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Le macchine, intelligenza e stupidità

Floridi e Cabitza insieme su AI e uso delle nuove macchine

 LUCIANO FLORIDI, FEDERICO CABITZA 'INTELLIGENZA ARTIFICIALE. L'USO DELLE NUOVE MACCHINE' (Bompiani, pag. 183, Euro 12,00).
    ''Dopotutto è un segno di intelligenza far funzionare la stupidità a proprio vantaggio. Intelligere deinde agere è molto meglio di agere sine intelligere''. In sostanza, spiega Luciano Floridi parlando di intelligenza artificiale, il pericolo imminente non è tanto l'intelligenza artificiale che non è tale, ma il nostro modo di plasmare la vita affinchè quella scarsa intelligenza possa agire appieno. Insomma costruire il nostro mondo come l'intreno di una lavastoviglie dove la macchina sia in grado di svolgere il suo compito che, pur impegnando tre ore a fare una cosa che noi facciamo in 20 minuti come lavare i piatti, ci aiuta a liberare il nostro tempo. Ma per fare poi cosa in quel tempo? Oscilla sul baratro della visione apocalittica invece Federico Cabitza nel volume che con Floridi esplora gli universi filosofici, che poi ovviamente hanno enormi implicazioni pratiche, nell'orizzonte dell'intelligenza artificiale. L'occasione è la Martini Lecture, appuntamento annuale patrocinato dalla Diocesi di Milano e proposto dall Centro 'C.M.Martini' in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano-Bicocca, avvenuta il 14 ottobre 2021. In quella occasione si parte dunque con Cabitza, da ''un'espressione di ammaliante ambizione e dal forte accento 'aspirazionale''', che inevitabilmente guarda al futuro disegnando scenari finora descritti solo dai libri di fantascienza. L'assunto, per il filosofo e l'ingegnere informatico, è che al momento nessuna macchina ha mai risolto i quesiti di Alan Touring dimostrando la propria superiorità di fatto. Paradossalmente è proprio Cabitza, il 'tecnico', che senza volersi mettere nel novero delle Cassandre, dà in queste pagine il suo ''contributo alla strategia della preoccupazione'' perchè a suo avviso ''la posta in gioco è troppo grande per potersi affidare ad altri atteggiamenti''. ''E' noto - scrive - che le tecnologie non sono nè buone nè cattive ma , come ci ricorda Melvin Kranzberg (1986), neppure neutrali''. Quindi tutto dipende da chi le costruisce e su questo l'ingegnere chiede di fatto più stringenti tutele dell'etica, nella consapevolezza che si tratti di un terreno molto complesso e scivoloso. ''Sta proprio ad ognuno di noi - scrive ancora - decidere come usare la nostra 'invenzione finale', ora che sta uscendo dalle nostre fucine e laboratori, e scegliere quale futuro vogliamo contribuire a realizzare per l'homo faber che è in noi e per quello che, ingegnoso e operoso da millenni su questa terra, ha costruito il mondo in cui ora viviamo e in cui domani vivranno i nostri figli''.
    Paradossalmente è più prudente Floridi che confida poco nella superiorità dell'intelligenza artificiale. L'AI 'produttiva', come branca della 'scienza cognitiva' interessa alla produzione di intelligenza umana (o magari superiore), è un fallimento completo. I sistemi che sappiamo costruire hanno l'intelligenza di un tostapane e non abbiamo davvero la minima idea di come migliorare la situazione, non fosse altro per il fatto che sappiamo veramente pochissimo della stessa intelligenza umana''.
    Intelligenza di cui, ricorda Floridi, esistono 53 definizioni scientifiche mentre ce ne sono 18 di intelligenza artificiale, insomma per il filosofo ''stiamo inscrivendo nuove forme dell'agere nel libro dell'universo, non nuove forme dell'intelligere''. Quindi a suo avviso ''l'equazione giusta è AI=agere artificiale e non AI=intelligere artificiale''. 
   

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