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Fadoi, 20-30% ricoverati umbri con ma non per Covid

Il 70% no vax, con "problemi gestione per rifiuto terapie"

(ANSA) - PERUGIA, 21 GEN - Negli ospedali umbri c'è una quota di ricoverati "con" ma non "per" Covid del 20-30% in grado però "già di creare qualche problema gestionali e di determinare una rilevante pressione sui pronto soccorso, anche se al momento il quadro non è ancora critico". E' la situazione attuale legata alla variante omicron che emerge dalla survey della Federazione dei medici internisti ospedalieri.
    Fadoi spiega che i pazienti ricoverati nei reparti di medicina presentano un quadro clinico di media gravità, hanno un'età superiore a 80 anni e meno del 40% non è vaccinato. Dati che dimostrano "che senza una adeguata copertura vaccinale anche la omicron può far male" viene sottolineato.
    Per i medici internisti di "difficile gestione" sono le assenze del personale sanitario a seguito dei contagi diffusi anche tra gli operatori ospedalieri.
    "Il 25-30% dei pazienti ricoverati nei reparti internistici umbri è in terapia semintensiva e di questi il 70% sono no vax, con problemi di gestione correlati al rifiuto di terapie farmacologiche e ventilatorie intensive" spiega il presidente Fadoi dell'Umbria e direttore delle struttura complessa di Medicina interna all'ospedale di Foligno, Lucio Patoia. "La stragrande maggioranza dei pazienti Covid - dice ancora - viene ricoverata nei reparti di Medicina interna; anzi, la quota di pazienti nella presente ondata, è aumentata sia in valore assoluto per la maggiore infettività della variante che in valore relativo rispetto agli altri reparti, in quanto è minore il numero di pazienti in terapia intensiva. Gli internisti si fanno totalmente carico anche dei pazienti con patologie non internistiche asintomatici per il Covid (Ima, fratture di femore, neoplasie , ricoveri psichiatrici) che vengono ricoverati nei reparti Covid a scopo di isolamento, ma che necessitano tuttavia di trattamenti e solo la capacità multidisciplinare e multispecialistica degli internisti consente di assicurare adeguata cura, sia pure in collaborazione con altri specialisti". (ANSA).
   

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