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Musica, Herreweghe, Mendelssohn genio nel 'Sogno' di Shakespeare

Maestro belga debutta a S. Cecilia. E con Lonquich per Schumann

   (ANSA) - ROMA, 27 OTT -"Mendelsshon era di una incredibile genialità. A 17 anni aveva capito lo spirito di Shakespeare. Aveva una assenza patologica di malizia che gli ha consentito di cogliere il senso di vitalità che pervade il testo". Il direttore d' orchestra Philippe Herreweghe descrive così la musica di scena di Sogno di una notte di mezza estate op. 61 composta da Felix Mendelsshon che lo vedrà debuttare sul podio di Santa Cecilia giovedì 28 ottobre alle 19:30 nel primo dei tre concerti (repliche venerdì 29 alle 20:30 e sabato 30 alle 18) nel calendario della stagione sinfonica. Nella prima parte della serata il maestro belga dirigerà il Concerto in la minore per pianoforte e orchestra di Robert Schumann con il solista Alexander Lonquich. L' appuntamento tra musica e letteratura propone una ampia scelta di brani della composizione di Mendelssohn ispirata al capolavoro del genio della letteratura con l' attore Valter Malosti voce narrante. "Oltre che al testo della commedia mi sono basato anche sui Sonetti di Shakespeare e ho attinto ad altri classici, come l' Asino d' Oro di Apuleio per legare le parole alla musica - ha detto Malosti-. I versi shakespeariani sono affidati ai vari personaggi e costituiscono un discorso polifonico sull'amore. Il Sogno si può leggere come un unico lungo poema con sottili variazioni di temi, di toni, di musica della lingua. Ho cercato le assonanze tra quello che si sente e quello che si dice". Un insieme di versi che lascia intuire quanto le dimensioni del sogno e della realtà siano intrecciate. "E' la mia prima volta con una orchestra italiana e in italiano - dice Herreweghe - . E' un gran piacere alla mia età trasmettere la mia esperienza ai giovani musicisti. In altri paesi ho visto giovani dalla tecnica incredibile senza alcuna idea di questa musica. Devo dire che qui questa orchestra è molto aperta, ha la pazienza di ascoltare. Non ho sentito ostilità o almeno non me ne sono accorto", dice sornione in buon italiano. Il direttore, 74 anni, di Gand, ha ricordato di essersi dedicato per 45 anni al repertorio barocco e di aver allargato lo sguardo solo in seguito. "In questo mondo di specialisti sono uno specialista di niente. Mi sento fondamentalmente un dilettante", aggiunge chiarendo di volersi dedicare a Dvorjak nei prossimi anni. "Schumann e Mendelssohn non sono mondi lontani - precisa a proposito del programma della serata -. Sono contentissimo di lavorare con il mio amico Alexander, che considero il maggior pianista vivente per questo genere di repertorio". La celebre composizione di Schumann è stata per Alexander Lonquich il primo concerto. "E' il più suonato in assoluto, c' è un rigore formale nascosto tra le sue pieghe - spiega il pianista tedesco, applaudito in più occasioni in passato dal pubblico di Santa Cecilia -. Un mondo fantastico lega l' intero concerto. Ho cambiato alcuni dettagli, ad esempio l' ultimo tempo è più lento rispetto alle esecuzioni di altri. In questo modo emergono dettagli bellissimi".

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