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Green pass a falsi positivi, medico non risponde al gip

Attesa pronuncia su interdizione. Difesa, impossibile reiterare

Nell'interrogatorio davanti al gip si è avvalso della facoltà di non rispondere Silvio Boggio, il medico di medicina generale di 68 anni che, secondo la procura di Aosta, avrebbe certificato false positività al Covid per poi far ottenere Green Pass rafforzati da guarigione.
    L'interrogatorio era fissato in vista della decisione del giudice Giuseppe Colazingari in merito alla richiesta di interdizione dall'esercizio della professione avanzata dal pm Luca Ceccanti. Il magistrato si è riservato la decisione.
    "Riteniamo di dover approfondire alcuni aspetti che dal punto di vista difensivo possono essere rilevanti", commenta il difensore del medico, l'avvocato Marco Bich. "Dal punto di vista della richiesta di applicazione della misura interdittiva - prosegue - ci siamo opposti, non ritenendo sussistenti le esigenze cautelari poste a fondamento dell'istanza". Il riferimento è alla possibilità di reiterazione del reato: "Oggi la normativa è mutata e il rilascio dei Green pass non fa più parte delle prerogative dei medici".
    Sotto la lente d'ingrandimento degli inquirenti ci sono quattro episodi. I fatti contestati risalgono ai primi mesi dell'anno, quando il Green pass rafforzato (da vaccino o guarigione) era necessario per alcune categorie di lavoratori.
    La procura di Aosta contesta al medico i reati di falsità materiale e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Originario di Fiorano Canavese (Torino), Boggio esercita in diversi ambulatori comunali della Valle del Lys.
   

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