capitolo l'autore racconta di voler scrivere quella storia, ma in prima persona non funziona, quindi attribuisce tutto a Billy Pilgrim, soldato americano disorientato, fatalista, che odia la guerra e si rifiuta di combattere, ma finisce appunto prigioniero a Dresda. Dopo la guerra, Billy, tornato negli Usa, viene chiuso in una clinica psichiatrica per stress post traumatico e scopre la narrativa di fantascienza, si sposa e è catturato da una nave spaziale aliena e portato sul pianeta Tralfamadore. E' in questi spostamenti tra il realistico e il fantastico, giocando sul paradossale, che sta il fascino e la forza particolare di Vonnegut. Billy così si perde anche indietro e avanti nel tempo e, di nuovo sulla terra, parla della sua avventura spaziale, ma nessuno gli crede. Poi, in albergo, si addormenta e viaggia nel tempo ritrovandosi nel 1945 a Dresda, dove il libro si conclude come finiva il primo capitolo: mentre Billy cammina tra le macerie della città, si poggia a terra un uccellino ignaro e cinguetta ''poo-tee-weet'', perché su un disastro con on più decine e decine di migliaia di morti, non c'è altro da dire che abbia senso.

Tutto scritto con uno stile e una costruzione narrativa come frantumata, quasi espressione stessa della violenza narrata, ''Mattatoio n. 5'' è considerato uno dei romanzi esemplari e manifesto del moderno pacifismo, oltre che opera sulla vanità dell'esistenza. Per questo scrittore, oggi studiato dalla critica e amatissimo dai giovani per la sua fantasia e per un personale sperimentalismo postmoderno, non c'è stato mai alcun premio, di quelli importanti: a suo tempo era popolare come intellettuale pacifista al tempo della guerra in Vietnam, definito dal New York Times ''il romanziere della controcultura'', più che come grande scrittore, e anche in seguito venne osteggiato nelle biblioteche pubbliche e scolastiche, assai prima delle attuali campagne moraliste o politically correct, per le sue narrazioni definite disfattiste e depravate per quella miscela di elementi fantastici con una satira, spesso corrosiva, politica e sociale, condita di scetticismo e humor nero.

Vonnegut esordì nel 1952 col romanzo ''La società della camicia stregata'' racconto fantascientifico che descrive in chiave satirica l'anti-utopia di un'America diventata succube della tecnologia, cui seguirono ''Le sirene di Titano'', in cui compare per la prima volta il pianeta Tralfamadore, quindi ''Ghiaccio nove'', altra narrazione contro guerra e violenza con al centro la giornata in cui fu sganciata la bomba atomica su Hiroshima, subito un grande successo con la nomination per il Premio Hugo, il più importante per la letteratura fantascientifica, e fu riferimento per l'assegnazione di una laurea ad honorem in antropologia dall'Università di Chicago, due anni dopo l'uscita, nel 1969, anche di ''Mattatoio N.5''.

Seguiranno vari altri romanzi, tra cui si ricordano ''La colazione dei Campioni'', ''Il grande tiratore'', ''Galapagos'', ''Hocus Pocus'' su reduci dal Vietnam e l'ultima opera, ''Cronosisma'', in cui l'universo in crisi decide di tornare indietro di una decina d'anni, occasione per tutti per non fare più gli stessi errori, che invece verranno ripetuti con le medesime conseguenze. Dei suoi racconti, firmando una prefazione, David Eggers ha recentemente scritto che ''la prosa è limpida e il passo celere, e la soddisfazione che si prova davanti a un po' di chiarezza morale, un po' d'ordine lineare portato nella complessità di questo mondo, non potrà mai essere abbstanza lodata''. Per capirlo si legga anche il discorso autobiografico irriverente e brillante fatto a giovani universitari, ''Quando siete felici, fateci caso'', edito da Minimum Fax. 

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